Esseri umani e oceani, insieme per un futuro sostenibile.

Conoscere gli oceani per sviluppare con loro una relazione equa e armoniosa. Al meeting UNESCO di Venezia va in scena l’Ocean Literacy.
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Conoscere gli oceani per sviluppare con loro una relazione equa, giusta e armoniosa. All’incontro UNESCO di Venezia, lo scorso giugno, l’Ocean Literacy è stata protagonista. È nata, così, la prima Dichiarazione per l’Alfabetizzazione Oceanica, la Venice Declaration for Ocean Literacy in Action.

La Dichiarazione di Venezia sull’Ocean Literacy

In linea con gli obiettivi sanciti dalla decade dedicata alla scienza degli oceani nella Vision 2030 per lo Sviluppo sostenibile ONU e frutto del primo incontro UNESCO interamente dedicato al tema della Literacy oceanica, la Dichiarazione di Venezia sull’Ocean Literacy (una “alfabetizzazione” in merito alle tematiche del mondo oceanico) è un impegno a promuovere educazione e ricerca, nonché un’assunzione di responsabilità verso lo stato di salute delle distese blu del pianeta e della vita che da esse dipende.

La Dichiarazione di Venezia sull’Ocean Literacy
La Dichiarazione di Venezia sull’Ocean Literacy

Il ruolo della Literacy per la protezione di mari e oceani

Perché un evento UNESCO dedicato al tema dell’alfabetizzazione oceanica? La prima Ocean Literacy World Conference, tenutasi il 7 e l’8 giugno scorsi a Venezia (in occasione, tra l’altro, della Giornata Mondiale degli Oceani, il cui tema di quest’anno era “risvegliare nuove profondità” per “connettere persone e oceani”), nasce dall’esigenza di difendere la salute del polmone blu del pianeta e di diffondere pratiche sostenibili a tutti i livelli della società, e di farlo aumentando gli sforzi per la ricerca e l’educazione.

La tematica è infatti urgente: lo “State of the Ocean Report 2024 “, redatto dalla stessa UNESCO e pubblicato a maggio, aveva evidenziato come la velocità di riscaldamento dell’oceano sia raddoppiata negli ultimi due decenni, con un innalzamento del livello del mare di oltre 20 centimetri negli ultimi 100 anni. Per la loro rilevanza, il contenimento di questi fenomeno è presente anche all’interno dell’Agenda ONU per lo Sviluppo Sostenibile 2030, la quale insiste sulla tutela della biodiversità marina e dei delicati equilibri che avvengono all’interno di mari e oceani, capaci di influenzare la salute dell’acqua e dell’aria a livello globale.

Per raggiungere questi obiettivi, occorre promuovere la Literacy oceanica, ovvero la conoscenza dei mari, delle loro caratteristiche e dell’importanza unica che rivestono nel nostro ambiente. Ciascuno di noi può assumere, così, il ruolo di “difensore degli oceani”.

La conferenza di Venezia è stata organizzata dal Gruppo Prada (che dal 2019 porta avanti il progetto “Sea Beyond“, nome che gioca sull’espressione inglese “see beyond“, “vedere oltre” e il termine “sea“, “mare“) e dall’Intergovernmental Oceanographic Commission dell’UNESCO, ed è stata l’occasione per lanciare la Dichiarazione di Venezia, il nuovo strumento per il raggiungimento degli obiettivi di promozione e salvaguardia di mari e oceani.

-“Abbiamo bisogno di una società alfabetizzata sui temi oceanici, che chieda politiche rispettose del diritto intrinseco dell’oceano di esistere, fiorire, rigenerarsi“-, si legge nel testo finale.

