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Un viaggio comincia molto prima della partenza; inizia quando per la prima volta pensi a quel luogo e nel tempo coltivi il desiderio di arrivarci. Posso dire che il mio viaggio alle Svalbard è iniziato quando da bambino, con gli occhi sognanti e pieni di stupore ho guardato in tv un documentario sugli orsi polari e su queste isole tanto a nord da essere praticamente invisibili ai miei occhi, nascoste dal supporto del mappamondo che avevo nella mia cameretta.
Ho sognato e immaginato a lungo questo viaggio fino a quando nel settembre 2022 la realtà ha sbaragliato sogni e immaginazione. L’incontro con queste terre selvagge crea dipendenza, ed è per questo che nel corso degli ultimi due anni ci sono tornato ben due volte. Viaggiare nell’Artico significa adattarsi ai ritmi imprevisti che la natura, forte ed imprevedibile, impone.
Qui ti rendi conto di essere uno spettatore che poco o nulla può di fronte ad una tale maestosità. Quando viaggi in luoghi così particolari devi necessariamente lasciarti plasmare, devi lasciare che la tua anima si emozioni creando una connessione con gli elementi intorno a te. In fondo noi siamo un tutt’uno con essi, abbiamo soltanto perso l’urgenza di viverli appieno.
Così attraverso i miei viaggi cerco di stimolare nuovamente questo senso di urgenza, sia mio che di tutti coloro che scelgono di far parte delle mie spedizioni. Perché come dico sempre la vita è un miracolo e non possiamo sprecare tempo a realizzare i sogni di qualcun altro. Ecco perché ora a poco più di un mese dal mio rientro sono pronto a condividere con voi il mio sogno e la mia ultima sensazionale esperienza.
Il volo

Il primo aereo segue la tratta Roma-Oslo dove ci fermiamo per la notte per poi riprendere un altro volo il giorno successivo fino a Longyearbyen la capitale delle Isole Svalbard, passando per Tromso. Che panorama da quassù! Sotto di noi il bianco della neve che rende ancor più affascinanti i boschi di conifere e la tundra nelle zone più a nord della Norvegia .
Ogni volta che il mio sguardo ha la possibilità di contemplare questi panorami, un’infinità di emozioni mi assale, ho come la sensazione di non poterne più fare a meno, anzi ne ho la certezza. È anche per questo che faccio di tutto per trasmettere l’essenza dell’Artico alle persone che viaggiano con me, affinché possano prepararsi mentalmente e psicologicamente a questa tempesta di emozioni che ti assale e non puoi contenere.
A circa un’ora dall’atterraggio previsto all’aeroporto di Longyearbyen, approfitto del poco tempo rimanente e mi godo il panorama che si svela dal finestrino. Sono impaziente di vedere qualche tratto di mare ghiacciato che in questo periodo dell’anno inizia a rompersi formando come un grande quadro di disegni geometrici. E finalmente dopo circa mezz’ora ecco le prime coste delle Svalbard.
Queste isole sono incredibilmente vaste e dall’aereo la vista è meravigliosa; immensi ghiacciai a picco sul mare, infinite coste e rilievi innevati che trasmettono immediatamente la potenza e la maestosità dell’Artico. Penso subito a tutti quegli animali che le popolano, orsi, volpi, renne, che attraversano quelle sperdute valli in cerca di cibo e alle sfide che affrontano per sopravvivere a queste latitudini.
La Valle dell’orso
Alle 12:40 circa come previsto, dopo aver sorvolato l’Isfjorden, il fiordo più lungo dell’isola di Spitsbergen, le cui acque bagnano la maggior parte degli esigui centri abitati dell’arcipelago delle Svalbard, atterriamo all’aeroporto di Longyearbyen su una pista corta e incredibilmente ghiacciata. La temperatura è accettabile, quattordici gradi sotto zero, ben al di sopra dei -35°C registrati nelle settimane precedenti. L’aeroporto è piccolino, atterrano soltanto uno o due voli al giorno, così una volta recuperati i bagagli saliamo sul pullman che ci porta in città, si fa per dire.
Man mano che ci avviciniamo, si iniziano a vedere i primi segni degli insediamenti umani costruiti nel periodo delle estrazioni minerarie e che hanno segnato la storia delle Svalbard. Il nostro hotel è il più in alto, a circa quindici minuti dal centro città e domina un po’ tutta la baia; rimane tra tutti il mio preferito, considerando il fatto che lo usiamo solitamente al nostro arrivo e prima della nostra partenza.
Una volta sistemati i bagagli ci prepariamo per la nostra prima escursione, insieme al mio amico Giancarlo che da molti anni lavora come guida qui alle Svalbard e che, di comune accordo, si è offerto per una breve gita in un luogo davvero strepitoso, Bjørndalen, in norvegese valle dell’orso, vallata tra le caratteristiche montagne delle Svalbard che si estende fino al mare; veramente un posto da sogno.

