Rifiuti plastici sulla disabitata Inaccessible Island, Tristan da Cunha

Scopri come i rifiuti plastici stanno impattando le isole remote e da dove arrivano, con un focus su Inaccessible Island, Tristan da Cunha.
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L’inquinamento marino rappresenta una delle sfide ambientali più critiche del nostro tempo e le isole remote ne subiscono le conseguenze più silenziose. Recenti studi scientifici hanno evidenziato come i rifiuti plastici, in particolare le bottiglie di plastica, stiano accumulandosi in queste regioni isolate, provenendo principalmente da fonti esterne come navi e porti lontani. Questo articolo esplora le scoperte di uno studio innovativo condotto su Inaccessible Island, parte dell’arcipelago di Tristan da Cunha, e analizza le implicazioni di tali risultati per la nostra lotta contro l’inquinamento globale.

Le isole remote sono ecosistemi unici e fragili, spesso caratterizzati da una biodiversità straordinaria e poco influenzati dall’attività umana diretta. Tuttavia, queste isole stanno affrontando un crescente problema di inquinamento marino, con una notevole quantità di rifiuti plastici che si accumula sulle loro coste. La maggior parte di questi rifiuti proviene da fonti esterne, come navi che navigano attraverso vaste distanze oceaniche, rendendo difficile tracciare le loro origini e implementare misure efficaci di prevenzione.

Bottiglie di plastica: tracciatori invisibili

Le bottiglie di plastica, in particolare quelle realizzate in tereftalato di polietilene (PET), sono tra i rifiuti marini più comuni e utili per tracciare le loro origini. Queste bottiglie spesso riportano informazioni sul paese e sulla data di produzione, permettendo ai ricercatori di determinare da dove provengono. Su Inaccessible Island, uno studio ha rivelato che la maggior parte delle bottiglie PET proviene dall’Asia, suggerendo che molte di esse sono probabilmente scaricate illegalmente dalle navi in mare aperto.

Composizione delle bottiglie (o altri prodotti) che si sono arenati sull’isola

20242018
TipoNumero (n)%Numero (n)%
Bottiglie di bevande PET172989,7 %213178,5 %
Altre bottiglie PET703,6 %1254,6 %
Bottiglie e contenitori HDPE1045,4 %39414,5 %
Contenitori PP50,3 %70,3 %
Aerosol e altri contenitori di metallo⁎191,0 %401,5 %
Bottiglie e barattoli di vetro00,0 %170,6 %
Cartoni Tetrapak®00,0 %1<0,1 %
Totale19272715

Note: ⁎ Lattine di cibo in metallo, latta di vernice, bottiglie di gas.

Il Caso di Inaccessible Island

Inaccessible Island , situata nell’arcipelago di Tristan da Cunha nell’Atlantico Sud, è un luogo remoto e disabitato che funge da punto di osservazione ideale per studiare l’accumulo di rifiuti marini. Dal 2018, gli scienziati hanno monitorato costantemente la presenza di bottiglie di plastica sull’isola, riscontrando un costante aumento delle bottiglie provenienti dall’Asia. Nel 2024, i dati raccolti hanno mostrato che il tasso di arrivo delle bottiglie PET era più del doppio rispetto al 2018, indicando un aumento significativo dello scarico illegale di rifiuti dalle navi.

Inaccessible Island, Tristan da Cunha
Inaccessible Island, Tristan da Cunha

Cambiamenti nel tempo

Negli ultimi sei anni, lo studio ha osservato come la composizione e l’origine delle bottiglie di plastica siano cambiate significativamente. Nel 2018, le bottiglie provenienti dal Sud America costituivano una parte sostanziale del totale, ma entro il 2024, la predominanza è passata all’Asia, con la Cina che emerge come il principale produttore. Questo cambiamento riflette non solo le dinamiche globali della produzione plastica, ma anche le crescenti problematiche legate allo scarico illegale di rifiuti marini.

Grafici a torta relativi alla variazione (per regione di produzione) del numero di bottiglie e altro materiale su Inaccessible Island
Grafici a torta relativi alla variazione (per regione di produzione) del numero di bottiglie e altro materiale su Inaccessible Island

Metodologia dello studio

Lo studio ha esaminato tutte le bottiglie e altri contenitori che sono arrivati sull’isola dal 2018 al 2024. Le bottiglie sono state raccolte, catalogate per marca, paese di origine e data di produzione. Questo approccio ha permesso di creare un database dettagliato, essenziale per tracciare le tendenze e identificare le principali fonti di inquinamento.

