La Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna in pericolo di estinzione (CITES), entrata in vigore il 1 luglio 1975, mira a prevenire l’eccessivo sfruttamento delle specie in pericolo attraverso il controllo del loro commercio. Sono oltre 38.000 le specie tutelate con vari gradi di protezione dalla Convenzione. Comprendere e tracciare il commercio della fauna selvatica è fondamentale per la definizione di politiche di conservazione efficaci e capaci di prevenire danni futuri per le specie coinvolte. Sebbene dunque la CITES fornisca dati e stime preziosissime sul commercio internazionale di fauna selvatica, rimangono fuori dai conti tutte le specie che non sono a rischio estinzione, e che necessitano allo stesso modo di tutela e controllo.
Un recente studio pubblicato sulla rivista Animals, da un’equipe di ricercatori del Dipartimento di Conservazione della Natura della Tshwane University of Technology del Sudafrica, mette in luce le contraddizioni delle normative attuali in particolare per le specie non elencate nel CITES, per le quali dunque non vi sono dati accessibili, proponendo una raccolta più esaustiva e completa di dati. Attraverso lo studio e la comparazione di più fonti (database LEMIS, commercio online e letteratura scientifica), i ricercatori hanno identificato un elenco di specie autoctone sudafricane commercializzate come fauna selvatica e come animali domestici. Nel complesso, le specie autoctone non-CITES commercializzate sono 318, 95 delle quali vendute come animali domestici e 223 come fauna selvatica. Sebbene le specie commercializzate e identificate dai ricercatori siano classificate dall’IUCN con la dicitura “minor preoccupazione” dunque non risultano in pericolo di estinzione, le popolazioni di alcune specie endemiche risultano sconosciute, dunque potenzialmente in pericolo.
È il caso ad esempio del rospo leopardo occidentale (Sclerophrys pantherina) e della talpa dorata di Gunning (Neamblysomus gunningi). Ulteriore scopo della ricerca è l’identificazione dei Paesi che importano specie native sudafricane non elencate nella CITES e a quale scopo. Ad importare animali nativi a scopo domestico sarebbero 10 paesi (Stati Uniti, Repubblica Ceca e Regno Unito in testa). 20 paesi, guidati ancora dagli Stati Uniti, risultano invece coinvolti nell’importazione di fauna selvatica. Lo studio, seppur incentrato sul contesto sudafricano, apre ad una discussione più ampia sulla necessità di tutelare dalle minacce di pratiche illegali e non sostenibili, anche le specie non-CITES spesso poco conosciute e dunque potenzialmente vulnerabili.
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