Crisi climatica, perdita di biodiversità e zoonosi sono problemi interconnessi: una “policrisi” che richiede indagini integrate e multidisciplinari per lo studio di soluzioni efficaci. La British Columbia University ha condotto una revisione scientifica della letteratura accademica degli ultimi dieci anni, al fine di stimare quanto questo approccio sia diffuso. I risultati, pubblicati su The Lancet Planetary Health, rivelano come tra gli 1.8 milioni di ricerche analizzate solo 128 abbiano posto in relazione le minacce e i driver dei cambiamenti climatici con la perdita di biodiversità e il diffondersi di malattie infettive. Anche in questo caso, tra l’altro, si tratterebbe di studi limitati, concentrati su tre macrotematiche: le patologie degli anfibi, la salute delle foreste e la malattia di Lyme.
“Nella comunità scientifica c’è una percezione – errata – che il lavoro su questi temi sia già stato ultimato. Quando si va alla ricerca di studi che indaghino sui meccanismi che accomunano le tre crisi, però, si trova ben poco.” ha dichiarato Jonathan Davies, ricercatore presso il Biodiversity Research Center della British Columbia.
Il gap evidenziato riapre il dibattito sulla necessità urgente di sviluppare nuove sinergie per l’implementazione di studi che pongano i tre temi sotto la lente delle diverse discipline della salute, della biologia, della climatologia e della conservazione, evidenziando i cross benefici e sviluppando strategie in linea con gli obiettivi dell’agenda ONU 2030.


