Le specie aliene invasive sono considerate una delle principali minacce alla biodiversità globale, spesso responsabili della scomparsa di specie autoctone e della trasformazione degli ecosistemi. Tuttavia, un recente studio condotto dalla Sapienza Università di Roma e dall’Università di Vienna ha rivelato un paradosso sorprendente: molte di queste specie, che prosperano in nuovi habitat, sono in realtà a rischio di estinzione nei loro territori d’origine.
L’analisi ha identificato 36 specie di mammiferi che, pur essendosi affermate con successo in nuovi ambienti, stanno affrontando un declino drastico nelle loro aree native. Tra queste, il macaco crestato di Sulawesi, il coniglio selvatico europeo e il visone americano. In particolare, il macaco crestato, considerato invasivo in alcune regioni dell’Indonesia, ha subito un calo dell’85% nella sua popolazione nativa a causa della deforestazione e della caccia.
Il fenomeno si verifica principalmente nelle regioni tropicali, dove la pressione umana ha un impatto devastante sugli habitat naturali. L’agricoltura intensiva, il bracconaggio e l’espansione urbana riducono progressivamente le aree di sopravvivenza delle specie autoctone, mentre, paradossalmente, alcune di esse si adattano con successo in contesti nuovi, spesso grazie all’assenza di predatori naturali.
Uno degli aspetti più controversi dello studio riguarda l’idea di includere le popolazioni aliene nella valutazione dello stato di conservazione di una specie. Se si considerassero anche le popolazioni invasive, il rischio di estinzione di alcune specie potrebbe essere ridimensionato. Tuttavia, questo approccio potrebbe distogliere l’attenzione dalla necessità di proteggere le popolazioni nei loro habitat originali e, al contempo, giustificare la presenza di specie invasive in ecosistemi già fragili.
Il dibattito è aperto: bisogna concentrarsi esclusivamente sulla protezione delle specie nei loro territori nativi o considerare le popolazioni aliene come una risorsa per la conservazione? La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di preservare la biodiversità e la gestione delle specie invasive, per evitare di trasformare l’adattamento ecologico in un ulteriore fattore di destabilizzazione ambientale.


