La tutela della biodiversità nell’Agenda ONU 2030.

Tutela della biodiversità e sviluppo sostenibile si intrecciano negli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.
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Nel piano d’azione globale adottato dalle Nazioni Unite per raggiungere gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile, la tutela della biodiversità si configura come elemento imprescindibile per la costruzione di un mondo più resiliente. Esploriamo insieme questa tematica fondamentale per il futuro del pianeta, partendo dalle basi: come nasce e in che cosa consiste l’Agenda 2030?L’Agenda 2030 è un programma globale sviluppato nel 2015 con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile nel mondo. Il piano si rivolge sia ai paesi in via di sviluppo che alle economie più avanzate.

All’interno dell’Agenda, composta in tutto da 17 obiettivi, i “Sustainable Development Goals” noti anche con l’acronimo SDGs (i cui temi spaziano dalla risoluzione dei conflitti al contrasto alla fame del mondo, dallo sviluppo di condizioni di lavoro dignitose per tutti all’uguaglianza di genere, fino alla lotta ai cambiamenti climatici) e 169 target associati, i riferimenti alla tutela della biodiversità sono molteplici. Tra questi, due obiettivi (SDG14 e SDG15) sono esplicitamente dedicati alla protezione degli ecosistemi. L’Agenda 2030 contiene criteri di valutazione sia qualitativi che quantitativi (in tutto 244 indicatori), i quali permettono di stimare con precisione i progressi raggiunti.

Tutela della biodiversità e definizione di sviluppo sostenibile

Piana di Castelluccio di Norcia, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. © Chiara Moncada.
Piana di Castelluccio di Norcia, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. © Chiara Moncada.

La biodiversità, ovvero la varietà della vita sulla terra intesa sia come diversità di specie che genetica ed ecosistemica, è un patrimonio globale la cui salute può influenzare direttamente o indirettamente molteplici aspetti della vita delle comunità umane sul pianeta, e non da ultime le nostre economie. Già nel 2021, un celebre rapporto commissionato dal governo britannico all’economista indiano Partha Dasgupta aveva messo in luce il valore economico della biodiversità (a cui si affianca sempre un valore intrinseco, inestimabile) e il ruolo che essa riveste per lo sviluppo e la crescita delle nostre società.

Il concetto di valore della natura, sottolineava Dasgupta, dovrebbe essere integrato in tutte le valutazioni e in tutti i modelli decisionali di tipo socioeconomico, per progredire verso un nuovo approccio allo studio degli impatti delle diverse attività sull’ambiente e promuovere l’elaborazione di strategie per la salvaguardia di questo patrimonio. In particolare, la perdita di biodiversità rappresenta un grave rischio per la stabilità, il mantenimento e il raggiungimento del benessere sociale ed economico nel mondo.

Ecosistemi sani forniscono, infatti, benefici inestimabili che si traducono in servizi ecosistemici: risorse vitali come acqua, cibo e materiale da costruzione, principi attivi medicinali, suoli sani e fertili, aria pulita e protezione da eventi climatici estremi. Una natura in salute, inoltre, consente lo sviluppo di attività culturali e turistiche che generano nuovi posti di lavoro, in un circolo virtuoso che si autoalimenta. La biodiversità è oggi minacciata da numerosi fattori, tra i quali l’inquinamento, la deforestazione, i cambiamenti climatici e l’uso indiscriminato delle risorse naturali.

La tutela della biodiversità è tra le sfide più urgenti e critiche della nostra epoca e un tassello essenziale delle misure volte a garantire uno sviluppo sostenibile, ovvero uno sviluppo capace cioè di garantire la crescita e soddisfare i bisogni delle generazioni presenti, senza tuttavia compromettere lo stesso diritto per le generazioni future.

Una sola salute: la visione “One Health”

Se l’ambiente “soffre”, anche la salute umana corre dei rischi. Con l’SDG3, le Nazioni Unite si ripropongono di assicurare una vita sana e di promuovere il benessere per tutti. Molti target correlati a questo obiettivo, come la riduzione dell’incidenza di malattie infettive e delle pandemie, la promozione della salute mentale e la riduzione dell’incidenza di patologie legate all’inquinamento, si connettono direttamente alla tutela e al ripristino della natura, secondo il principio “One Health”, che riconosce come indissolubilmente legate la salute umana, animale e degli ecosistemi. Un ambiente sano e resiliente limita il diffondersi di zoonosi, supporta il benessere fisico e mentale dei cittadini, emette ossigeno e assorbe le emissioni di CO2, mentre agisce come un filtro naturale per garantire acqua e aria pulite.

La biodiversità a tavola

Vacche al pascolo.
Vacche al pascolo.

