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Cari lettori di Nature Defence, è un piacere tornare a scrivere per voi. Nell’ultimo articolo, con grande entusiasmo e soddisfazione, ho condiviso con voi il mio film preferito, analizzandolo dal punto di vista scientifico e naturalistico. Se ve lo siete perso, vi consiglio di dargli un’occhiata: parlo di Jurassic Park.
Ma ora torniamo all’argomento che voglio portare alla vostra attenzione. Prima di addentrarci in questo nuovo viaggio, desidero fare una premessa riguardo alla stesura di questo articolo e al rispetto con cui ho cercato di affrontare il tema.
Oggi voglio parlarvi di un argomento delicato e complesso: la sesta estinzione di massa. Certamente non può essere trattato in modo esaustivo in questo breve spazio. Tuttavia, spero di potervi fornire qualche spunto e di portare alla luce una realtà che viviamo e che non possiamo ignorare.
Con questo nuovo articolo, vi invito a riflettere su una situazione che riguarda il nostro tempo e che, purtroppo, continuiamo a favorire. Il mio obiettivo non è descrivervi nel dettaglio cosa comporta, dato che esistono numerosi studi e libri sull’argomento, ma piuttosto stimolare una riflessione e magari invitarvi ad approfondire.
Quindi, come sempre, mettetevi comodi per qualche minuto e intraprendiamo insieme questo nuovo viaggio. Buona lettura!
La parola estinzione

In biologia, il termine estinzione indica la scomparsa di una determinata specie o di un taxon di organismi viventi con la morte del suo ultimo esemplare. Un taxon può considerarsi funzionalmente estinto anche prima della morte dell’ultimo membro se perde la capacità di riprodursi e di rigenerarsi.
Questa è la definizione più semplice e chiara. Stabilire se una specie sia effettivamente estinta non è semplice: servono riscontri scientifici accurati che ne confermino la scomparsa.
Vi ho spesso parlato dei dati che provengono dalla IUCN , l’organizzazione mondiale che raccoglie e pubblica dati scientifici sullo stato di conservazione delle specie viventi del nostro pianeta. Visitando il loro sito ufficiale, si possono consultare le stime aggiornate delle specie e dei diversi taxa a rischio di estinzione. Vi presento qui le percentuali attuali delle specie sull’orlo dell’estinzione:
- CICADI: 71%
- ANFIBI: 41%
- RAZZE E SQUALI: 37%
- CORALLI: 36%
- CONIFERE: 34%
- CROSTACEI: 28%
- MAMMIFERI: 26%
- RETTILI: 21%
- UCCELLI: 12%
I dati globali indicano che il 28% delle specie viventi conosciute, ovvero oltre 45.300, sono a rischio di estinzione. Questo ci fa comprendere quanto sia delicato e instabile l’equilibrio della vita sul nostro pianeta, oltre a farci prendere coscienza del fatto che ci troviamo nel pieno della sesta estinzione di massa.
Prima di addentrarci nel tema della sesta estinzione, esploriamo brevemente le cinque precedenti e le cause che le hanno provocate.
Le estinzioni di massa sul pianeta terra
Come vi ho anticipato, il pianeta Terra è stato segnato da cinque estinzioni di massa, note come le Big Five. Di seguito, vi illustrerò ciascuna di queste estinzioni e le loro cause principali. Ricordo sempre che la scienza è in continua evoluzione: nuove scoperte possono portare a revisioni delle teorie esistenti, quindi è importante aggiornarsi continuamente e trattare i dati con attenzione.
Ma torniamo alle nostre Big Five, eccole:
- Tardo Ordoviciano: alterazioni climatiche dovute all’alternanza di episodi glaciali e interglaciali, accompagnate da cambiamenti del livello del mare.
- Tardo Devoniano: raffreddamento globale seguito da un successivo riscaldamento; riduzione dell’anidride carbonica atmosferica; innalzamento del livello del mare che ha favorito la diffusione di acque, in cui non è presente ossigeno, dalle piattaforme profonde alle aree costiere poco profonde.
- Fine Permiano: intensa attività vulcanica in Siberia, con un rilascio di elevati livelli di idrogeno solforato e anidride carbonica negli oceani e nell’atmosfera, causando acidificazione degli oceani e un intenso effetto serra globale.
- Fine Triassico: riscaldamento globale attribuito all’attività magmatica dell’Atlantico Centrale, che ha aumentato i livelli di anidride carbonica atmosferica e rilasciato gas serra, portando all’acidificazione degli oceani profondi e a una crisi della calcificazione marina.
- Fine Cretaceo: fenomeni a lungo termine, come il vulcanismo, hanno aumentato i livelli di anidride carbonica e riscaldato il pianeta. L’evento più rapido e devastante fu l’impatto dell’asteroide Chicxulub nella penisola dello Yucatan, in Messico, che causò un raffreddamento improvviso e un “inverno” prolungato.
