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L’Africa è il secondo continente più grande al mondo, ed è il territorio che gode della flora e della fauna selvatica tra le più varie del pianeta: savane, foreste pluviali, deserti, paesaggi vulcanici, montagne e coste, cui si aggiunge l’incredibile ricchezza faunistica.
Ospita un numero sorprendente di parchi nazionali, che aiutano a contribuire alla tutela e al monitoraggio delle diverse specie, molte delle quali rischiano l’estinzione, e garantiscono una meravigliosa vista dei territori africani in tutta la loro straordinaria grandezza e bellezza.
Dal Parco dei Vulcani in Ruanda al Parco delle Cascate Vittoria in Zimbabwe, dal Serengeti in Tanzania all’Amboseli in Kenya, dal Santuario degli uccelli di Djoudj in Senegal al Parco degli Elefanti di Addo in Sudafrica. Luoghi tanto belli e preziosi quanto fortemente vulnerabili e minacciati.
Se da un lato infatti il grande problema attuale per il Pianeta Terra è rappresentato dal surriscaldamento globale, che sta mettendo a dura prova le politiche strategiche di ogni singolo paese, dall’altro emerge l’annosa questione del bracconaggio delle specie selvatiche e del conseguente commercio illegale.
Il bracconaggio ed il commercio illegale
In Africa la tematica della conservazione delle specie a rischio di estinzione è particolarmente complessa. Vi è, infatti, una continua ricerca di equilibrio tra la salvaguardia degli animali selvatici e la tranquillità delle popolazioni locali. Infatti, si è a lungo discusso del conflitto Uomo-Fauna, che riguarda le interazioni negative tra animali ed umani.
Gli elefanti, in particolare, sono da tempo ritenuti responsabili di saccheggi dei raccolti (perché li mangiano e li distruggono), devastazione di abitazioni o aggressioni nei confronti delle persone che avvicinandosi troppo suscitano comportamenti difensivi da parte degli animali.
Questo conflitto mette a dura prova non solo la sicurezza delle persone e la sopravvivenza degli elefanti, ma anche la stabilità degli ecosistemi e gli stili di vita tradizionali delle comunità locali.
Il conflitto Uomo-Fauna non comprende, di per sé, azioni riconducibili a reati contro la fauna selvatica, quali il bracconaggio e/o il commercio illegale; tuttavia, le persone che si trovano a vivere in un rapporto avverso con gli animali sono sicuramente più propense a commettere azioni di tal genere.
Soggetto principale del presente elaborato è il commercio di avorio. Prezioso fin dall’antichità, tanto da essere definito come “l’oro bianco d’Africa”, l’avorio è stato venduto in Europa dall’Africa e dall’Asia, per moltissimi anni. La crescente domanda di questo prezioso bene utilizzato, ad esempio, per la creazione di oggetti religiosi, manici di coltelli, tasti di pianoforte e palle da biliardo, portò ad un grande massacro organizzato, con rapidissima decimazione della popolazione di elefanti.

L’avorio, nonostante le rigide restrizioni a livello globale, continua ad avere un mercato molto fluente, in particolare all’interno dell’Unione Europea. A rivelarlo un rapporto della IFAW (Fondo Internazionale per il Benessere degli Animali), una delle maggiori organizzazioni di fama mondiale, che si occupa di conservazione faunistica.
Nel 2021 la Commissione Europea ha approvato le nuove linee guida per la regolamentazione del commercio di avorio interno all’UE, di fatto vietandolo in tutta Europa, fatta eccezione per quello utilizzato per la realizzazione di oggetti d’arte antica e strumenti musicali prodotti prima del 1975.
A livello globale, la Convenzione di Washington del 1989 bandisce il commercio di avorio, ma diversi cavilli legali hanno consentito ai Paesi Europei di essere un centro importante per questa attività, sia legale che illegale, fino a pochi anni fa.
Nel 2023, l’IFAW ha condotto una interessantissima ricerca al fine di valutare la portata del commercio di avorio online nell’Unione Europea.
“I ricercatori hanno analizzato la quantità di avorio in vendita sui mercati online e sui siti web delle case d’aste in sette importanti Stati membri dell’UE: Belgio, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Paesi Bassi e Spagna. Per testare il mercato sono stati utilizzati vari metodi di ricerca. Dato che l’avorio proviene da elefanti e altre specie protette come narvali o balene, la ricerca ha anche registrato da quali specie di avorio provenivano gli articoli pubblicizzati.”
I risultati dello studio condotto hanno dimostrato che quantità significative di avorio sono ancora merce sottoposta a commercio online nell’UE.
