Sylvain Tesson – La pantera delle nevi.

Sylvain Tesson – La pantera delle nevi.

Nel 2018 Sylvain Tesson viene invitato dal fotografo naturalista Vincent Munier ad andare in Tibet alla ricerca degli ultimi esemplari della pantera delle nevi. Segreta, schiva ma altrettanto temuta, vive sull’immenso altipiano del Changtang che supera i 5.000 metri d’altitudine. La ricerca di questo animale mitico diviene per l’autore il racconto di un’avventura straordinaria e la scoperta di uno spazio infinito di riflessione. Consegnandosi totalmente all’ambiente e agli elementi, trasformandosi in uno sguardo assoluto capace di vincere sul tempo, Tesson ha scritto il suo libro più coraggioso e importante.

Pubblicato:
09/07/2020
Lunghezza:
184 pagine
Formato:
Flessibile
Editore:
Sellerio
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Recensione

Nature Defence People
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Se prendessimo per la prima volta in mano un libro di Sylvain Tesson, ne sentissimo parlare come di uno scrittore di viaggi e vedessimo la foto del suo viso mezzo paralizzato sul retro di copertina, potremmo avere la sensazione di avere tra le mani pagine intrise di mirabolanti avventure in giro per il mondo, tra natura selvaggia, colpi di scena e personaggi in situazioni di pericolo di vita. Ma tutto ciò sarebbe di quanto più superficiale e riduttivo potremo dire dei meravigliosi scritti che Tesson ci regala. Perché sì, quelle che vive e racconta sono avventure, ma non sono riportate dall’autore alla maniera canonica con la quale siamo abituati a immaginarcele, appena le sentiamo nominare.

Si può dire che La pantera delle nevi sia ormai un classico nel suo genere. Questo grazie anche alla spinta ottenuta dall’uscita del documentario omonimo (Wanted, 2022) che lo accompagna, girato in concomitanza con la stesura del libro, in Italia con la voce narrante di Paolo Cognetti. Lo scrittore e viaggiatore francese Sylvain Tesson e il fotografo naturalista Vincent Munier, raggiungono il Tibet, nella speranza di incontrare il motivo del loro viaggio: l’ormai sempre più rara e difficilmente tracciabile, pantera delle nevi. Con loro, Marie, cineasta naturalista nonché compagna di Munier e Léo, filosofo, aiutante del gruppo. Sono giornate di cammino, ma soprattutto di appostamenti a trenta gradi sotto zero, quelle passate dai nostri quattro eroi, sull’altopiano del Qiangtang, in una ricerca dagli esiti incerti.

Non è solo l’elusività dell’animale a non aiutare, ma anche i numeri. Ad oggi, secondo il WWF , in natura sono rimasti tra i 3900 e i 7500 esemplari di pantere delle nevi. Cifre bassissime tra le cui cause vi è il bracconaggio, la caccia legale dell’uomo verso quelle che dovrebbe essere le loro prede e il cambiamento climatico che non risparmia nemmeno questi meravigliosi felidi.

Tesson - Munier - © Vincent Munier
Tesson – Munier – © Vincent Munier

Elogio dell’attesa

Quello che ha spinto Tesson ad accettare l’invito di Munier è stata l’offerta di un’avventura antimoderna, fatta di attese, ore passate immobili, mimetizzati, in contesti inospitali per l’uomo. La sola volgarità che mi era concessa era quella di respirare. La staticità qui è celebrata. Tesson ribalta l’idea del non-movimento come sinonimo di non-vita. Nella fotografia naturalistica a ripagare è la pazienza, che lo stesso scrittore è costretto ad allenare a quattromila/cinquemila metri di altitudine. Insieme ad essa, la speranza di riuscire a rendersi invisibili per cercare di catturare con lo sguardo e l’obbiettivo un animale invisibile.

Con la speranza nasce in Tesson anche la consapevolezza di essere visto e sorvegliato a sua volta dal selvatico che, lontano e nascosto, scruta. Tempi dilatati, nei quali anche l’attenzione deve essere esercitata e sostenuta. Vi è pazienza e impegno ma non un’aggressiva ostinazione, nel rispetto di un altro da sé che potrebbe anche non mostrarsi o non volersi mostrare, perché non tutto è stato creato per essere afferrato dallo sguardo dell’uomo. Ha ragione Tesson quando scrive: stare appostati è una forma più modesta di fede.

L’animale divinizzato e …

La scrittura poetica di Tesson ci catapulta in un mondo al quale ci siamo dimenticati di appartenere, al quale non apparteniamo più e nel quale non siamo nemmeno più i benvenuti. Gli animali, anche quelli i cui incontri sono più frequenti, sono circondati da un alone di primordiale mistero. Molti di loro, come gli yak, c’erano prima della comparsa dell’uomo sulla terra. Nel leggere le abitudini della fauna che vive sull’altopiano, la presenza dei quattro viaggiatori, sembra infatti essere di troppo, come se osservassero dal buco della serratura le vite di una famiglia che non è la loro.