Agricoltura e allevamento sono tra i settori più impattanti in termini ambientali. La biodiversità è particolarmente minacciata dal consumo e dall’impoverimento dei suoli legati ai pascoli e all’utilizzo dei campi per le pratiche di agricoltura intensiva, dall’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, dal depauperamento delle risorse idriche. Il mantenimento e il ripristino di ecosistemi sani attraverso pratiche agricole e di allevamento responsabili è al centro degli obiettivi di sviluppo sostenibile legati a consumo e produzione responsabili (SDG 12), al raggiungimento della sicurezza alimentare e all’eliminazione della fame nel mondo (SDG 2), alla lotta al cambiamento climatico, grazie in particolare alla riduzione delle emissioni (SDG 13) e alla tutela della vita sulla terra (SDG 15).

In virtù degli ultimi studi sugli effetti del microbioma presente nei suoli agricoli sulla salute umana, nonché sul suo impoverimento a seguito di pratiche agricole intensive , anche il raggiungimento degli obiettivi sanciti dall’SDG3 “Salute e benessere” risulta connesso al mantenimento della biodiversità microbica dei suoli attraverso pratiche di coltivazione sostenibili. La diversità microbica, a sua volta, garantisce la fertilità delle terre, contribuendo così al prosperare della biodiversità animale e vegetale che compone gli ecosistemi terrestri e alla sicurezza alimentare delle comunità umane.

La lotta ai cambiamenti climatici

Tra gli obiettivi prioritari dell’Agenda 2030 della Nazioni Unite non poteva mancare l’adozione di misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici, i cui impatti minacciano in modo grave la biodiversità del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci polari e dei ghiacciai montani altera gli equilibri ecosistemici, distruggendo interi habitat e riducendo il volume delle risorse idriche a disposizione delle specie.

Eventi climatici estremi possono inoltre distruggere habitat critici e contribuire al diffondersi di specie aliene, spesso più resilienti, a detrimento di quelle autoctone, come sottolinea uno studio del 2023 pubblicato su Nature Ecology and Evolution. Le specie che sopravvivono all’evento possono inoltre mostrare segni di stress, riducendo la propria fertilità e la stabilità delle popolazioni. L’acidificazione e il surriscaldamento degli oceani minacciano gli ecosistemi marini e le barriere coralline, riducendo il numero di individui e la diversità delle specie di coralli, molluschi e pesci, alterando la naturale catena alimentare.

Nuove nicchie ecologiche, createsi grazie a un clima più caldo, possono tradursi nel prosperare di nuove specie invasive e nel diffondersi di nuove malattie. L’SDG 13, che introduce il cambiamento climatico come questione prioritaria all’interno di ogni agenda politica – spingendo i governi, le istituzioni, i cittadini e le aziende a integrare misure di protezione a tutti i livelli – svolge un ruolo chiave nella tutela della biodiversità.

Nuovi modelli di produzione e consumo

Le modalità attraverso le quali le società producono beni e consumano risorse hanno un impatto importante sulla conservazione e la protezione della biodiversità. La deforestazione e l’inquinamento delle acque, dell’aria e dei suoli legati allo sfruttamento di risorse come legname, metalli e combustibili fossili, generano effetti negativi a cascata sulla salute degli ecosistemi. Scelte insostenibili a livello di produzione, come il mantenimento di attività ad alte emissioni e l’uso indiscriminato di materie plastiche, contribuiscono ad aumentare l’inquinamento e comportano danni diretti per molte specie.

Infine, sprechi idrici e rifiuti prodotti dai processi industriali minacciano l’integrità dei suoli e compromettono la disponibilità idrica futura, minacciando la sopravvivenza di numerose specie. L’SDG 12 dell’Agenda ONU 2030 mira a disegnare nuovi modelli di consumo e produzione responsabili, promuovendo un uso efficiente delle risorse naturali, sviluppando modelli di economia circolare, riducendo le emissioni di gas serra e l’inquinamento.

Inoltre, incoraggia scelte sostenibili tra i consumatori e lo sviluppo di nuove tecnologie che rendano più semplice il raggiungimento di questi obiettivi. L’attenzione alla corretta gestione del capitale naturale è centrale e in particolare, il target 12.2 mira a massimizzare entro il 2030 la gestione sostenibile e l’uso efficiente delle risorse.

Educare alla sostenibilità

"Sustainable Development Goals" n. 4, sull'educazione sostenibile.
“Sustainable Development Goals” n. 4, sull’educazione sostenibile.