“I risultati della ricerca mostrano che quantità significative di avorio vengono ancora scambiate online nell’UE. In soli 23 giorni, 1.330 articoli in avorio e sospetto avorio sono stati messi in vendita su 831 annunci su 49 mercati online e siti web di case d’aste. Sono state fornite prove verificabili solo per il 9,9% dei campioni di avorio lavorato e di presunti avori lavorati e per il 3,1% dei campioni di avorio grezzo e di presunti avori grezzi. Non è stata fornita alcuna prova verificabile di legalità per nessuno dei 18 esemplari di avorio di elefante grezzo trovati, il che è altamente sospetto considerando che le importazioni commerciali, il commercio interno e le esportazioni di avorio di elefante grezzo dall’UE sono vietati ad eccezione di esenzioni molto rigorose che richiedono una prova di legalità per gli scambi intra-UE. Inoltre, due quinti degli annunci pubblicizzavano scambi extra-UE, il che è anch’esso molto sospetto poiché le importazioni commerciali e le riesportazioni di avorio dall’UE non sono autorizzate, ad eccezione di esenzioni molto limitate.”
Dunque, i risultati della ricerca dimostrano che, nonostante le nuove normative europee, il traffico di avorio continua a prosperare e vi è la necessità di introdurre norme e pene più severe.
Il ruolo della Legislazione e delle Organizzazioni No profit
Per porre fine al massacro delle specie selvatiche che in Africa sono bersaglio di bracconieri per l’asportazione dell’avorio, la Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie minacciate di Estinzione (CITES ) ha posto gli elefanti nel livello massimo di protezione: i primi sono stati gli elefanti asiatici nel 1975, in seguito quelli africani (ad eccezione delle popolazioni di Botswana, Namibia, Sud Africa e Zimbabwe, inclusi nell’Appendice II della CITES) nel 1989.
È stato introdotto un divieto sul commercio internazionale dei prodotti derivati dagli elefanti, compresi avorio, pelle, carne e pelo. Oggi, nonostante le crescenti restrizioni globali, le regole sul commercio di avorio risultano ancora piene di lacune, e la domanda è, comunque, continua. Fino al 2021, i Paesi dell’Unione Europea sono stati i maggiori riesportatori di avorio “legale” nel mondo.
Nello studio condotto dall’IFAW, è emerso, d’altro canto, che “i mercati nazionali legali dell’avorio, anche se limitati e regolamentati, fornivano copertura ai criminali per riciclare l’avorio illegale, che veniva riesportato in altri paesi o mantenuto in Europa e sosteneva una domanda che portava all’insensata uccisione di elefanti in tutta l’Africa e Asia.”
Inoltre, si aggiunge che “nel 2017, la ricerca dell’IFAW sull’entità dei sequestri di avorio in tutta Europa ha rivelato che, tra il 2011 e il 2014, sono stati sequestrati circa 4.500 articoli in avorio negli Stati membri. Tra gennaio 2018 e dicembre 2021, in media, ci sono stati 315 sequestri annuali che hanno coinvolto oltre 2.200 articoli in avorio nell’UE, equivalenti a sei articoli in avorio sequestrati al giorno. Queste cifre forniscono solo un resoconto parziale della reale dimensione del commercio illegale di avorio; infatti, secondo i calcoli dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), il tasso di intercettazione dell’avorio dovrebbe essere compreso tra il 17% e il 40%, anche se l’UNODC suggerisce che probabilmente è più vicino solo al 17%.”
Anche se la CITES vieta categoricamente il commercio internazionale di avorio di elefante, con esenzioni strettamente limitate, essa non si occupa di regolamentare lo stesso commercio a livello nazionale (compreso quello intra-UE). Tuttavia, l’accordo incentiva le parti ad adottare misure legislative e regolamentari per il commercio nazionali dell’avorio.

Nel 2017, la Commissione Europea ha adottato una versione di guida volta a sospendere la riesportazione di avorio grezzo e, il 16 dicembre 2021, ha pubblicato una linea guida sul regime UE che disciplina il commercio di avorio e le modifiche al suo regolamento (CE) N. 865/2006, entrato in vigore nel gennaio 2022, mirava a porre fine al commercio di avorio di elefante nell’Unione Europea.
“Con le nuove regole viene sospesa l’importazione commerciale di avorio grezzo, oltre alla riesportazione. Inoltre, il commercio intra-UE di articoli in avorio grezzo e lavorato e l’importazione e riesportazione di articoli in avorio lavorato non sono più consentiti, ad eccezione di casi molto limitati che richiedono un attento esame e certificati o permessi rilasciati dalle autorità competenti (vedi elenco completo elenco delle esenzioni nella tabella seguente). Tuttavia, la maggior parte di queste norme non sono giuridicamente vincolanti e i singoli Stati membri devono impegnarsi per attuarle. Il monitoraggio a tutti i livelli di attuazione è quindi fondamentale per garantire che le carenze e la mancata applicazione delle norme siano tempestivamente affrontate.”
