Nonostante l’adattabilità e la resilienza oggi il cammello selvatico è una specie a rischio di estinzione. La domesticazione dei cammelli ha contribuito a preservare questo importante animale rivoluzionando il rapporto tra uomo e animale e generando un profondo impatto sulla storia umana. Per migliaia di anni, i cammelli sono stati essenziali per le società umane nelle regioni desertiche di tutto il mondo. La prima domesticazione dei cammelli conosciuta avvenne nella penisola arabica intorno al 3.000 a.C. Il dromedario (Camelus dromedarius) o cammello africano fu la prima specie di cammello ad essere addomesticata.
A differenza dei cavalli, i dromedari hanno maggiore resistenza e conservano acqua più a lungo, queste caratteristiche consentivano alle popolazioni nomadi di percorrere distanze più lunghe attraverso il deserto. Per le tribù nomadi le carovane di dromedari divennero fondamentali nel trasporto merci, nelle esplorazioni e nelle campagne belliche, svolgendo un ruolo significativo nell’espansione degli imperi. Nella mitologia araba il cammello era visto come un dono di Dio. La cultura millenaria dei Berberi, nomadi del deserto del Sahara, è stata plasmata proprio da questo legame con il dromedario, animale divenuto una vera e propria effige, famosa in tutto il mondo, un simbolo di resilienza e sopravvivenza contro tutti gli ostacoli. I popoli Berberi e Beduini ancora oggi fanno affidamento sui dromedari.
La cultura indiana dei cammelli è unica a livello globale: da strumento di guerra a sacro membro della famiglia. I dromedari vennero introdotti prima in Pakistan nel 717 durante le invasioni musulmane, poi in Rajasthan nel 997 dagli invasori afgani. Impiegati nei corpi militari dei Maharaja fino agli anni 40, per poi essere rilevati dai Raika. Storicamente, i Raika osservano diversi tabù nell’utilizzo dei cammelli, ad esempio non macellarli mai o mangiarne la carne, non vendere il latte, né la lana, né alcuna femmina di cammello. Proverbi comunemente diffusi sono “Vendere il latte è come vendere il proprio figlio” e “Sposami in un villaggio con molte cammelle”. L’unico “prodotto” che le usanze tradizionali permettevano loro di vendere erano i cammelli maschi. Queste tradizioni hanno in gran parte lasciato il posto a un atteggiamento più pragmatico per poter rispondere alle esigenze economiche.
Importati per viaggiare nel deserto, i cammelli non sono animali nativi dell’Australia, eppure la popolazione di cammelli selvatici più numerosa al mondo è proprio nell’Outback australiano. Con l’arrivo di camion e automobili, sono stati progressivamente sostituiti in quanto obsoleti, e quindi liberati o venduti all’industria della carne. Ancora oggi vengono allevati per fornire carne e tour nel deserto ai visitatori. Nel 2020, dopo i massicci incendi boschivi, migliaia di cammelli selvatici sono stati abbattuti per salvare riserve d’acqua e condizionatori d’aria nelle regioni devastate dalla siccità e, come dissero alcuni, per impedire loro di “contribuire al riscaldamento globale poiché emettono metano”. Nello stesso periodo si contavano circa 24 milioni di bovini allevati in Australia, responsabili di circa il 6 % delle emissioni di gas serra annuali. Nel 2023 sono saliti a circa 28 milioni di capi.