L’SDG 4, dedicato al tema dell’educazione sostenibile, inclusiva, di qualità e accessibile, si pone l’obiettivo di diffondere le competenze necessarie per lo sviluppo di un mondo più giusto e di società più sostenibili. I legami con la tutela della biodiversità? Sono molteplici. Innanzitutto, l’educazione alla sostenibilità promuove pratiche e stili di vita che tutelano gli ecosistemi, aumentano la consapevolezza ambientale e accrescono il senso di vicinanza e di comunanza delle persone con la natura. Si tratta di aspetti essenziali affinché si diffondano e si sviluppino le competenze e il mindset necessario a far sì che la tutela della biodiversità salga ai primi posti nella scala delle priorità.

Gli stili di vita sostenibili, inoltre, diminuiscono la pressione sugli ecosistemi, riducono l’impatto ambientale e si fondano, sempre più spesso, su modelli organizzativi virtuosi che stimolano le partnership tra mondo privato, istituzioni e società civile e promuovono un senso di coinvolgimento in uno stato di “cittadinanza globale”. Investire in educazione, infine, significa anche contribuire alla ricerca scientifica per affrontare i problemi ambientali del presente e del futuro.

Protezione degli ecosistemi dal mare alla terra

L’ SDG14 e l’SDG15 si occupano in maniera diretta di protezione degli ecosistemi marini e terrestri, con l’obiettivo, entro il 2030, di ridurre significativamente inquinamento, acidificazione degli oceani e dei suoli, nonché tutte le attività illegali che minacciano le specie (come bracconaggio e pesca illegale), arrivando a garantire la conservazione, il ripristino e l’uso sostenibile delle risorse, fermando la perdita di biodiversità.

Insieme per la biodiversità

L’SDG17 mira a rafforzare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile, al fine di condividere conoscenze, competenze e strumenti che rafforzino l’efficacia delle azioni. Come l’SDG4, dedicato all’istruzione, anche l’SDG17 si ripropone di generare un senso di responsabilità comune e di coordinare gli sforzi per raggiungere rapidamente ed efficacemente i target sanciti dall’Agenda.

L’importanza delle “wetlands”

Gli ecosistemi delle aree umide come stagni, laghi, paludi e lagune, sono cruciali per garantire il mantenimento degli equilibri ambientali globali e la disponibilità, per le comunità umane, di acqua pulita e dei servizi ecosistemici correlati. L’SDG6, attraverso il target 6.6, mira al ripristino e alla protezione delle cosiddette “wetlands” nonché degli ecosistemi montani, entrambi essenziali per garantire a tutti la disponibilità di acqua sicura e pulita e lo sviluppo di pratiche sostenibili nella gestione delle risorse idriche.

Biodiversità in città

La biodiversità urbana è spesso sottostimata, eppure dal suo stato di salute dipende il futuro delle nostre città. Giardini urbani, laghetti, fiumi e tetti si rivelano spesso uno scrigno di vita e di biovarietà. La presenza di diverse specie animali e vegetali aumenta la resilienza ecologica e climatica, che si traduce spesso in vantaggi anche economici per le amministrazioni e i cittadini. I target 11.4 e 11.7 dell’SDG11, dedicato proprio allo sviluppo di città sostenibili, mirano a moltiplicare gli sforzi per salvaguardare il patrimonio naturale, garantendo inoltre a tutti l’accesso a spazi verdi di qualità e sicuri.

Conclusione

L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile riconosce la complessità degli intrecci che legano il benessere e lo sviluppo umano alla salute del pianeta. La biodiversità si comporta infatti come un’orchestra composta da tanti strumenti che suonano all’unisono in modo armonioso, garantendo la stabilità degli equilibri naturali a livello globale. In quanto patrimonio del pianeta stesso, la protezione della varietà della vita sulla terra richiede sempre di più sforzi globali e consapevolezza diffusa a tutti i livelli.

La strada tracciata dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è chiara: assicurare che la tutela della biodiversità resti al centro di un nuovo modello di sviluppo. Perché pace, prosperità e benessere sociale sono obiettivi impossibili da raggiungere senza un’alleanza forte e strutturata tra essere umano e natura.

Anna Stella Dolcetti

Specializzata in management e sostenibilità presso la LUISS di Roma e l'Imperial College di Londra, mi sono formata nelle materie dello sviluppo sostenibile, della finanza verde e del management delle risorse e della biodiversità presso l'UNITAR, lo JRC della Commissione Europea, l'EIIS e il WWF. Ho lavorato all'interno di grandi gruppi multinazionali del settore farmaceutico, occupandomi di scrittura scientifica, innovazione e ESG. Dal 2018 collaboro con diversi diversi gruppi editoriali e think tank nella ricerca e nella scrittura sui grandi temi dell'ambiente e della sostenibilità.

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