Merita, ora, di essere presentato e celebrato il lavoro importantissimo svolto dalle Organizzazioni No-profit impegnate nella salvaguardia e nella tutela delle specie a rischio di estinzione in Africa.
Un contributo fondamentale, di cui è doveroso parlare, poiché, con l’impegno e l’amore verso l’Ambiente, queste realtà fatte di volontari e di consulenti esperti di biodiversità stanno dando un grande aiuto alle popolazioni di specie in declino, incidendo in maniera significativa sulla loro possibilità di salvezza.
Lo Sheldrick Wildlife Trust è una delle più grandi Organizzazioni no-profit impegnata nella missione di conservazione, salvaguardia e protezione della fauna selvatica e degli habitat in Kenya.
I progetti dell’Organizzazione includono “la lotta al bracconaggio, la salvaguardia dell’ambiente naturale, la sensibilizzazione della comunità, la gestione dei problemi di benessere degli animali, la fornitura di assistenza veterinaria agli animali in difficoltà, il salvataggio e l’allevamento a mano di elefanti e rinoceronti orfani, insieme ad altre specie che, una volta cresciute, potranno godere di una qualità di vita pari a quella selvatica.”.
Una realtà che fornisce testimonianza profonda di quanto l’impegno e l’amore umano verso l’Ambiente possano davvero fare la differenza per far vivere in tutti noi la speranza di un cambiamento concreto nell’approccio che si ha nei confronti della Natura. Infatti, lo Sheldrick Wildlife Trust è stato fondato nel 1977 dalla Dottoressa Dame Daphne Sheldrick DBE in memoria del suo defunto marito, famoso naturalista e fondatore del Parco nazionale Tsavo East, David Leslie William Sheldrick MBE.
“Per oltre 25 anni Daphne Sheldrick, nata in Kenya, ha vissuto e lavorato al fianco di David, durante i quali hanno allevato e riabilitato con successo numerose specie selvatiche nella loro casa a Tsavo e presso le palizzate di Voi, costruite da David nel 1954. L’impegno di Daphne Sheldrick con la fauna selvatica è durato tutta la vita: è stata un’autorità riconosciuta a livello internazionale nell’allevamento di creature selvatiche ed è stata la prima persona a perfezionare il latte artificiale e le tecniche di allevamento necessarie per allevare con successo elefanti e rinoceronti neonati che dipendono dal latte.”
Le parole per celebrare il lavoro e la dedizione di Organizzazioni come questa, che abbracciano un nobile progetto di conservazione come scopo di tutta la propria vita, non saranno mai abbastanza.
Tuttavia, il parere di chi scrive il presente articolo è che, senza dubbio alcuno, non esiste legge adeguatamente potente senza un animo forte e coraggioso pronto a farsi carico di una missione così grande come quella di tutelare la biodiversità contro le più grandi minacce esistenti che, ricordiamo, non dipendono mai dalla Natura in sé, ma dall’essere umano.
Conclusioni
Riuscire a fornire una narrazione idonea a celebrare la grande bellezza e la profonda importanza della tutela dei paesaggi e della biodiversità africana è, a parere di chi scrive, un’impresa ardua.
Esploratori, scrittori, pittori e fotografi, nel corso degli anni, hanno raccontato l’Africa in tutta la sua maestosa grandezza, consentendo a chi mai vi ha messo piede, di godere di un piccolo assaggio dello splendore di quei territori lontani e selvaggi.
Osserviamo come, soltanto mirando una foto che ritrae un paesaggio africano, la natura sembra assorbirci al suo interno, avvolgendoci in un caldo abbraccio e traportandoci con gli occhi e con il cuore verso mete paradisiache, dove il cielo e la terra si incontrano all’orizzonte, e spazio e tempo sono concetti indefiniti.
Un sentimento così puro, che ci conduce ad una riflessione profonda sulla nostra esistenza, e su quanto le radici dell’animo umano siano strettamente connesse con quelle delle delicate creature che, assieme a noi, condividono la vita su questa Terra.
E doveroso è, in questo momento, citare le parole di chi l’Africa l’ha vissuta sulla propria pelle. Un ricordo che resta per sempre nel cuore.
“Ho vissuto una quantità infinita di cose meravigliose. Anche se con altri l’Africa è stata più clemente, io credo fermamente di essere uno dei suoi figli prediletti. Un gran mondo di poesia mi si è dischiuso quaggiù, e mi ha fatto entrare, e io l’ho amato. Ho guardato i leoni negli occhi e ho dormito sotto la Croce del Sud, ho visto le grandi praterie in fiamme, e le ho viste coperte di sottile erba verde dopo la pioggia, sono stata amica di Somali, Kikuyu e Masai, ho volato sopra le Ngong Hills – ho colto la più bella rosa della vita, e Freja ne sia ringraziata”.
Karen Blixen, Lettere dall’Africa (1914-1931)


