Per definizione selvatico significa: non coltivato, spontaneo, non addomesticato, incontrollato, che vive allo stato libero di natura. Ma anche crudele, feroce, brutale, primitivo, incivile, che vive lontano dalla civilizzazione.
Ma cosa accade quando l’animale selvatico incontra la civilizzazione? Quando l’animale “feroce” arriva in città o la città arriva all’animale?
Curioso come una parola che significhi libero, voglia dire anche feroce, disumano. Questa sinonimia deriva dalla visione dell’antropologo sociale statunitense L. H. Morgan (1818-1881), secondo il quale la cultura umana si sarebbe evoluta attraverso tre stadi: il selvaggio, il barbaro e il civile. Così nel linguaggio comune selvaggio diviene “arretrato”, “inferiore”. Ci sono voluti secoli per superare questa visione nel mondo accademico, ma nella quotidianità ancora resiste. Oggi invece applichiamo questa classificazione verso la civiltà anche agli animali, ma in maniera leggermente diversa: il selvatico, il confidente, l’addomesticato, o nel caso in cui rimanga selvatico, il problematico.
Secondo il rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente dell’ Ispra del 2020, solo in Italia si perdono circa 2,2 metri quadrati di suolo naturale ogni secondo. Si calcola che ad ogni nuovo nato oggi corrispondano 135 mq di cemento.
Questa è la lenta evoluzione degli habitat naturali, che vengono sempre più posti sotto controllo e regimazioni. Da selvatici diventano controllati, coltivati, civilizzati, urbanizzati.
In questo scenario l’animale ha due vie: rimanere isolato o contenuto in ciò che resta del proprio habitat, o seguire la via dell’opportunismo ed adattarsi alla mutazione del territorio. L’opportunismo spinge l’animale a sfruttare ciò che l’ambiente civilizzato ha da offrire: cibo, rifugio e protezione. Mentre l’espansione dell’uomo è definita sviluppo, evoluzione, crescita, il processo spontaneo di espansione dell’animale selvatico viene spesso classificato non come evoluzione in base alle condizioni, ma come infestazione.
L’attuale modello di sviluppo e conservazione spingono affinché l’animale selvatico rimanga in natura, ma cosa accade quando la sua natura si restringe e diventa altro? Cosa accade quando il selvatico sceglie liberamente di adattarsi ad un ambiente antropizzato?
Questo adattamento viene definito “confidenza”, ovvero la considerazione dell’uomo e del suo ambiente non più come minaccia ma come risorsa, e l’animale confidente è solitamente considerato come pericoloso.
In questo contesto la coesistenza quotidiana in territorio urbano diventa un mix disomogeneo di conflitti ed equilibri, in cui si innescano gerarchie, abitudini, comportamenti e reazioni del tutto nuove. Una nuova forma ibrida di mosaico cosmopolita, dove anche ciò che per natura è selvatico, e quindi libero, decide di vivere come cittadino, andando a cancellare quella linea netta che separa il civile dal primitivo, il selvatico dall’addomesticato, creando nuovi percorsi evolutivi.











