Sardegna, i territori fantasma delle servitù militari.

In Sardegna i territori fantasma delle servitù militari sono da tempo oggetto di dibattito per i danni all’ambiente e alla salute.
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Negli anni ‘50 la NATO identificò la Sardegna come luogo di addestramento strategico, vista la sua posizione periferica rispetto al confine nord-orientale con la Jugoslavia. In quel periodo nacquero le tre grandi basi addestrative di Teulada, Salto di Quirra e Capo Frasca e il ripristino dell’aeroporto militare di Decimomannu.

Definizione del concetto di Servitù Militare

L’istituto della Servitù Militare è disciplinato dal Decreto Legislativo 66/2010 , Titolo VI “Limitazioni a beni e attività altrui nell’interesse della difesa”. Nello specifico, gli artt. 320 e 332 trattano delle “Limitazioni a singoli beni e attività”: l’art. 320 impone limiti diretti, strettamente necessari e di durata quinquennale al diritto di proprietà insistente su aree limitrofe ad opere permanenti o semi-permanenti di difesa; mentre l’art. 322 affida ad un Comitato la valutazione dei programmi delle installazioni militari.

Inoltre, l’art. 323 descrive il procedimento per l’imposizione di servitù militari, con redazione del progetto e del preventivo di spesa in capo al Comandante militare territoriale, i quali, successivamente, dovranno essere approvati dalla ragioneria ministeriale. Da ultimo, il Comandante territoriale adotta il decreto impositivo. L’art. 325 prevede, poi, un indennizzo a favore dei proprietari degli immobili così “limitati”.

L’articolo 326 è dedicato al contenuto del decreto impositivo, il quale deve riportare i passaggi procedimentali, pubblicitari e indennitari, delle consultazioni del Comitato, delle decisioni e deliberazioni del Ministero e/o del Consiglio dei Ministri. L’articolo 329 non trascura i Comuni i cui territori vengono assoggettati a limitazioni, prevedendo anche per loro un contributo annuo, rapportato all’indennizzo riconosciuto ai proprietari.

Analisi del caso specifico in Sardegna

Il 65% del Demanio militare italiano si trova in Sardegna. Perché le notizie ci parlano di Demanio e non, invece, di Servitù? A tal punto, doverosa risulta una piccola differenziazione tra il concetto di Demanio militare e quello di Servitù militare. Nel Demanio militare sono compresi i beni di proprietà dello Stato destinati ad attività militari (poligoni, caserme, basi navali, aeroporti militari, depositi per munizioni, depositi di combustibile e oleodotti, stazioni radiogoniometriche, impianti di telecomunicazioni, ecc). In Sardegna queste si estendono su una superficie pari a 237,65 km2.

La Servitù militare, come poco sopra descritto, è un istituto che prevede la limitazione del diritto di proprietà nelle aree che confinano con gli impianti del Demanio militare, nell’interesse della difesa. Le limitazioni possono essere, a titolo esemplificativo, il divieto di edificazione in prossimità dei siti o lo sgombero di terreni e abitazioni in vista di esercitazioni militari. Queste hanno un’estensione pari a 136,07 km2.

Le conseguenze per l'ambiente a seguito dell'occupazione militare dei territori.
Le conseguenze per l’ambiente a seguito dell’occupazione militare dei territori.

Pertanto, l’area totale sottratta ai civili è di complessivi 373,72 km2. Le basi militari più importanti installate in Sardegna sono quattro, utilizzate principalmente come sito d’addestramento per gli eserciti di diversi Stati nel Mondo:

  1. Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Salto di Quirra: posto nella zona sud-orientale dell’isola, si sviluppa su un altopiano conosciuto come “Su Pranu”, “Salto di Quirra”. La base è divisa in un “poligono a terra” di 12.000 ettari nel Comune di Perdasdefogu, dove ha sede anche il Comando, e un “poligono a mare” di 2.000 ettari, a Capo San Lorenzo, nel Comune di Villaputzu, che si estende fino a Capo Bellavista.
  2. Poligono Militare di Capo Teulada: posto nella parte sud-occidentale dell’isola, nel Comune di Teulada, è un poligono per esercitazioni terra-aria-mare affidato all’Esercito Italiano e a disposizione della NATO. Si estende per 7.200 ettari di terreno, cui si aggiungono 75.000 ettari delle adiacenti “zone di restrizione dello spazio aereo e zone interdette alla navigazione”, ovvero le servitù militari.
  3. Poligono Capo Frasca: posto sulla costa occidentale dell’Isola, nel Comune di Arbus, è un poligono dell’Aeronautica Italiana per esercitazioni di tiro a fuoco aria-terra e mare-terra. Occupa una superficie a terra di 14 km2 e comprende anche una servitù marina interdetta alla navigazione nei Comuni di Arbus e Terralba.
  4. Aeroporto Militare di Decimomannu: posto nel Campidano di Cagliari, è una base aeroportuale dell’Aeronautica Militare italiana, utilizzata anche dalle aviazioni NATO. Dal 2023 vi è anche l’International Flight Training School (IFTS). Interessa le aree del Comune di Villasor e quelle di Decimomannu, con una superficie di 18,16 km2, di cui 5,72 km2 di demanio e 12,44 km2 di servitù.

