Pinna nobilis, una specie che sta per scomparire.

La nacchera di mare, Pinna nobilis, il mollusco bivalve più grande del Mar Mediterraneo, si trova in grave pericolo a causa di un protozoo che ha ridotto di circa il 90% le popolazioni.
Nature Defence People
Getting your Trinity Audio player ready...

Pinna nobilis, comunemente nota come “nacchera” è il più grande mollusco bivalve presente nel Mar Mediterraneo. Potendo superare i 100 cm nei suoi 20 anni di vita massima, è uno tra i più grandi molluschi con conchiglia nel mondo, seconda sola alla Tridacna maxima dell’Indo- Pacifico.

Chi è Pinna nobilis e perché si sta estinguendo?

Pinna nobilis, presente nei nostri mari dalla fine del Miocene, da milioni di anni svolge un ruolo essenziale negli ecosistemi marini, costituendo habitat colonizzabili per tanti altri organismi marini e cooperando con le praterie di Posidonia oceanica nel contrastare l’erosione dei fondali e della costa. Inoltre, è un grande e potente filtratore in grado di “purificare” l’acqua attorno a sé.

Dal 2016, un protozoo “parassita” (Haplosporidium pinnae) ha ridotto drasticamente le popolazioni di Pinna nobilis di tutto il Mar Mediterraneo, causando un evento di mortalità di massa superiore al 90% . Per questo motivo, ad oggi, la pinna è stata dichiarata a rischio estinzione dalla IUCN e inserita nella lista rossa delle specie in grave pericolo.

Cosa si sta facendo per salvarla?

I Paesi Europei che si affacciano nel Mediterraneo già da alcuni anni hanno intrapreso differenti progetti per riuscire a conservare gli esemplari di Pinna ancora in vita, oltre che sperimentare tecniche di reclutamento per riuscire a individuare giovanili di Pinna che possono essere una fonte per il futuro di questa specie. Tra i vari progetti risalta il “Pan-Mediterranean Pinna larval collectors network ” in cui innumerevoli Paesi Europei tra cui Italia, Francia, Spagna, Grecia, Croazia e altri, collaborano per la salvaguardia e il recupero di questa specie emblematica del Mediterraneo.

In Spagna, presso la Fondazione dell’Oceanografico di Valencia in collaborazione con l’Università di Messina, Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’IRFAP LIMIA – Laboratorio de Investigaciones Marinas y Acuicultura e l’Università di Catania nasce il progetto Pinna Garden .

Una parte del team del progetto “Pinna Garden” Marco Spinelli, Jorge Alegre, Ivan Gatí, Salvatore Giacobbe, Andrea Spinelli, Pippo Donato (Danese).
Una parte del team del progetto “Pinna Garden” Marco Spinelli, Jorge Alegre, Ivan Gatí, Salvatore Giacobbe, Andrea Spinelli, Pippo Donato (Danese).

Il progetto “Pinna Garden” nasce da un’idea di Andrea Spinelli (Biologo Marino e Ricercatore presso Fundación Oceanogràfic) che, insieme a Salvatore Giacobbe (Biologo marino e Professore di Ecologia presso la Facoltà̀ di Messina) e Marco Spinelli (Documentarista e Fotografo Subacqueo) si è posto l’obiettivo di individuare e monitorare in un’ampia porzione del Mediterraneo Centrale (Sicilia) gli ultimi esemplari di Pinna nobilis ancora in vita.

Obiettivo identificare eventuali punti con alta densità̀ di Pinna e valutare tecniche sperimentali di gestione e mantenimento di tali residuali popolazioni, ai fini della salvaguardia di questa specie a rischio estinzione. Il progetto, che tramite una convenzione fra l’Università di Messina e la Fundación Oceanogràfic, formalizza una ventennale collaborazione nello studio di P. nobilis, aderisce anche al programma “Rete TransMediterranea”, che raccoglie più̀ di 40 centri di ricerca di tutta Europa, condividendone uno degli obiettivi che consiste nell’installare sott’acqua dei collettori, ovvero strutture idonee a reclutare giovanili di Pinna da destinare al ripopolamento.

Lago Faro, uno degli ultimi santuari del Mar Mediterraneo

Santuario di Pinna nobilis nel Lago Faro, Messina, alcuni esemplari adulti ancora in vita monitorati nel 2024. Foto © Marco Spinelli e Andrea Spinelli.
Santuario di Pinna nobilis nel Lago Faro, Messina, alcuni esemplari adulti ancora in vita monitorati nel 2024. Foto © Marco Spinelli e Andrea Spinelli.