Dalla quinta alla sesta
Questi eventi mostrano che, nelle diverse ere della Terra, sono già avvenute estinzioni di massa legate per lo più a grandi cambiamenti climatici. Celebre è quella del Tardo Cretaceo, che ha portato all’estinzione dei dinosauri, i dominatori del pianeta fino a quel momento.
Tutte queste estinzioni hanno un filo conduttore: le specie viventi sono strettamente dipendenti dall’ambiente che le circonda. Questo principio, tra l’altro, è alla base della teoria evolutiva di Charles Darwin.
E qui nasce il collegamento con la sesta estinzione di massa, quella che stiamo vivendo oggi, in cui possiamo individuare alcune cause simili alle precedenti. Tuttavia, esiste una variabile nuova e decisiva che non era presente nelle altre.
Andiamo a scoprirla insieme…
La sesta estinzione di massa
Abbiamo parlato delle grandi estinzioni di massa e vi ho anticipato che stiamo vivendo, o meglio, che abbiamo già iniziato la sesta. Come discusso nel paragrafo precedente, analizzando le cause delle estinzioni passate, notiamo che i principali fattori sono spesso legati a cambiamenti climatici, pur se con dinamiche differenti.
Guardando al contesto attuale, ci arrivano costantemente notizie di cambiamenti climatici drastici, e anche noi stessi percepiamo come il clima stia mutando: estati sempre più calde, inverni meno rigidi e più umidi, eventi atmosferici improvvisi e più intensi che stanno diventando sempre più frequenti. Da queste informazioni e osservazioni, possiamo dedurre che la sesta estinzione di massa non sia così diversa dalle precedenti, ma piuttosto simile.
In effetti, molti fattori sembrano comuni. Tuttavia, come accennato, esiste una variabile unica, presente solo in questa sesta estinzione: l’uomo.
Homo sapiens in azione
Esattamente, l’essere umano è il principale artefice della sesta estinzione di massa. Tutte le cause legate a questo evento epocale sono riconducibili alle nostre azioni nei confronti dell’ambiente e del pianeta.
L’aumento della popolazione, l’industrializzazione, il consumo eccessivo e depauperante delle risorse naturali, l’inquinamento e i rifiuti generati dal nostro stile di vita sono solo alcune delle azioni umane che stanno compromettendo la vita sulla Terra.

Questo contesto viene ben descritto dal modello “HIPPO” aggiornato nella versione “HIPPOC” di Edward O. Wilson. Questo modello indica che l’impatto dell’uomo sulla biodiversità deriva da una serie di fattori interconnessi, che convergono e amplificano gli effetti distruttivi sulla natura:
H (Habitat): frammentazione degli ecosistemi e alterazione delle relazioni specie-ambiente.
I (Invasivi): specie invasive e diffusione di nuovi agenti patogeni
P (Popolazione): crescita della popolazione e di macro-agglomerati urbani
P (Inquinamento)
O (Sovrasfruttamento): eccessivo sfruttamento delle risorse
C (Cambiamento climatico)
Per darvi un’idea concreta di quanto questi modelli e ipotesi descrivano una situazione reale, vi riporto alcune statistiche: ogni anno perdiamo tra le 11.000 e le 58.000 specie, in media una ogni 20 minuti. Molto spesso si tratta di specie che gli studiosi non hanno nemmeno avuto il tempo di classificare.
Con questi dati, insieme a quelli citati nei paragrafi precedenti, possiamo comprendere quanto il nostro stile di vita stia mettendo a rischio l’esistenza di molte altre specie. Questo fenomeno è stato definito “defaunazione dell’Antropocene.”
L’Antropocene è il nome di questa epoca geologica, ancora non scientificamente dichiarato, in cui una sola specie, l’Homo sapiens, è riuscita a trasformare drasticamente il mondo naturale su vasta scala, contribuendo a un impoverimento della fauna sul pianeta Terra.
Conclusioni
Cari lettori, spero di essere riuscito a farvi riflettere e a osservare il mondo circostante con occhi nuovi, aiutandovi a comprendere ciò che stiamo vivendo e contribuendo a causare.
Noi di Nature Defence abbiamo il grande compito, e onere, di sensibilizzarvi su temi ambientali strettamente legati alla nostra stessa sopravvivenza. Vi consiglio di approfondire questo argomento scientificamente attraverso l’articolo del Dott. Telmo Pievani, “La sesta estinzione di massa ”, e, per chi desidera esplorare più a fondo, raccomando l’acquisto e la lettura del libro La sesta estinzione – Una storia innaturale di Elizabeth Kolbert.
Di solito vi saluto con una frase che possa lasciare un messaggio profondo, ma questa volta penso che non servano ulteriori parole. Alla prossima avventura su Nature Defence.