I motivi per i quali ci siamo spinti in questa valle sono essenzialmente due, sicuramente per godere della bellezza che riserva il panorama, e altresì per incontrare le volpi artiche che di tanto in tanto si fanno vedere da queste parti. Dopo una mezz’ora di camminata e alcuni chilometri percorsi sentiamo nitidamente un verso che riecheggia per la valle estremamente silenziosa. Siamo fortunati! È proprio il verso delle volpi, che definirei una via di mezzo tra un canto di un gallo con decibel ridotti e l’abbaiare di un cane.
A quel punto con l’aiuto del mio fedele binocolo Swarovski Cl 10×30 , riusciamo a vederle e fotografarle. Ancora una volta questa valle mi regala tante emozioni e la possibilità di ammirare questa specie che mi affascina moltissimo. Soddisfatti per gli scatti realizzati, torniamo verso Longyearbyen dove dopo un’ottima cenetta ci prepariamo a trascorrere la notte, che poi ad essere precisi notte non è, perché ormai in questo periodo dell’anno la luce regna per 24 ore.
Sulle tracce dell’orso

La mattina del secondo giorno siamo pronti per iniziare l’avventura del viaggio in motoslitta, dopo un breve briefing sulle norme di sicurezza e su come guidare il mezzo, finalmente si parte. Ci dirigiamo verso il Mijenfjorden, uno dei fiordi maggiori dopo quello di Longyearbyen. Il percorso è incredibile fin dal primo momento, tanto che dopo pochi chilometri ci ritroviamo, tra pareti di neve, dentro a un piccolo canyon dove scorgiamo qualche renna intenta a scavare alla ricerca di qualche filo d’erba.
La giornata è soleggiata ma il freddo è pungente e le sensazioni che si provano a stare lì sono straordinarie e difficili da spiegare a parole. Lontano da ciò che comunemente siamo abituati a definire vita mi sento bene, a mio agio, libero come non mai, di pensare e meditare. Continuando il nostro viaggio ci fermiamo per una breve sosta in cima ad un promontorio dal quale è possibile estendere lo sguardo sulla sottostante Reindalen (Valle delle renne), così da vedere in lontananza il Mijenfjorden completamente ghiacciato, la nostra destinazione finale.
Saliti nuovamente in sella delle nostre motoslitte e scesi sulla Reindalen ci troviamo davanti decine di renne che si riposano sdraiate sulla neve fresca. Cercando di non disturbarle passiamo oltre e ci dirigiamo sul fiordo ghiacciato, ed è proprio lì che dopo poco troviamo delle enormi impronte fresche di due orsi.
Ovviamente il pensiero che poco prima di me, nello stesso punto, sia passato un orso mi fa letteralmente volare con l’immaginazione e alimenta la speranza di poterne vedere almeno uno. Ripartiamo alla volta della nostra baita che ci ospiterà per la notte e nel percorso abbiamo la fortuna di assistere ad una scena incredibilmente dolce, una renna con il suo piccolo.