Tutte le basi militari in Sardegna, pur essendo di proprietà delle Forze Armate italiane, sono utilizzate anche dalla NATO, in funzione delle sue attività. L’Isola è divenuta un’area strategica per servizi militari essenziali: esercitazioni, addestramento, sperimentazioni di nuovi sistemi d’arma, guerre simulate, depositi di carburanti, armi e munizioni, rete di spionaggio e telecomunicazioni.

Gli effetti delle attività militari nelle basi e nelle servitù sono oggetto di grande dibattito, sia sociale sia giudiziario. Ciò con riferimento, da un lato, allo stato e alla sostenibilità ambientale dei territori occupati, e, dall’altro lato, agli effetti sulla salute della popolazione residente nei pressi dei siti, nonché degli stessi militari che vi lavorano.

L’impatto sull’ambiente

L'impatto ambientale a seguito dell'occupazione militare dei territori.
L’impatto ambientale a seguito dell’occupazione militare dei territori.

Ciò che preoccupa molto il popolo sardo è l’inquinamento generato dalle basi militari e dalle esercitazioni ad esse connesse. Si sente parlare spesso di “Sindrome di Quirra”, termine con cui si indica un fenomeno che ha provocato morti sospette e casi di tumore tra militari e pastori e malformazioni a danno degli animali allevati nella zona, a causa dell’esposizione a sostanze altamente nocive, come l’uranio impoverito, uno scarto derivante dalla esplosione di ordigni sia in zone di guerra sia in aree di esercitazione militare.

La connessione tra attività miliare e mortalità è tutt’ora oggetto di procedimento giudiziario, e i vertici dei Poligoni sono indagati per omicidio e lesioni colpose plurime. A Teulada, invece, parte della Penisola Delta è inaccessibile agli stessi militari in quanto troppo inquinata. Anche qui è stato avviato un procedimento giudiziario per disastro ambientale. A tal punto, si richiama l’art. 452-quater C.p. , che stabilisce che:

[…], chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente:

1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema;

2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali;

3) l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.

Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata da un terzo alla metà.”

La volontà del legislatore è quella di punire la mutazione dei luoghi, se concretamente idonea a minacciare gravemente l’ambiente. È importante evidenziare che per condotta “abusiva” si intende non solo l’assenza di specifiche autorizzazioni (o autorizzazioni scadute ed illegittime), ma anche quella posta in essere in violazione di leggi statali o regionali.

La definizione del concetto di disastro ambientale ricavato dal Codice Penale si avvicina molto a quella elaborata dalla Corte di Cassazione, la quale ha affermato che

“Ai fini della configurazione del reato di disastro ambientale è necessario e sufficiente che il nocumento abbia un carattere di prorompente diffusione che esponga a pericolo, collettivamente, un numero indeterminato di persone” (Cass., Sez. V, sent. n. 40330 del 2006).

Conclusioni

Sappiamo che la voce della popolazione residente non venne mai ascoltata durante l’occupazione della Sardegna, né in maniera diretta, né in maniera indiretta, per tramite di rappresentanti politici locali. L’installazione delle basi e delle servitù fu una vera e propria imposizione.

Tuttavia, pur essendoci traccia concreta di uno sviluppo normativo adeguato, volto a disciplinare in modo specifico l’istituto della Servitù militare, che negli anni si è perfezionato sempre di più, proprio per superare l’idea di una supremazia degli interessi della Difesa nazionale rispetto a quelli dei cittadini locali, lo stesso popolo sardo continua a protestare attivamente, sottolineando come l’occupazione militare dei territori dell’isola sia altamente dannosa, per diverse ragioni: abbiamo analizzato la questione del gravissimo impatto sull’ambiente, le cui conseguenze si ripercuotono anche sulla salute pubblica.

Ma vi è un profilo ulteriore da tenere in considerazione: quello dell’etica. A distanza di tanti anni, non sarebbe giusto consentire ai cittadini di esprimere liberamente una propria volontà? Di consentirgli di dar voce alle problematiche silenziose di quei territori fantasma, terre di nessuno, dove però i problemi ambientali prosperano senza fine, danneggiando il terreno ed il mare, fino ad avvelenare la salute delle stesse persone.

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Martina Buffone

Laureanda in giurisprudenza, assistente e collaboratore legale. Amo il mare e la sua meravigliosa biodiversità fin da bambina. Ritengo che avere consapevolezza della legislazione in materia di tutela ambientale, coniugata all'amore e alla passione per la scienza, possa contribuire a diffondere il più nobile dei valori: il rispetto della Vita.

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