Ci sono descrizioni a tratti oniriche e a tratti tragiche della quotidianità animale. Mentre i nostri eroi montano le tende e si accingono ad andare a dormire, gli animali si preparano alle ore di sangue e di gelo. Notti di caccia per lupi, linci e martore, aperte dal grido della civetta che termineranno solo al sorgere del sole, quando i carnivori avranno finalmente la pancia piena. Non vi è solo la ricerca della pantera, ma anche gli altri animali qui vengono celebrati e ammirati, come le pecore blu, gli asini selvatici, i lupi, gli avvoltoi, gli yak depositari del mistero e tanti altri.

Yak - © Vincent Munier
Yak – © Vincent Munier

L’animale rappresenta l’originalità perduta e il raffronto con l’umano è continuo. Come quando Tesson ragiona sulle differenze riguardo ciò che spinge l’uomo e ciò invece spinge l’animale a cacciare. Nel primo forse una forma di invidia verso esseri il cui ingegno e sofisticatezza (anche se si crede il contrario) non potrà mai raggiungere, nel secondo una necessità di sopravvivenza esule da qualsiasi morale. Diversa è la violenza portata avanti dall’uomo rispetto a quella perpetrata dall’animale.

… l’uomo disprezzato

Tesson non vede la modernità come progresso ma come regresso. Eviterebbe volentieri tutte quelle parole contemporanee delle quali deve fare uso ai fini della narrazione come decollammo, tweet, Donald Trump. A cosa portano queste continue innovazioni? Tutto ciò su cui l’uomo mette mano muta in peggio e contamina il resto. L’addomesticazione degli animali e la civiltà che ci imponiamo e cerchiamo di diffondere, sono viste come forme di repressione. Sulla Terra la gazzella corre, il lupo si aggira, l’avvoltoio medita, l’antilope si slancia, il pica prende il sole e il cane paga per tutti.

L’ordine appartiene al mondo animale, il disordine al mondo umano. L’uomo per Tesson è instabile, incapace di decidere e la molteplicità di alternative di cui dispone non portano al bene ma all’insoddisfazione eterna. L’istinto è invece preciso, dà all’animale una direzione da seguire e la capacità di adattamento all’ambiente nel quale si ritrova, gli restituisce forza e quiete. L’ago della bilancia è venuto a mancare con la recente comparsa degli umani sulla terra. La rivoluzione neolitica, come qualunque altra rivoluzione, aveva scatenato il Terrore. Non manca un’autocritica alle sue abitudini borghesi.

Pantere e religione

La spiritualità è molto presente nel testo, un po’ per i luoghi nei quali questo è stato scritto, un po’ per l’attitudine all’introspezione dell’autore. Il saper aspettare per poter vedere l’arrivo della pantera è una forma di preghiera. La crescita demografica, l’evoluzione della tecnologia e i tentativi dell’uomo di dominare la natura sono paragonati ad un inferno sulla terra. Gli animali, incarnazioni della divinità, scomparendo e ritirandosi a causa nostra, ci fanno sprofondare nel baratro dell’involuzione.

Questo non accade qualora muoiano per morte naturale, che qui viene religiosamente descritta non tanto come una fine ma come una metamorfosi e un ritorno alla terra. La ricerca della pantera per Tesson è anche la ricerca di qualcos’altro. C’è ma non si fa vedere. E se comparisse? La sua veduta sacrale potrebbe aprire porte, perché è il desiderio nell’attesa di lei a darle potere.

Conclusione

Nel testo, lo scrittore cita altri testi e autori con i quali si rivede e confronta. Per il lettore curioso è sicuramente una fonte da attingere per scoprire sia la formazione dell’autore e sia altri autori dal pensiero affine. Poco più di duecento pagine densissime nelle quali Tesson mescola vita vissuta, riflessioni, ciò che impara da Munier, aspettative, idee e tanto altro. La pantera delle nevi è un libro da leggere ma soprattutto da rileggere per capirne ancora meglio l’anima.

Se riusciranno o meno Sylvain, Vincent, Marie e Léo ad ammirare il mitico animale, non è poi così importante, ma lasciamo comunque al lettore scoprire se ciò avverrà.

Sara Menchi

Mi chiamo Sara e vengo dalle Marche. Ho una triennale in Filosofia e una magistrale in “Politiche europee e relazioni euromediterranee”. Qui vi parlerò di libri che indagano il mondo naturale e animale, nella speranza di farvi avvicinare almeno un po’ a due delle mie più grandi passioni: la lettura e il mondo selvaggio.

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