Arrivati alla nostra baita ci rilassiamo un pò, passiamo in rassegna tutte le foto e davanti ad un tè caldo godiamo della vista sul fiordo, offertaci dalle grandi finestre. Essere nuovamente in questo luogo a distanza di un anno circa, riporta alla mente i ricordi del mio primo incontro con l’orso polare; è proprio da queste finestre, che dopo aver passato tutta la notte sveglio e in attesa, l’ho potuto scorgere in lontananza, fotografarlo e filmarlo una volta avvicinatosi a poche centinaia di metri dalla baita.
La prima cosa che penso di fare, è di poter replicare, soprattutto dopo aver visto tutte quelle impronte poche ore prima. Mi piacerebbe rimanere sveglio tutta la notte, ancora una volta, in attesa. Questa volta però il clima è molto differente, è prevista una perturbazione che presto si trasformerà in una copiosa nevicata che pregiudicherà la visibilità. Così, anche se a malincuore, decido di riposare sperando il giorno dopo il clima sia più clemente e ci conceda quantomeno un pò di visibilità.
Un nuovo risveglio artico
Durante la notte sento che la nevicata si è trasformata in una vera e propria bufera, il rumore del vento artico che sferza la baita mi sveglia più e più volte. È mattina, e per prima cosa bisogna decidere che percorso scegliere, non prima però di aver consultato nuovamente le previsioni meteo, devo dire sempre molto attendibili. Decidiamo dunque di lasciarci la perturbazione alle spalle e andare verso Barentsburg, città mineraria russa attiva nonché l’unica abitata stabilmente come Longyearbyen.
Il viaggio che ci porta verso la città è difficile da definire e forse l’unico modo per rendere un po’ l’idea, è dire bianco! Soprattutto per il fatto che quando siamo partiti dalla baita e per un bel pezzo anche sul ghiaccio marino ci ha accompagnato una fitta nebbia bassa che ci permetteva di vedere soltanto le luci di posizione delle nostre motoslitte. Nonostante ciò la nostra decisione si rivela corretta! Ci lasciamo la tempesta di neve alle spalle e un timido sole ci guida fino alla città russa.
Lì ci fermiamo per una sosta di circa un’ora. Il caratteristico stile dell’est contraddistingue ogni cosa, dai palazzi alle statue. Un contrasto netto rispetto alla bellezza che le coste e i ghiacciai circostanti hanno da offrire. Tuttavia vedere contesti del genere è sempre interessante e istruttivo soprattutto per confrontarsi e imparare da nuove realtà. Il nostro tempo lì è terminato così ci rimettiamo in sella alle nostre motoslitte e ripartiamo.
La volpe giocosa
Ma poco prima di lasciare Barentsburg ecco spuntare dalla costa sottostante una meravigliosa volpe artica! Gli occhi si riempiono di emozione, decidiamo di fermarci e avvicinarla pian piano, non prima di esserci assicurati qualche scatto. Alla nostra vista, decide di rimanere incuriosita, lasciandosi osservare, filmare e fotografare per un bel po’, nascondendosi sotto la neve fresca, facendo finta di dormire, raggomitolandosi nel suo folto pelo invernale, per poi sparire nel bianco della costa innevata.

La vista sul mare da qui è mozzafiato; si riesce perfino a vedere la costa opposta con le sue alte montagne a picco sul mare di un blu profondo; dà la sensazione di infinito. Proseguiamo il percorso con la meraviglia negli occhi e la certezza che per ogni metro che percorriamo continueremo a ripeterci: “che posto pazzesco”.
In questo secondo giorno di spedizione, dopo aver leggermente modificato il percorso decidiamo di ripassare per Longyearbyen, dove ne approfitteremo per fare rifornimento dal momento che è di strada, per poi ripartire subito alla volta del nostro secondo rifugio sperduto nel nulla, dove passeremo le due notti successive: una bellissima baita in legno, il Krekling Lodge, recentemente ristrutturata. Nonostante i circa centocinquanta chilometri percorsi, l’adrenalina è talmente alta che non sentiamo la stanchezza.
Questa giornata ci ha regalato emozioni indimenticabili e speciali. Come il giorno precedente, anche ora prima di riposare è necessario stabilire il percorso da seguire l’indomani. Dopo attente valutazioni, necessarie e doverose nell’artico, decidiamo di recarci sulla East Coast, passando per la baia di Monbukta; c’è solo una condizione da rispettare, partire presto e uscire dal ghiaccio marino prima delle ore quindici.

