Fotografia: la profezia dell’Artico

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C’è qualcosa di paradossale nel modo in cui percepiamo l’Artico (ndr Artide). Lo immaginiamo come un mondo remoto, un regno di ghiacci eterni e silenzi infiniti, distante dalle nostre vite. Eppure, l’Artico è più vicino di quanto pensiamo, non solo geograficamente, essendo in parte europeo, ma soprattutto perché i suoi effetti arrivano a noi, ovunque siamo. Possiamo vederlo come uno scudo naturale contro il riscaldamento globale: i suoi ghiacci riflettono la radiazione solare, contribuendo a mantenere stabile la temperatura terrestre. Ma questo scudo si sta assottigliando.

Negli ultimi 45 anni, l’Artico, alle isole Svalbard in particolare, si è riscaldato quattro volte più rapidamente del resto del pianeta. Il riscaldamento globale di origine antropica, dovuto alla combustione di combustibili fossili, ai processi industriali e alla distruzione delle foreste tropicali, colpisce l’intero pianeta, ma è amplificato nell’Artico a causa dell’amplificazione artica.

Il ghiaccio riflette la luce solare più della terraferma o dell’oceano. Con il suo scioglimento, l’acqua scura sottostante assorbe più calore, accelerando ulteriormente la fusione in un circolo auto-rinforzante. Questo fenomeno sta portando alla progressiva scomparsa del ghiaccio marino estivo e al crescente rischio di fusione del permafrost, che intrappola enormi riserve di metano, un gas serra potentissimo. Il suo rilascio aggraverebbe ulteriormente il riscaldamento globale.

Fino al 2020, gli scienziati stimavano la scomparsa del ghiaccio estivo entro il 2042. Oggi, avvertono che potrebbe avvenire già nel 2030. Senza ghiaccio, l’Artico perderà il suo ruolo di regolatore termico, con conseguenze globali: aumento di eventi climatici estremi, innalzamento del livello del mare, perdita di biodiversità e sconvolgimenti negli ecosistemi. Tra gli animali più colpiti vi sono gli orsi polari, che dipendono dal ghiaccio marino per cacciare le foche. Con il ritiro del ghiaccio, gli orsi restano bloccati a terra più a lungo, riducendo le loro opportunità di caccia. Alcuni, alle Svalbard, hanno iniziato ad adattarsi e a cacciare renne, ma il cibo terrestre non è sufficiente a compensare la perdita delle foche.

Ma perché questo fenomeno è così intenso nell’Artico e non in Antartide? La spiegazione risiede nella differenza geografica tra i due poli: l’Artico è un oceano coperto da ghiaccio marino che sciogliendosi espone l’acqua scura sottostante. L’Antartide, invece, è un continente elevato coperto da una spessa calotta glaciale e da neve più persistente, che continua a riflettere la luce solare anche se si scioglie progressivamente. Questo rende l’amplificazione polare molto più intensa nell’Artico che al Polo Sud.

Il destino dell’Artico è intrecciato al nostro: non proteggerlo significa non proteggere noi stessi.

© Federica Cerruti | Sito Web | Instagram

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