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Nel cuore delle foreste Himalayane vive una delle specie animali più affascinanti del continente asiatico. Negli ultimi anni la sua figura è entrata nell’immaginario collettivo, diventando protagonista di film, libri e anche di loghi famosi. Tuttavia, la sua rara bellezza è stata messa a dura prova, portando la sua specie sull’orlo dell’estinzione. Il suo nome deriva dalla parola nepalese “nigalya poonya”, che significa “mangiatore di bambù”. Forse vi è venuto in mente di chi stiamo parlando? Il panda… sì, stiamo parlando di lui, ma non di quello bianco e nero. In realtà vi svelo che stiamo parlando del vero panda: il panda rosso.
Menù della biologia
Antipasto: La Tassonomia
Il nome scientifico del panda rosso è Ailurus fulgens, dove ”Ailurus” indica il genere e “fulgens” la specie. Il panda rosso è l’unico rappresentante del suo genere, nessun altro animale appartiene a questa classificazione , ciò lo rende veramente unico! Allora il famoso panda maggiore, icona del WWF e conosciuto in tutto il mondo, non è imparentato con il panda rosso, dato che condividono lo stesso nome? Vi racconterò un aneddoto che svelerà questo mistero.
Se consideriamo i nomi volgari di entrambe le specie, panda rosso (o minore) e panda gigante, si può dedurre che entrambi siano classificati nello stesso genere. Inoltre entrambe le specie condividono due caratteristiche: un parte di areale di distribuzione comune e la dieta a base di bambù. Queste somiglianze hanno ingannato i primi esploratori e ricercatori, che hanno dedotto una stretta parentela tra le due specie, chiamandole entrambe con lo stesso nome.
Tuttavia, con l’aumento delle ricerche, i tassonomisti (coloro che classificano le specie viventi) e gli zoologi hanno scoperto che il panda maggiore ha caratteristiche più simili agli orsi e pertanto appartiene alla famiglia Ursidae, di cui fanno parte tutti gli orsi. Mentre il panda rosso appartiene alla famiglia Ailuridae. In conclusione hanno sì caratteristiche simili all’apparenza ma appartengano a famiglia, genere e specie distinte.
Sono state individuate due sottospecie di panda rosso:
- Ailurus fulgens fulgens
- Ailurus fulgens styani
Prima portata: Morfologia

Il panda rosso è completamente diverso dal panda maggiore. Le sue dimensioni sono relativamente piccole: il suo corpo misura 45-60 cm, la coda 30-35 cm, e il suo peso varia tra 4,5 kg e 5,5 kg. Il suo nome in cinese è “firefox”, cioè “volpe di fuoco”, poiché alla vista assomiglia ad una volpe, dato che la sua pelliccia varia in diverse tonalità di rosso. Un simpatico aneddoto è che il logo del famoso motore di ricerca Firefox non rappresenta una volpe, bensì proprio il panda rosso. Come accennato prima, il panda rosso ha una folta pelliccia che richiama diverse tonalità di rosso nella parte superiore, ed è nera nella parte inferiore. Sul muso presenta una maschera facciale con alcune zone bianche.
Nei giovani i colori della pelliccia sono molto più chiari rispetto a quelli degli adulti. Il colore della sua pelliccia ha uno scopo ben preciso: serve per potersi nascondere nell’ambiente in cui vive.
Il panda rosso presenta cinque dita, di cui una meno sviluppata, ognuna delle quali presenta unghie semi-retrattili che servono per afferrare il bambù di cui si nutre, e per salire e scendere velocemente dagli alberi in cui vive.
Seconda portata: L’Alimentazione
La dieta del panda rosso è molto particolare. Infatti, viene considerato un carnivoro “vegetariano”; la sua alimentazione è composta per il 95% di bambù, ma può nutrirsi anche di proteine animali come insetti, uova e piccoli vertebrati. Questo perché il bambù ha un basso valore nutrizionale, quindi i panda rossi hanno bisogno di apporti più significativi per il loro metabolismo e per sopportare le rigide temperature del suo habitat.
Del bambù mangiano le foglie, prediligendo soprattutto quelle giovani, tenere e verdi. Una curiosità: i panda in ambiente controllato mangiano diverse varietà di bambù. Tra le loro preferite troviamo il bambù dorato (Phyllostachys aureosulcata), il bambù metake (Pseudosasa japonica) e alcune specie appartenenti al genere Pseudosasa. La sua dentatura si è sviluppata come nei piccoli carnivori, adattandosi per cibarsi di piccoli animali, così come per tritare le foglie di bambù.
I panda spendono circa tredici ore al giorno per alimentarsi, tra la ricerca e il consumo del cibo, a causa al basso valore nutrizionale delle foglie di bambù. In questo lasso di tempo ne mangiano circa 300 grammi. Sembra insignificante, ma in realtà una foglia di bambù pesa pochissimo, quindi immaginatene la quantità!
