Tra il 1947 e il 1982 la Montrose Chemical Corporation scaricò i propri scarti di produzione al largo delle coste di Los Angeles, una pratica allora consentita. All’epoca Montrose era la principale produttrice statunitense di DDT, un insetticida tossico per gli organismi acquatici e altamente persistente nell’ambiente. L’azienda per anni riversò liquidi contenenti DDT al largo delle coste di Palos Verdes, sfruttando il sistema fognario di Los Angeles. Per il danno ambientale causato, nel 1996 l’EPA dichiarò la zona sito inquinato “Superfund”. Ma non è tutto. I rifiuti venivano smaltiti anche all’interno di barili sotterrati nei fondali marini nei pressi di un’area chiamata Dumpsite 2, situata tra la costa californiana e l’Isola di Santa Catalina.
È noto inoltre che le imbarcazioni spesso scaricavano i barili prima di raggiungere il sito designato e che talvolta i liquidi tossici venivano sversati direttamente nelle acque senza contenitori. Oggi gli esperti stanno cercando di delineare con precisione la distribuzione dell’inquinamento e la potenziale esposizione delle specie marine che abitano le profondità oceaniche. Lo scorso maggio sulla rivista Environmental Science and Technology Letters è stato pubblicato uno studio volto a mappare la diffusione della contaminazione sul fondale marino e in alcune specie campionate nei pressi del Dumpsite 2. I ricercatori hanno monitorato una vasta gamma di sostanze correlate al DDT, inclusi i prodotti di degradazione.
Nel biota, rappresentato da tre specie di pesci e un invertebrato, è stata rinvenuta una varietà di composti più ampia rispetto ai campioni di sedimento, probabilmente a causa della tendenza di queste sostanze al bioaccumulo. La gran parte delle molecole identificate nella fauna oceanica e nei sedimenti era già stata individuata in precedenza in esemplari di mammiferi marini e di uccelli della baia californiana. Questo indica che i contaminanti potrebbero verosimilmente essersi trasferiti dai sedimenti alle acque oceaniche, per poi entrare nella catena alimentare marina e diffondersi alle specie che si cibano della fauna ittica.