Il supporto agli obiettivi del Decennio Oceanico

La missione dell’Ocean Decade, il “Decennio Oceanico” 2021-2030 interamente dedicato alle scienze del mare e all’utilizzo consapevole delle risorse marine, è quella di sviluppare soluzioni trasformative per promuovere lo sviluppo sostenibile. La sfida numero 10, in particolare, si lega in modo diretto al tema dell’Ocean Literacy, in quanto mira a diffondere la comprensione del ruolo vitale degli oceani per l’umanità e il benessere planetario. La Dichiarazione di Venezia si pone, quindi, l’obiettivo di cogliere tutte le opportunità possibili per invertire la rotta del disastro ecologico e assicurare il benessere degli ecosistemi oceanici, oggi e in futuro.

Assicurare che i molti valori e i servizi degli oceani per il benessere umano, la cultura e lo sviluppo sostenibile siano ampiamente compresi, che la connessione tra società e oceano sia rafforzata e che aumentino la motivazione, le capacità e le opportunità per le persone in tutti i settori della società per prendere decisioni e agire in modi che assicurino la salute dell’oceano sono i principali obiettivi della sfida.

Il supporto agli obiettivi del Decennio Oceanico
Il supporto agli obiettivi del Decennio Oceanico

Per agire efficacemente, occorre, insomma, diventare consapevoli del fatto che le maggiori minacce contemporanee alla salute degli oceani sono provocate dall’attività umana e, al tempo stesso, che dalla salute degli oceani dipende il nostro benessere. Principi che la comunità scientifica afferma da tempo ma che richiedono ancora un’approvazione unanime da parte di governi e istituzioni.

Una nuova visione della scienza

Un approccio di responsabilità condivisa richiede, inoltre, una nuova visione della scienza, la quale dovrà, in modo sempre più profondo e articolato, abbracciare un approccio interdisciplinare e dialogare con sistemi di conoscenza che includono aspetti culturali, spirituali e tradizionali. Avvicinare scienza e persone, aumentando la consapevolezza, all’interno delle comunità, dell’importanza della ricerca scientifica e della condivisione di saperi ed esperienze, è la strada per coltivare i frutti di uno sforzo comune.

Cittadini del mare

La divulgazione scientifica e la ricerca possono supportare anche la diffusione della cosiddetta “Marine Citizenship“. La “cittadinanza del mare” è un sentimento di comunione con le distese blu, che promuove la consapevolezza sul destino comune che ci lega alla natura e il senso di responsabilità che da questo deriva. Si tratta di un modello in cui tutti sono coinvolti e si sentono parte in causa nelle politiche di gestione delle risorse naturali, sviluppando la volontà di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano il futuro del mare.

Dalla teoria all’azione

Il movimento per l’Ocean Literacy ha subito un grande cambiamento negli ultimi anni. Nato come un’iniziativa rivolta alle scuole, e con il semplice fine di condividere informazioni scientifiche e divulgative, nel tempo si è evoluto fino a diventare una comunità globale per il riconoscimento del valore inestimabile degli oceani e dei mari, per il riconoscimento della loro importanza culturale oltre che scientifica, in quanto elementi essenziali per la prosperità delle comunità, il loro benessere, la loro salute (pensiamo, soltanto, agli effetti di iodio e sali minerali sul corretto funzionamento della tiroide, ma anche alla capacità del mare di fornire cibo e nutrimento e di promuovere il benessere mentale).

Il piano per l’Ocean Literacy di oggi include fondi dedicati e programmi divulgativi e di ricerca ampi, che possano toccare i tanti, diversi temi che legano mari e oceani agli esseri umani: tra questi, aspetti economici, politici, artistici, educativi, naturalistici, articolati in percorsi “blu”.

La Dichiarazione di Venezia ha reso un servizio, inoltre, nel definire l’agenda per il prossimo incontro della Commissione, che si svolgerà a Nizza, in Francia, nel giugno del 2025. La Costa Rica, che da sola ospita il 3.5% delle specie marine globali, sarà co-partner, insieme alla Francia, dell’iniziativa. In attesa di UNOC 2025 , verranno lanciate iniziative ad hoc per il ripristino degli ecosistemi costieri, invitando a partecipare alla costruzione di nuovi modelli anche membri che si trovano al di fuori della comunità accademica, come i rappresentanti delle comunità indigene e costiere. L’educazione coinvolgerà anche imprenditori e lavoratori di tutti i settori: in quanti, infatti, sono consapevoli dell’impatto della propria attività sulla salute dei mari? Incoraggiare, infine, il dialogo intergenerazionale e creare spazio perché emergano nuovi leader dello sviluppo marino sostenibile, sono altri due obiettivi chiave della risoluzione.