Il dolce: Etologia
Il panda rosso è un animale solitario. Il maschio ha un territorio più esteso rispetto alla femmina, che protegge e marca costantemente. L’interazione con la femmina avviene solo durante la stagione riproduttiva, che dura circa quattro mesi e si verifica durante l’inverno. Dopo l’accoppiamento, il maschio abbandona la femmina la quale si occupa da sola della costruzione del nido e della cura dei piccoli. Il panda assume il ruolo di predatore ma anche di preda. Il suo principale antagonista è il leopardo delle nevi (Panthera uncia).
Per difendersi il panda si nasconde tra le fronde degli alberi, dove passa la maggior parte della sua vita e si muove agilmente da un ramo all’altro. La colorazione della sua pelliccia lo aiuta a mimetizzarsi tra i muschi e i licheni delle zone in cui abita. Ci sono alcune occasioni in cui il panda deve scendere a terra, dove diventa più vulnerabile agli attacchi dei predatori. In queste circostanze si è evoluto con caratteristiche adatte per sopravvivere. Come detto in precedenza, le unghie semi-retrattili non solo servono per l’alimentazione, ma permettono anche di avere un’ottima presa sugli alberi e di scendere (o salire) dai tronchi con grande agilità e velocità.
Queste caratteristiche consentono al panda di sfuggire rapidamente alle imboscate dei predatori o ad altri pericoli. Si vedono spesso video di panda rossi che si alzano sulle due zampe posteriori e agitano quelle anteriori, come se ballassero. In realtà è un comportamento che utilizzano soprattutto nelle interazioni conflittuali con altri esemplari o in situazione di pericolo. In questa posizione, e gonfiando la loro pelliccia, riescono a sembrare più grandi e minacciosi. Questa tecnica è utilizzata da diverse specie nel mondo naturale.
Quando il panda non si alimenta passa il suo tempo a riposarsi sugli alberi. Durante le stagioni in cui le temperature sono molto basse si avvolge con la sua coda, che è molto pelosa e spessa, per isolarsi dal freddo dell’ambiente. In queste situazioni lo si può vedere appallottolato sui rami come i gatti fanno nelle nostre case, sul divano o nella cuccia.
Bellezza da conservare

È importante sapere che questa specie ha subito un declino del 50% negli ultimi vent’anni, tanto che la sua popolazione in natura è oggi di soli 2500 individui. Le cause principali sono dovute soprattutto all’azione dell’uomo, sia diretta che indiretta. Quasi sempre ci troviamo protagonisti di queste situazioni. La frammentazione del loro habitat, alcune patologie trasmesse dai cani o animali domestici, la deforestazione e il cambiamento climatico sono tra i principali fattori della loro estinzione. Tra questi, ne vorrei mettere in risalto uno in particolare: la caccia da parte dell’uomo.
Questa avviene per diverse motivazioni:
- Alimentazione;
- Scopi medicinali (soprattutto nella medicina cinese);
- Abbigliamento;
- PET, cioè animali da compagnia.
Queste azioni ci fanno comprendere quanto sia impattante la società umana con le sue abitudini, il suo stile di vita e le sue credenze. Per questo motivo, i progetti di conservazione delle specie in-situ (cioè che operano nei luoghi di origine in natura delle specie) non si limitano spesso solo al contesto della specie da preservare ma coinvolgono anche le popolazioni locali, cercando di sensibilizzarle sull’importanza delle specie presenti nei loro territori e su come esse possano generare un sostentamento senza dover ricorrere al loro sfruttamento. Questo ci mostra una piccola parte del lavoro svolto dai progetti di conservazione e l’importanza del loro impegno, che richiede molto tempo, dedizione, sacrificio e professionalità.
Il Red Panda Network
Tra questi progetti troviamo il Red Panda Network (RPN) che da anni si impegna per la salvaguardia del panda rosso. Riprendendo il tema di come i progetti di conservazione operano sul territorio, il RPN ne è un esempio significativo. La loro missione si basa sulla conservazione di questa specie tramite la sensibilizzazione e l’educazione delle popolazioni locali, creando così una connessione tra le due parti. La loro visione è quella di consolidare la connessione tra il panda rosso e le comunità umane, oltre a incrementare la popolazione del panda rosso fino a rioccupare il suo areale storico.
Nella mia carriera professionale ho avuto modo di conoscere uno dei protagonisti di questo progetto e di comprendere quanto lavoro e dedizione siano stati necessari. Dopo anni, l’importanza e i risultati del loro impegno sono diventati evidenti. In un prossimo articolo ci addentreremo nel Red Panda Network per capire meglio come operano e come anche noi possiamo contribuire alla salvaguardia del panda rosso.
Conclusioni
Abbiamo viaggiato alla scoperta della bellezza di questa singolare specie. Tra le montagne Himalayane abbiamo conosciuto un ecosistema fragile che racchiude una perla rara: il nostro panda rosso. Cari lettori, vi lascio con una frase significativa: “Per proteggere, prima dobbiamo conoscere“, sperando che sia uno stimolo per continuare a scoprire con Nature Defence e con i nostri articoli. Al prossimo appuntamento.
Foto di copertina © Gianluca Partengo.