La popolazione di Pinna nella Riserva Naturale Orientata di Capo Peloro (Messina, Sicilia), e particolarmente nel lago costiero di Faro, da oltre 15 anni è oggetto continuativo di studio da parte di Giacobbe, Spinelli e del loro gruppo di ricerca, grazie anche alla stretta collaborazione con la Città Metropolitana di Messina, ente gestore della riserva.

Nel rinnovato impegno di ricerca, Andrea e Marco, insieme a Salvatore Giacobbe, e i collaboratori Alessia Lunetta (CNR- IRBIM) Gemma Donato (UNICT) e Ivan Gati (UNIME) hanno aggiornato il monitoraggio della popolazione di Pinne, immergendosi con l’obiettivo di individuare gli esemplari rimasti ancora in vita.

Nonostante la moria di massa abbia colpito l’intero Mar Mediterraneo, senza risparmiare la Riserva di Capo Peloro, il gruppo di ricerca ha individuato nel lago Faro ben 14 esemplari di Pinna nobilis ancora in vita, oltre a 13 di Pinna rudis, cugina stretta della nobilis, localizzati nel Lago Faro e nei canali che lo collegano al mare. Gli esemplari, vitali e reattivi, fanno ben sperare nella loro futura sopravvivenza e capacità di riprodursi, rappresentano quindi una fonte essenziale per il futuro di questa specie nel Mar Mediterraneo.

Esemplare di Pinna rudis, nello Stretto di Messina, cugina stretta di Pinna nobilis, appartenente esente da patogeni nel Mediterraneo. Foto © Marco Spinelli e Andrea Spinelli.
Esemplare di Pinna rudis, nello Stretto di Messina, cugina stretta di Pinna nobilis, appartenente esente da patogeni nel Mediterraneo. Foto © Marco Spinelli e Andrea Spinelli.

Questa popolazione è ad oggi una delle più numerose del “Mare Nostrum”, rendendo il Lago Faro uno degli ultimi santuari di Pinna nobilis del mondo. Sarà fondamentale valutare lo stato di salute di questi esemplari, già̀ sottoposti ad analisi per accertare la presenza del protozoo patogeno, grazie al supporto specialistico di Gaetano Catanese, Ricercatore presso il Centro di Ricerca LIMIA- IRFAP delle Isole Baleari, in Spagna.

Inoltre, lo studio delle popolazioni di Pinna rudis, parente stretta di P. nobilis, che non viene attaccata dal patogeno, consentirà di ipotizzare nuovi scenari nel destino di queste specie e degli ecosistemi collegati. Da questo momento in poi, il monitoraggio procederà con tempi ravvicinatissimi, e opportune azioni di salvaguardia saranno eventualmente intraprese, nel Lago e Sicilia, valutandone gli effetti in termini di conservazione e recupero nel Mediterraneo Centrale.

Conclusioni

Collettori di Pinna nobilis collocati per reclutare i giovanili durante il progetto europeo “Med Pan”. Foto © Marco Spinelli e Andrea Spinelli.
Collettori di Pinna nobilis collocati per reclutare i giovanili durante il progetto europeo “Med Pan”. Foto © Marco Spinelli e Andrea Spinelli.

Poiché le attuali popolazioni sono in evidente declino P. nobilis è soggetta a rigorosa tutela, in quanto specie in via di estinzione. Sulla base di tali considerazioni. L’intento comune è quello di valutare l’efficacia dei metodi conservativi per riuscire a proteggere gli individui ancora in vita nel Mar Mediterraneo. Inoltre, la sperimentazione di tecniche di reclutamento è fondamentale insieme alla valutazione dei rapporti di relazione fra mantenimento dello stock e pressione patogena. A questo obiettivo si lega quello di indagare l’ecologia della specie, al fine di stabilire i parametri di popolazione in condizioni ottimali, durante l’intero ciclo di vita, operando un confronto con le popolazioni resistenti e utilizzando il reclutamento per salvaguardare le popolazioni naturali di questa specie.

Foto di copertina © Marco Spinelli e Andrea Spinelli.

Andrea Spinelli

Dottore di ricerca in Biologia ed Ecologia marina, European Scientific Diver, attualmente Ricercatore e Divulgatore scientifico presso la Fundación Oceanografic Valencia. Mi dedico alla conservazione degli ecosistemi marini, l'ecologia di specie marine a rischio e la salvaguardia della biodiversità nel Mar Mediterraneo.

Correlati

Potrebbero interessarti.
In primo piano
Nature Defence People