Quest’anno le condizioni del ghiaccio sono davvero ottimali, ma nel pomeriggio la marea si alza consentendo all’acqua di penetrare nei numerosi buchi presenti nel pack rendendo la neve e il ghiaccio superficiale una poltiglia difficile da attraversare con le motoslitte. Mi metto a dormire con tanta speranza per il giorno successivo, non dopo aver rassicurato i partecipanti sulle potenzialità del posto che avremmo visitato il giorno seguente, naturalmente senza minimamente immaginare che da lì a poche ore avrei vissuto una delle esperienze più belle della mia vita.
Il giorno sognato
Puntualissimi partiamo per affrontare un viaggio piuttosto lungo, infatti circa duecento chilometri ci separano dalla costa est; le prime difficoltà non tardano ad arrivare. Nonostante il sole splendente, il forte vento contrario rende il freddo difficile da sopportare, e attraversiamo un ghiacciaio e la sua morena sferzati da raffiche di vento gelido che a stento ci permettono di tenere gli occhi aperti. Come ho detto all’inizio, viaggiare nell’artico è un continuo adattarsi alle forze della natura .
Ad una decina di chilometri dalla baia il vento si placa concedendoci di proseguire con più tranquillità. Ed è proprio all’entrata della baia che compare davanti a noi un esemplare femmina di orso con il piccolo al seguito. Immediatamente ci fermiamo, spegniamo le motoslitte per non disturbarla e la osserviamo sfilare davanti a noi con il suo meraviglioso batuffolo di pelo bianco, che con passo incerto e buffo segue mamma orsa.
Così come un fulmine, ho tirato fuori la macchina fotografica e il binocolo per filmare e immortalare ogni secondo di questa magnifica scena. Anche se hanno percepito la nostra presenza, essendo a distanza di sicurezza mamma orsa non sente la nostra pressione né si sente minacciata, cosa che le permette di continuare normalmente le sue attività. Per lei questo è un periodo delicato, non è affatto facile procacciare il cibo avendo sempre a fianco il suo cucciolo.
Non potrebbe infatti lasciarlo solo con il rischio di essere predato da qualche maschio adulto. Siamo rimasti lì a guardarli per un bel po’ ed è stato incredibile assistere alla tenerezza scoordinata e buffa del cucciolo, mentre giocava accanto alla mamma assopita. Incredulo e senza parole, stavo guardando il mio sogno di bambino realizzarsi davanti ai miei occhi. Come dicevo, per una mamma non è un periodo facile quello che trascorre con il suo cucciolo di pochi mesi di vita, quindi per non stressarla decidiamo di rimanere distanti e piano piano ci allontaniamo.
Iniziamo a guidare fuori dalla baia e il panorama diventa sempre più affascinante rispetto a ciò che abbiamo visto fin d’ora; ci troviamo su una distesa di ghiaccio disseminata di iceberg staccatisi dal fronte del ghiacciaio e rimasti intrappolati quando la superficie ha iniziato a ghiacciarsi. Guidiamo sul ghiaccio prestando attenzione a tutta la meraviglia che ci circonda quando in lontananza vedo qualcosa che ci muove. Prendo il binocolo ed eccolo!
A circa 500 metri da noi un orso, probabilmente un maschio intento a mangiare. Guardo e riguardo ed in bocca ha un cucciolo di foca. Non ci posso credere a poca distanza dalla mamma con il cucciolo, un altro orso, che emozione! Come prima cosa ci fermiamo e stando a distanza, lo osserviamo muoversi nel suo habitat. Dopo un po’ lo vediamo muoversi verso di noi, ci ha fiutati. Speriamo si avvicini un po’ e nel frattempo ripassiamo le regole di sicurezza, ovvero, motoslitta sempre vicina pronta per la fuga.

Scrutiamo con attenzione l’orso a qualche centinaio di metri da noi, non dimenticando di controllare anche in altre direzioni, perché in qualsiasi momento potrebbe sbucarne un altro e la situazione diventare pericolosa. Nel frattempo mi preparo per filmare e vedo che l’orso si sta spostando; dapprima sceglie la via diretta per venirci incontro, poi come è normale che faccia un animale di questo tipo, cerca di aggirarci, prendendo una via molto più lunga, ma che ci permette di osservarlo per lungo tempo e di prevedere anche le sue mosse così come la possibilità di raggiungerlo in una zona di maggiore sicurezza.
Così prendiamo nuovamente le nostre motoslitte e ci spostiamo, finché non lo raggiungiamo e gli tagliamo la strada, superandolo. È proprio così, ci avrebbe voluto sorprendere alle spalle, come il più classico dei predatori. Ma con un orso polare c’è poco da scherzare, visto che seppur per un breve periodo di tempo, è comunque in grado di raggiungere velocità di cinquanta/sessanta chilometri orari ed uccidere un uomo con una sola zampata. E mentre noi lo superiamo, lui, dopo pochi minuti taglia sulla nostra traiettoria e decide di mettersi a pescare nei pressi di un iceberg a circa cento metri da noi.

