Il 17 aprile 2024, durante la Our Ocean Conference il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha annunciato che la Grecia sarà il primo stato europeo a bannare la pesca a strascico nelle aree protette del suo territorio entro il 2026 e ad abolire questa tecnica altamente distruttiva entro il 2030. Praticata sin dal 1300, la pesca a strascico è una delle tecniche più utilizzate al mondo in quanto in grado di fornire un quarto del pescato.
Reti di varie ampiezze vengono trainate da una o più barche attivamente sui fondali per una cattura efficace di specie demersali, cioè specie che vivono in prossimità o ancorate ai fondali. Numerosi sono i danni, a volte irreversibili, che questa attività antropogenica frequente e intensa provoca ai fondali e alla biodiversità marina.
Le reti risultano fortemente impattanti sui fondali, a livello dei quali causano la risospensione dei sedimenti, il rilascio di CO2 in acqua e in atmosfera e alterazione delle caratteristiche chimico, biologiche e morfologiche .
Oltre alla cattura di specie di interesse commerciale la pesca a strascico è responsabile della cattura di specie protette e di specie non target, risultando così una forte minaccia per la biodiversità. Tra le ulteriori problematiche legate alla pesca a strascico troviamo anche le reti fantasma, che perse in mare durante l’attività di pesca, rappresentano fonti di mortalità della fauna marina e fonti di inquinamento per via del rilascio delle microplastiche.


