In situ ed ex situ, le due facce della conservazione.

In situ ed ex situ, cerchiamo di comprendere come è costituita la conservazione del mondo naturale e quali sono le sue caratteristiche.
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Cari lettori di Nature Defence, per chi ha letto i miei precedenti articoli, non parlerò di una singola specie ma vireremo su un altro argomento. Voglio dedicare questo articolo ad un tema per me importante e che rappresenta il mio stimolo professionale la conservazione. La parola “conservazione” deriva dal latino “conservareche letteralmente significa proteggere, mantenere”. Negli ultimi anni, questo termine è entrato sempre di più nella nostra quotidianità, non solo nella tematica ambientale, di cui parleremo in questo articolo, ma in molti altri settori. Non intendo insegnarvi come fare conservazione, ma vorrei proporvi una riflessione sull’argomento, cercando di delineare in modo sommario questo complesso tema. Quindi, prendetevi un attimo di tempo, sedetevi e iniziamo.

La conservazione del mondo naturale

Quando parliamo di conservazione della natura, dobbiamo fare una riflessione ampia. Con questo termine possiamo identificare tutti quegli atti volti a preservare il capitale naturale in cui viviamo. Questa definizione ci consegna una precisa visione, ma bisogna sempre rammentare che la natura non è un sistema fisso e privo di cambiamenti, bensì un sistema in continua evoluzione che si adatta alle trasformazioni in atto. Perciò, a mio modesto parere, non dobbiamo mirare a conservare la natura rendendola immobile, come in una boccia di vetro, ma dobbiamo preservarla dagli atti antropici che ne compromettono velocemente l’equilibrio.

Data questa definizione e considerando l’impatto della specie umana sull’ambiente, potremmo pensare che ciò sia impossibile. L’uomo ha interferito e continua a interferire con l’ambiente circostante. Ciò è sbagliato? Assolutamente no, considerando che siamo parte integrante del mondo naturale. Tuttavia, è sbagliato l’approccio che abbiamo adottato nei confronti dell’ ambiente in cui viviamo; il nostro comportamento distruttivo ha portato alla necessità di intervenire per cercare di invertire il trend sulla sopravvivenza degli ambienti e delle altre specie viventi che li abitano, e della nostra stessa specie.

L’epoca che stiamo vivendo è considerata dagli scienziati naturalistici, e di materie affini, come quella della sesta estinzione di massa. L’uomo, con le sue azioni, sta provocando la rapida scomparsa di molte specie viventi attraverso la modifica degli ambienti. Non voglio dilungarmi su questo argomento, che meriterebbe un articolo a sé e che potrei eventualmente affrontare per voi in futuro, ma lo accenno per farvi capire la situazione attuale e come ci stiamo impegnando per invertire il trend.

Adesso immergiamoci nel cuore dell’articolo, dove mi concentrerò principalmente sulla conservazione delle specie animali. Mi sono dilungato in questa introduzione per farvi comprendere che, quando parliamo di conservazione del mondo naturale, dobbiamo considerare molti fattori e non solo le specie viventi.

Lo stato di “Salute” delle specie viventi

Dobbiamo iniziare prendendo in considerazione i dati sulla salute conservazionistica delle specie viventi. La IUCN , organizzazione globale che si occupa della conservazione della biodiversità, aggiorna periodicamente i dati sullo stato delle popolazioni selvatiche delle specie viventi. Più di 45.300 specie viventi, sia animali che vegetali, sono a rischio di estinzione. Le percentuali di specie a rischio sono allarmanti:

  • CICADI: 71%
  • ANFIBI: 41%
  • RAZZE E SQUALI: 37%
  • CORALLI: 36%
  • CONIFERE: 34%
  • CROSTACEI: 28%
  • MAMMIFERI: 26%
  • RETTILI: 21%
  • UCCELLI: 12%

Questi dati ci fanno comprendere come il mondo, di cui facciamo parte, stia radicalmente cambiando. Bisogna considerare che la scomparsa delle specie viventi ha caratterizzato le epoche del pianeta Terra, anche in assenza dell’uomo; l’esempio più conosciuto è quello dell’estinzione dei dinosauri. Tuttavia, in questo momento storico, l’uomo è protagonista di questo processo.

