Uno studio presentato in occasione del meeting annuale della British Ecological Society a Liverpool rivela che le salite e le discese costituiscono un rilevante ostacolo per le giraffe (Giraffa camelopardis), le quali preferiscono terreni pianeggianti a causa di limiti legati alla loro fisiologia. Questo mammifero, il più alto della Terra, è considerato vulnerabile dall’IUCN e, negli ultimi 30 anni, ha visto la propria popolazione crollare del 40%.
La ricerca, condotta dalle università di Manchester e del Free State in Sudafrica, ha monitorato i movimenti di 33 giraffe utilizzando radiocollari Gps. Sono emerse due soglie critiche da prendere in considerazione: le giraffe tollerano pendenze di massimo 20°, probabilmente a causa dell’elevato dispendio energetico e del rischio di cadute. Si spingono ad affrontare un’inclinazione del terreno di 12° solo quando necessario per raggiungere fonti di cibo.
Questo studio introduce un fattore finora poco considerato nella pianificazione delle riserve: la topografia del territorio. In Namibia e Tanzania le aree inaccessibili alle giraffe coprono 8000 km quadrati, quasi la metà della superficie del Galles, mentre in Kenya e Sudafrica si riducono a 4000 km quadrati. Molte riserve si trovano in zone non ideali e il dato più preoccupante è che, tra i paesi analizzati, un terzo presenta più zone inadatte all’interno delle aree protette che all’esterno. Non bisogna perciò sottovalutare l’importanza di questa scoperta per la conservazione della specie.
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