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Aprile 1919, un fucile spara due colpi, saranno proprio quelli che uccideranno l’ultimo esemplare di bisonte europeo selvatico in Polonia. Nel 1923 si cerca di correre ai ripari con la fondazione della Società internazionale per la protezione del bisonte europeo, il cui principale obiettivo è di censire i bisonti purosangue in cattività negli bioparchi e negli allevamenti di tutto il mondo.
Alla fine di una complessa e difficile ricerca, del totale censito – ovvero 54 esemplari – ne vengono selezionati 12 adatti alla riproduzione, nel tentativo di ricostruire la specie. I bisonti attualmente in vita nella radura di Bialowieza, nella Bielorussia sud-occidentale, pare discendano proprio da 5 degli esemplari selezionati.
A seguito degli ultimi censimenti del 2024, si può affermare che solo nella parte polacca si contano più di 900 capi. La specie però continua ad essere in pericolo e classificata come Vulnerabile dall’IUCN.
Bisonte europeo, caratteristiche
Il bisonte europeo (Bison bonasus) può arrivare fino a 900 kg di peso corporeo cibandosi sino a 50 kg di erba al giorno. La stagione degli amori cade tra il mese di agosto e quello di settembre, per il restante periodo dell’anno i maschi rimangono in branco dunque separati dalle femmine e i dai piccoli, mentre le femmine creano dei gruppi con prole annessa.
Negli ultimi anni i cambiamenti climatici hanno condizionato la routine e gli spostamenti di questo animale. Se fino a circa dieci anni fa era consuetudine vedere grossi branchi pascolare a bordo strada nelle grandi radure, oggi con nevicate sempre meno frequenti i bisonti tendono a stare sempre più rintanati nella foresta, dove con l’aumento delle temperature c’è maggiore reperibilità di cibo nel sottobosco.

Elemento quest’ultimo che scoraggia l’esposizione in zone frequentate da esseri umani. La cosa che più colpisce sono le tracce del loro passaggio: muovendosi in gruppi numerosi, solcano passaggi inconfondibili che sembrano linee ferroviarie che scompaiono in mezzo ai boschi.
La foresta di Bialowieza
Immaginatevi un’Europa ricoperta completamente di foreste, dove chi viaggiava percorreva sentieri nel bosco costeggiando un ruscello per centinaia di chilometri. Un luogo dove non esistevano strade, ponti e autovetture, ma dove potevi sentire la terra sotto i piedi.
I punti di riferimento per non perdersi non erano palazzi o cartelli stradali, bensì querce e boschetti di ontani. A quel tempo tutto era magico, poi il mondo cambiò, si riempì di grigio che prepotente conquistò la quasi totalità del verde.

Dico quasi, perché un piccolo paesino di nome Bialowieza resiste, passano Re, Zar, guerre e bracconieri ma la natura questa volta, con i suoi abitanti viene in qualche modo risparmiata e nel 1921 viene istituito il Parco nazionale di Bialowieza , diventando ad oggi uno dei parchi più antichi d’ Europa. Nel 1992 la Riserva viene iscritta nell’elenco del Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO e l’anno successivo riconosciuta Riserva della biosfera.
Oggi in questa foresta primordiale viene lasciato tutto esattamente così com’è, se cade un albero non viene rimosso ma resta a marcire creando così un intricato micromondo, gli alberi morti immagazzinano carbonio, forniscono habitat e riciclano i nutrienti.
Il ruolo dell’uomo, ancora
La natura è tornata al primo posto in questo angolo di paradiso ed ora che il numero di bisonti continua a crescere, qualcuno, come al solito, storce il naso. Grandi mandrie ormai iniziano a spingersi al di fuori del parco nazionale e invadono i campi dei contadini locali, cibandosi delle colture e “danneggiando” le aree adiacenti.
Tutti sappiamo cosa succede quando una specie calpesta gli interessi economici dell’uomo, dunque per evitare che gli animali si spingano troppo oltre a Bialowieza troverete qua e là delle mangiatoie provviste di fieno, un nobile tentativo da parte di chi li ama di trattenerli, allontanandoli dalla casa del demone umano.
La smania del controllo su tutto e tutti sta portando l’uomo ad altre iniziative molto pericolose. Da anni oramai gli interessi economici vanno in contrasto con la salvaguardia della natura, infatti il ministero dell’ambiente polacco continua a sostenere che sia necessario disboscare, per la sicurezza dei sentieri e la protezione della foresta stessa da infestazioni e malattie degli alberi.
Conclusioni
Il solito giochino sporco a cui ormai siamo abituati: fare gli interessi delle grandi aziende facendo leva su un messaggio positivo, un gioco in cui il potere vince comodamente sull’ignoranza.
Oggi con il totale accesso all’informazione abbiamo il dovere di proteggere ciò che ci circonda, dall’alberello davanti a casa fino alla foresta di Bialowieza. L’unico modo è informarsi e diffondere la verità, solamente così riusciremo a proteggere la natura e i suoi abitanti.