L’uomo, però, si sta anche impegnando per cercare di risolvere questi problemi attraverso politiche, azioni e progetti portati avanti da organizzazioni, governi e aziende di ogni settore. Ma come intervengono nella conservazione? Come viene realizzata la conservazione? Per rispondere a queste domande, andiamo al paragrafo successivo. Inizio col dirvi che la conservazione può essere suddivisa in due grandi gruppi: conservazione in situ e conservazione ex situ.

Conservazione in situ

La conservazione in situ è la strategia di conservazione che viene effettuata direttamente nei luoghi d’origine della specie oggetto dell’azione. Se avete letto i miei precedenti articoli (e se non l’avete fatto, recuperateli qui), ho accennato a dei progetti di conservazione che operano nei luoghi d’origine degli animali. Quando un progetto si prefigge questo scopo, deve ponderare numerosi fattori che ruotano intorno alle problematiche di quella specie e dell’ambiente in cui vive.

Nell’ideare un progetto di conservazione in situ, bisogna prendere in considerazione alcuni parametri, come le cause che determinano l’estinzione di quella specie, lo stato dell’ambiente in cui vive, le relazioni con la sfera antropica della zona, oltre a un piano finanziario per sostenere il progetto. Ancora, pagare i professionisti coinvolti, acquistare la strumentazione necessaria e promuovere il progetto a livello globale per sensibilizzare l’opinione pubblica e trovare donatori che lo supportino. Inoltre, è fondamentale una valutazione delle probabilità di successo del progetto e delle avversità che potrebbe incontrare.

Considerare tutti questi fattori ci fa comprendere quanto sia complesso e dispendioso intervenire e cercare di invertire il trend di estinzione. Tuttavia, esistono molti progetti che nel tempo sono riusciti a rafforzarsi e a raggiungere obiettivi importanti. Per esempio, il Red Panda Network , di cui ho accennato nel mio precedente articolo “Panda rosso, fragile equilibrio tra estinzione e conservazione” è riuscito a incrementare la popolazione in natura di questa specie attraverso la protezione di oltre 1.000.000 di ettari di foresta in cui vive il panda rosso, educando più di 23.000 studenti sull’importanza di conservare questa specie e sostenendo più di 2.000 famiglie che prima vivevano sfruttando questa specie, e ora possono farlo senza danneggiarla.

Foreste del Panchthar-Ilam-Taplejung - © Red Panda Network
Foreste del Panchthar-Ilam-Taplejung – © Red Panda Network

Questo è un piccolo esempio di ciò che un progetto di conservazione in situ può ottenere. Tuttavia, come detto prima, ciò richiede un sostegno economico significativo. Da dove proviene questo sostegno? Le donazioni possono arrivare da privati, enti e organizzazioni, come Nature Defence, che hanno a cuore la mission di uno o più progetti. Voglio inoltre considerare una categoria di cui, per motivi professionali, sono parte integrante: i Giardini Zoologici. Ogni anno, essi donano gran parte dei propri ricavi a questi progetti.

Senza dilungarmi troppo in questo articolo, l’EAZA (Associazione Europea degli Zoo e Acquari) ha calcolato che nel quadriennio 2018-2022, i Giardini Zoologici Europei hanno finanziato la conservazione in situ e ex situ (di cui parleremo dopo) con 120,2 milioni di euro e con 444.768 ore di lavoro dei professionisti del settore dedicati a questi progetti. Per concludere questo paragrafo, vorrei sottolineare che la realizzazione di questi progetti non è facile, ma viene comunque portata avanti da molti per garantire un futuro al mondo di cui facciamo parte.