Ripristino degli ecosistemi costieri.
Ripristino degli ecosistemi costieri.

L’effetto atteso è di promuovere una visione integrata che assicurerà la protezione dei diritti umani e dei diritti oceanici, ripristinando il valore dei sistemi di conoscenza locali e tradizionali e delle pratiche intangibili che costituiscono un’eredità comune.

Al centro, anche le cosiddette Nature Based Solution, innovazioni che puntano a disegnare soluzioni nuove cucite, come un abito su misura, sulle esigenze e le caratteristiche rigenerative della natura stessa.

Riscoprire la complessità

La Dichiarazione abbraccia, infine, il concetto di complessità: un approccio aperto, curioso e interdisciplinare, basato sulle connessioni, per sviluppare resilienza e affrontare al meglio le sfide per la protezione di mari e oceani. Rivelando, inoltre, “il potenziale creativo dell’essere umano” e “spegnendone” le tendenze distruttive. Rigenerare, ripristinare, riparare e riconnettere: questo il mantra di chi abbia compreso le tante sfaccettature che caratterizzano la vita negli oceani, i loro equilibri biochimici e i legami con le comunità locali. Senza dimenticare, poi, di tenere traccia dei miglioramenti: tra i prossimi passi non manca, come è prassi ormai comune negli strumenti ONU, la definizione di target chiari, con precisi obiettivi quantitativi e lo sviluppo di data set.

Conclusione

La Dichiarazione di Venezia sull’Ocean Literacy (Venice Declaration for Ocean Literacy in Action) rappresenta un evento importante per la promozione dello studio degli oceani e della consapevolezza della loro rilevanza per il benessere del pianeta e delle comunità umane. Una prima risoluzione, che dovrà essere integrata nel prossimo futuro da altre iniziative presenti nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, con particolare riguardo all’SDG14 “Vita sott’acqua”.

In occasione della presentazione del documento, Lorenzo Bertelli, Executive Director del Gruppo Prada (che insieme all’UNESCO ha organizzato l’evento di Venezia) e Patron dell’Ocean Decade Alliance, ha dichiarato: -“Ci auguriamo che il documento possa sensibilizzare i decisori, affinché mettano al centro dell’agenda internazionale la tutela dell’oceano“-. Francesca Santoro, Senior Programme Officer di UNESCO, ha ribadito che si tratta di un primo passo: -“La Venice Declaration è una comunità di persone: il documento che approviamo oggi non è la fine ma l’inizio“-.

La Dichiarazione è, dunque, “materia viva”. Essa costituisce un’assunzione di impegno verso lo sviluppo di un mondo più attento alla salute degli oceani e dei mari e, nel prossimo futuro, si arricchirà di contributi da parte di tutti gli attori coinvolti. Per creare ponti e disegnare nuove strade verso uno sviluppo sostenibile in armonia con le distese blu del pianeta, da cui dipende il nostro futuro.

Anna Stella Dolcetti

Specializzata in management e sostenibilità presso la LUISS di Roma e l'Imperial College di Londra, mi sono formata nelle materie dello sviluppo sostenibile, della finanza verde e del management delle risorse e della biodiversità presso l'UNITAR, lo JRC della Commissione Europea, l'EIIS e il WWF. Ho lavorato all'interno di grandi gruppi multinazionali del settore farmaceutico, occupandomi di scrittura scientifica, innovazione e ESG. Dal 2018 collaboro con diversi diversi gruppi editoriali e think tank nella ricerca e nella scrittura sui grandi temi dell'ambiente e della sostenibilità.

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