L’emozione è incontenibile! Vedere un altro orso, per lo più mentre sta cacciando, è un privilegio che pochi nella vita possono avere. E io ero li! Stavo vivendo proprio ciò che volevo, il sogno di ogni fotografo naturalista e appassionato di natura selvaggia. Avevo visto bene poco prima con il binocolo, il sangue sul muso e sulle zampe era chiaro, il più temibile dei carnivoro aveva colpito!
Intento a continuare la sua caccia e dopo aver documentato a sufficienza anche le sue scorribande, decidiamo di allontanarci, come in precedenza avevamo fatto, anche questa volta per evitare di stressare troppo l’animale. Entusiasti per ciò che in poche ore abbiamo visto ci rimettiamo in marcia e iniziamo ad allontanarci dal mare per dirigerci verso la morena del ghiacciaio.
Proseguiamo per circa 400 metri e mai ci saremmo aspettati di vedere un’altra mamma questa volta con due cuccioli arrampicati sulla sua schiena. Se fosse possibile avere un’immagine della tenerezza sarebbe esattamente questa: una mamma che tiene al sicuro i suoi piccoli mentre giocano e non percepiscono in alcun modo i pericoli che l’ambiente intorno nasconde. Le scene che si susseguono sono a dir poco emozionanti.

I cuccioli sono un tutt’uno con la mamma, si nascondono nel suo folto pelo e di tanto in tanto tirano su la testa per scorgere noi a poche centinaia di metri di distanza. In questi particolari momenti, unici e piuttosto rari, è fondamentale avere mille accorgimenti per ridurre al minimo lo stress e il disturbo a quello che ad oggi, rappresenta uno degli animali più a rischio del pianeta, cacciato ancora per piacere in molte parti dell’artico, ma per fortuna non più qui alle Svalbard.
In circa quattro o cinque ore, abbiamo avuto il privilegio di osservare sei orsi, tra adulti e cuccioli, nel loro habitat naturale e durante le loro normali abitudini quotidiane, quelle di un adulto a caccia o quelle di una mamma che nutre i suoi piccoli e ne ha tenera cura. Forse a parole, esprimere i sentimenti provati in quei momenti è difficile, e se non vissuti di persona, trasmetterli lo è ancor di più.
Artico, mondo unico
L’artico si sta surriscaldando ad un ritmo sempre più veloce, e gli sconvolgimenti climatici stanno mettendo a dura prova tutti gli animali che popolano queste latitudini, di conseguenza non sappiamo per quanto ancora avremo il privilegio di osservare certe specie di animali, come gli orsi. È di vitale importanza quindi recarsi in questi territori con un approccio conservativo, mettendo il nostro interesse, che sia fotografare o filmare, da parte.
Lo spirito di queste spedizioni artiche è quello di emozionarsi di fronte alle meraviglie della natura, che siano paesaggi ghiacciati o animali imponenti, adattandosi ai ritmi che questo posto estremo impone, non alterando in alcun modo gli equilibri presenti, anzi possibilmente arricchendoli con una corretta gestione e informazione.
Il nostro viaggio è quasi giunto al termine; il giorno successivo infatti dopo un meraviglioso giro panoramico a TempleFjord, passando per un canyon strepitoso e a tratti complesso, rientriamo nel tardo pomeriggio verso Longyearbyen, ripensando continuamente alla valanga di emozioni che ci ha travolto e che porteremo sempre nel cuore. Trascorreremo ancora poche ore in queste terre meravigliose rilassandoci tra i musei e i negozi del centro, in attesa di prendere il giorno successivo un volo per Oslo.
Conclusione
Nel frattempo i miei pensieri prendono vita e i miei sentimenti per queste terre selvagge sono espliciti, non posso contenerli, creano dentro di me sensazioni contrastanti. Mi rendo conto che soltanto poche persone riescono ad emozionarsi in questo modo di fronte alle meraviglie che il nostro pianeta ci mette dinanzi. E devo ammettere che questo crea in me sempre un po’ di malumore. Oltre a far parte del mio lavoro, i boschi, le montagne, gli animali, rappresentano la mia vita e senza di essi non potrei vivere, mi sentirei vuoto e in trappola.
Per questo amo trasmettere questi valori alle persone intorno a me, sottolineando l’importanza di una vita di qualità rispetto ad una vita piena di comodità come quelle che la città può apparentemente offrire. Riscopriamo noi stessi, i valori perduti e le necessità vitali, coltiviamo i nostri sogni e prendiamoci il tempo per riflettere sulla meravigliosa creazione che ci circonda, perché la vita è un dono che va usato con responsabilità e gratitudine e non possiamo permetterci di sprecarla.
Testi Edoardo Ciferri / Sara Pitturru.