Conservazione ex situ

La conservazione ex situ si basa sulla strategia di preservare e riprodurre specie in via d’estinzione in un ambiente controllato, esterno a quello di provenienza della specie, per un’eventuale reintroduzione in futuro. I principali protagonisti di questa strategia di conservazione sono i Giardini Zoologici come, fra i più famosi in Italia, ZOOM Torino (Gian Luca, il nostro fondatore, collabora da tempo con ZOOM attraverso Animals in Black prima ed ND ora) e Parco Natura Viva . La IUCN , nel 2023, ha dichiarato ufficialmente l’enorme lavoro che i Giardini Zoologici, gli Acquari e gli Orti Botanici compiono per la salvaguardia e la conservazione delle specie a rischio.

Conservazione ex situ - Parco Natura Viva
Conservazione ex situ – Parco Natura Viva

Per spiegare meglio le dinamiche e il lavoro che i Giardini Zoologici compiono ogni giorno per la conservazione, dovremmo dedicargli un proprio articolo. Tuttavia, colgo l’occasione per spiegarvi superficialmente come avviene. Le popolazioni delle specie presenti nei Giardini Zoologici europei rientrano in programmi di riproduzione e conservazione specifici, chiamati EEP (European Endangered Species Program). Ogni EEP si riferisce a una popolazione di una singola specie ed è gestito da un coordinatore insieme a un comitato, che hanno il compito di mantenere la popolazione di quella specie equilibrata, sia dal punto di vista numerico sia dal punto di vista genetico, per una futura probabile reintroduzione. Prendo come esempio il panda rosso.

La sua popolazione, in ambiente controllato, rientra in questo programma. Il coordinatore, quotidianamente, gestisce e monitora tutti gli esemplari di panda rosso presenti nei Giardini Zoologici europei. Ne conosce il numero, le specifiche caratteristiche degli esemplari, quante femmine e quanti maschi ci sono, quanti ne nascono e quanti muoiono. In questo modo può redigere annualmente il grafico di andamento della popolazione. Inoltre, l’EEP, grazie al supporto delle strutture zoologiche che ospitano quella specifica specie, collabora con i progetti in situ dedicati, in questo caso il Red Panda Network.

Quindi possiamo dedurre, a grandi linee, che i Giardini Zoologici operano simultaneamente sia per la conservazione ex situ sia per quella in situ. Questo non avviene solo in Europa, ma anche in molti altri paesi nel mondo, come gli USA, l’Australia, il Sud America e altri. Inoltre, i Giardini Zoologici collaborano con i progetti di reintroduzione delle specie in natura. Vi consiglio il libro “L’impegno di Zoo e Acquari per la conservazione della Biodiversità ” che elenca questi progetti, redatto dalla WAZA (Associazione Mondiale degli Zoo e Acquari).

Ho approfondito il ruolo dei giardini zoologici nella conservazione ex situ, essendo il mio settore professionale. Tuttavia, esistono anche altre realtà, come i centri di allevamento e riproduzione di specifiche specie, che ogni giorno si dedicano a questa strategia.

Conclusioni

Ho cercato di introdurvi superficialmente a questo tema profondissimo e di grande importanza che è la conservazione. Tra i suoi obiettivi, Nature Defence mira a sensibilizzare su questo argomento e sulle ragioni che ci spingono a implementare tali strategie. Spero in futuro di poter affrontare più specificatamente alcuni degli argomenti trattati in questo articolo.

Con la speranza di essere ancora in vostra compagnia, cari lettori che ci sostenete e ci seguite. Vi saluto e vi lascio con questa frase di Indira Gandhi: “È tutto collegato. Quello che accade ora agli animali, succederà in seguito all’uomo”. Al prossimo articolo su Nature Defence.

Elia Lunghini

Professionalmente mi dedico alla gestione e al benessere degli animali all'interno delle strutture zoologiche. La mia formazione, acquisita sia in Italia che in Europa, si è concentrata principalmente sul management delle popolazioni animali ex-situ. La conservazione delle specie viventi è diventata la mia mission personale e la collaborazione con ND mi offre l'opportunità di esprimerla. Amo viaggiare cercando di combinare questa passione con la mia professione e, parallelamente, mi diletto nello scrivere sceneggiature cinematografiche.

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