Fotografia: la fine di una specie di Andrea Boccini

Fotografia: la fine di una specie di Andrea Boccini, una riflessione sullo stato di conservazione del rinoceronte.
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Sudan, l’ultimo maschio di rinoceronte bianco del nord, è morto nel marzo 2018 a 45 anni, dopo averne spesi 43 in cattività. Quando venne catturato nel 1975, a soli 2 anni, erano circa 700 gli esemplari rimasti, l’anno della sua morte erano 3: lui, sua figlia e sua nipote. La cattività è stata la sua salvezza e la sua condanna. Esposto in uno zoo ad un clima non favorevole è stato impiegato per la riproduzione, in 34 anni, solo 3 gli accoppiamenti di successo. Dal 2009 al 2018 è tornato nel suo habitat, forse tardi, ma comunque in un ambiente tutt’altro che naturale: 9 anni circondato e sorvegliato h24, 7 giorni su 7, da guardie armate e dalla prima unità cinofila altamente addestrata del Kenya. Sembrava di stare nel caveau di una banca. Il suo legame più stretto era con gli umani, l’animale che l’ha spinto verso l’estinzione. La fine di una specie è un evento molto silenzioso, nascosto alla vista, un momento fatto di solitudine pura, di isolamento estremo.

Il 95% dei rinoceronti del mondo è scomparso negli ultimi 40 anni a causa del loro corno, la sostanza organica più costosa ed una delle 10 più costose al mondo ($ 110 al grammo). Il suo valore è determinato dalla domanda per la produzione di afrodisiaci nella medicina tradizionale cinese. La cheratina che lo compone, la stessa sostanza delle unghie umane, non ha proprietà afrodisiache. La legge di mercato è una condanna ad estinzione certa: a parità di domanda, più il numero di esemplari cala (l’offerta), più il suo valore è destinato ad aumentare. Maggiore il valore, maggiori saranno gli sforzi per abbatterne altri. Un sistema vizioso che spinge all’esaurimento. Oggi questa è l’estinzione: esaurimento scorte.

Il luogo dove abbiamo conosciuto Sudan è Ol Pejeta Conservancy , Laikipia County, Kenya, un luogo dove si cerca in tutti i modi di salvare le specie più a rischio, come rinoceronti e scimpanzè. Dal 2004 ad oggi la riserva di Ol-Pejeta conta 16 rinoceronti deceduti.

La cosa più strana che ricordo fu la mancanza di una forte emozione nel trovarsi davanti all’ultimo di una specie. La mia mente era completamente assorbita dallo scattare foto, sempre dietro l’obiettivo, mi ripetevo che non avrei avuto una seconda possibilità. Il tempo a disposizione terminò e nel tornare alla macchina realizzai che quella sarebbe stata l’ultima volta in presenza di questo animale. Mi voltai verso Sudan, sperando di poterlo ammirare a pieno, ma era troppo tardi, non lo vidi più. Così quella forte emozione finalmente arrivò, mi crollò addosso come una valanga. Mai mi era successo di provare un così definitivo senso di distacco. A pochi mesi da quell’incontro la notizia della sua morte.

Oggi restano solo due esemplari di rinoceronte bianco del nord, due femmine, Fatu e Najin. La fecondazione artificiale è l’unica alternativa all’estinzione, grazie al materiale riproduttivo collezionato dai maschi deceduti e conservato in ibernazione. Najin è ormai troppo anziana per poter essere fecondata, nel 2021 è stata ritirata dal programma di allevamento. Fatu rimane quindi l’ultima speranza per la sopravvivenza della specie.

© Andrea Boccini | Linkedin | Instagram | Youtube

Andrea Boccini

Fotografo documentarista, artista visivo e ambasciatore della biodiversità. Dal 2016 racconto la conservazione attraverso il progetto documentaristico “The missing link”: un’indagine sul legame tra uomo e fauna selvatica e sulla coesistenza nelle aree di confine tra natura “selvaggia” e “civiltà”.  Dal 2017 sono volontario attivo in progetti internazionali per la conservazione di ecosistemi a rischio.

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