Il team di ricerca ha effettuato diverse campagne di raccolta rifiuti su Inaccessible Island, concentrandosi su una spiaggia di 1,1 km tra West Point e Tern Rock. Durante queste campagne, tutte le bottiglie e i contenitori di plastica sono stati catalogati in base alla loro origine e data di produzione. Le bottiglie senza etichette sono state identificate attraverso la forma, il design in rilievo e altre caratteristiche distintive, grazie a un ampio database creato durante studi precedenti negli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico.

Risultati e implicazioni

I risultati dello studio indicano che le bottiglie di plastica PET rappresentano una minaccia crescente per le isole remote. L’aumento del tasso di arrivo delle bottiglie di bevande PET indica che le misure attuali per prevenire lo scarico illegale di rifiuti dalle navi non sono sufficienti. Questo fenomeno non solo contribuisce all’inquinamento marino, ma danneggia anche gli ecosistemi unici delle isole remote, compromettendo la fauna marina e la qualità dell’ambiente.

Nel 2018, le bottiglie provenienti dall’Asia costituivano il 73% dello stock totale, con un significativo aumento nel 2024 al 90%. Questo aumento è attribuito principalmente a bottiglie prodotte in Cina, che rappresentano l’81% delle bottiglie di bevande. La diminuzione delle bottiglie provenienti dal Sud America, in particolare dal Brasile e dall’Argentina, suggerisce un cambiamento nelle dinamiche di produzione e distribuzione dei rifiuti plastici.

Età delle bottiglie

L’età delle bottiglie di plastica è un indicatore chiave per determinare la loro origine e modalità di trasporto. Le bottiglie appena arrivate hanno un’età mediana di 1-2 anni, troppo recente per essere state trasportate da fonti terrestri lontane, indicando che sono state probabilmente scaricate direttamente dalle navi. Inoltre, le bottiglie accumulate nel 2024 mostravano una maggiore età rispetto a quelle del 2018, suggerendo una maggiore capacità di rilevare bottiglie più vecchie grazie all’esperienza accumulata dagli osservatori.

Le bottiglie di plastica non solo aumentano in numero, ma anche la loro composizione e provenienza mostrano tendenze preoccupanti. Ecco una panoramica dei principali marchi e produttori di bottiglie di bevande che si sono arenati su Inaccessible Island nel 2024, confrontati con la loro proporzione nel 2018:

Principali produttori di materiale che si è arenato sull’isola

MarcaPaese2024 (n = 1730)2018 (n = 1964)
Master Kong (Tingyi)Cina27,7 %7,5 %
The Coca Cola CompanyMultinazionale12,9 %11,2 %
Nongfu SpringCina11,7 %6,7 %
Hangzhou WaHaHaCina4,5 %4,6 %
Bottles design with a  ‘YZR’ neck codeCina3,1 %
PepsiCoMultinazionale2,5 %1,1 %
Ice DewCina1,5 %1,2 %
KFS Ice TeaCina1,4 %0,5 %
C’estbonCina1,3 %0,3 %
Unidentified brands with distinctive bottlesCina1,3 %
Nestlé Pure LifeCina1,2 %
‘Eagle’ soft drink brandCina1,2 %

Impatto ambientale

L’accumulo di bottiglie di plastica su Inaccessible Island ha un impatto devastante sull’ambiente locale. Gli animali marini, come uccelli e pesci, possono ingerire o rimanere intrappolati nei rifiuti plastici, causando danni gravi alla fauna e compromettendo la catena alimentare. Inoltre, i rifiuti plastici contribuiscono alla degradazione delle spiagge e delle coste, alterando gli habitat naturali e riducendo la bellezza naturale delle isole. Le isole remote, inoltre, ospitano spesso specie endemiche di flora e fauna, molte delle quali non si trovano altrove. L’introduzione di rifiuti plastici può disturbare questi ecosistemi delicati, causando perdita di habitat e minacciando la sopravvivenza di specie uniche. La presenza di plastica nell’ambiente marino può anche avere effetti a lungo termine, compromettendo la salute degli oceani e la loro capacità di supportare la vita.

Le scoperte dello studio su Inaccessible Island non sono isolate, ma riflettono una tendenza globale nell’accumulo di rifiuti plastici nelle regioni marine più remote. La predominanza delle bottiglie PET provenienti dall’Asia suggerisce che le pratiche di scarico illegale da parte delle navi sono diffuse e difficili da controllare. Nonostante le normative internazionali esistenti, l’efficacia di queste misure sembra essere insufficiente a prevenire l’inquinamento marino.

Evoluzione delle dimensioni delle bottiglie e limitazioni dello studio

Un cambiamento significativo osservato nello studio è la diminuzione delle bottiglie di grandi dimensioni (≥ 1 L) a favore di bottiglie più piccole. Questo potrebbe essere una risposta alle modifiche nelle abitudini di consumo, come la preferenza per bottiglie singole, che aggrava ulteriormente il problema dei rifiuti plastici, rendendo più difficile la loro raccolta e rimozione dall’ambiente marino.

Lo studio ha utilizzato metodi di raccolta sistematici per identificare e catalogare i rifiuti di plastica, ma presenta alcune limitazioni. La raccolta di rifiuti è stata effettuata in periodi specifici, e la variabilità delle condizioni meteorologiche potrebbe influenzare il tasso di arrivo dei rifiuti. Inoltre, la difficoltà nel tracciare l’origine esatta di alcune bottiglie senza etichette rappresenta una sfida aggiuntiva per i ricercatori.

Conclusioni e raccomandazioni

L’inquinamento da rifiuti plastici sulle isole remote come Inaccessible Island rappresenta un allarme globale che richiede un’azione immediata. Le evidenze scientifiche suggeriscono che le navi sono una delle principali fonti di questo inquinamento, evidenziando la necessità di rafforzare le normative internazionali e implementare controlli più rigorosi per prevenire lo scarico illegale di rifiuti in mare.

Per affrontare efficacemente questo problema, si raccomandano le seguenti azioni:

  1. Rafforzamento delle Normative Internazionali: Implementare e far rispettare rigorose normative che vietino lo scarico di rifiuti plastici dalle navi, con sanzioni più severe per le violazioni.
  2. Monitoraggio Continuo: Stabilire programmi di monitoraggio regolari per tracciare l’accumulo di rifiuti plastici e identificare rapidamente le nuove fonti di inquinamento. Il coinvolgimento delle comunità locali, come quella residente di Tristan da Cunha, può essere fondamentale per una raccolta e una segnalazione più efficiente dei rifiuti.
  3. Educazione e Sensibilizzazione: Promuovere campagne educative per aumentare la consapevolezza pubblica sull’importanza della riduzione dei rifiuti plastici e sul loro impatto ambientale. Informare le industrie marittime e i consumatori sui danni causati dallo scarico illegale di rifiuti può contribuire a un cambiamento comportamentale necessario.
  4. Ricerca e Innovazione: Investire in ricerca per sviluppare materiali alternativi alla plastica e metodi innovativi per la rimozione e il riciclaggio dei rifiuti plastici marini. Soluzioni come la plastica biodegradabile e i sistemi avanzati di raccolta possono ridurre significativamente l’impatto ambientale.
  5. Collaborazione Globale: Favorire la cooperazione internazionale tra paesi e organizzazioni per affrontare il problema dell’inquinamento marino in modo coordinato ed efficace. La condivisione di dati, risorse e migliori pratiche può potenziare gli sforzi globali per combattere l’inquinamento da plastica.

Il monitoraggio continuo e la ricerca scientifica sono strumenti indispensabili per tracciare i progressi e adattare le strategie di intervento. Le scoperte su Inaccessible Island possono servire da modello per studi simili in altre regioni remote, fornendo dati cruciali per comprendere meglio le dinamiche dell’inquinamento marino e sviluppare soluzioni efficaci.

All’interno di ND potrai trovare numerosi articoli riguardanti l’inquinamento da plastica.

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Salvo D'Amico

Assegnista di ricerca in Geofisica presso l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Mi occupo di studiare le interazioni tra la Terra Solida, gli oceani e l'atmosfera del nostro pianeta, utilizzando osservatori sottomarini installati nel Mar Mediterraneo, con un focus sull'analisi del noise di fondo mare e le correlazioni con i cambiamenti climatici. Escursionista per passione, amo organizzare e raccontare i miei viaggi sui social.

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