Traffico di animali esotici: tra cinema e realtà.

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Il traffico di animali è un problema globale che mina gravemente la biodiversità. Il cinema può giocare un ruolo particolare da un lato amplificando il desiderio di possedere creature rare dall’altro sensibilizzando il pubblico sull’importanza della loro conservazione.

Cosa si intende per “commercio illegale”?

Dobbiamo innanzitutto fare un’ovvia considerazione: tutto ciò che si sa sul traffico illegale proviene da informazioni indirette, per via della sua stessa natura. Si parla infatti di “commercio illegale” in riferimento a pratiche di vendita clandestine di animali protetti o parti di essi, non rispettando normative di protezione nazionali e internazionali. Gli animali generalmente vengono catturati nel loro habitat naturale o allevati illegalmente, per essere venduti come animali domestici, per l’utilizzo in medicina tradizionale, come trofei o per altre forme di sfruttamento.

Si tratta di un fenomeno di dimensioni enormi, di cui conosciamo informazioni e numeri grazie ai sequestri. Le oltre 100 tonnellate di zanne di elefante bruciate a Nairobi nel 2016, gli oltre 4000 rettili vivi sequestrati nel 2019 dall’Interpol o i 12 milioni di cavallucci marini sequestrati dalla marina peruviana nel 2019 sono solo la punta dell’iceberg e ci danno una sottostima della reale entità del fenomeno.

100 tonnellate di zanne di elefante bruciate a Nairobi nel 2016 - Fonte La Stampa
100 tonnellate di zanne di elefante bruciate a Nairobi nel 2016 – Fonte La Stampa

Tra i principali esportatori troviamo Africa, Asia e America Latina, aree che ospitano una biodiversità altissima. Il continente africano è uno dei luoghi più tristemente colpiti, soprattutto per quanto riguarda commercio di zanne di elefante, corna di rinoceronti ma anche scimmie, leoni e pappagalli. L’Asia è un altro punto nevralgico del traffico illegale, dove la domanda di animali esotici per il commercio di carne, pelli e altri prodotti è altissima. Paesi come la Cina, l’India e il Vietnam sono noti per il mercato clandestino di specie minacciate come tigre e pangolino, principalmente usati per la medicina tradizionale.

Aree come Indonesia e Filippine commercializzano, ad esempio, specie come pesce pagliaccio e pesce mandarino, molto richiesti per gli acquari domestici, o cavallucci marini, utilizzati anche nella medicina tradizionale. In Sud America la situazione non è migliore: Brasile, Colombia e Perù sono tragicamente noti per essere grandi esportatori di animali esotici destinati al mercato globale. I pappagalli, le scimmie e i serpenti, tra gli altri, vengono prelevati dalle foreste pluviali per essere venduti come animali da compagnia.

Il commercio illegale di animali esotici è un business estremamente redditizio e contribuisce a un ciclo distruttivo di esaurimento delle risorse naturali e perdita di biodiversità. Non solo questo crimine mina la conservazione delle specie, portandole sempre più verso l’estinzione, ma favorisce anche la diffusione di zoonosi (malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo), nonché la devastazione degli ecosistemi. Un altro aspetto da considerare è il benessere animale: gli animali sono tenuti in condizioni igieniche terribili, senza cibo e acqua, sottoposti a situazioni di stress prolungate, che portano a tassi di mortalità estremamente alti. Solo il 20% degli individui sopravvive al viaggio e solo il 5% sopravvive ad un anno dalla cattura.

Questo complesso meccanismo è generalmente gestito dalle cosiddette “ecomafie” per valori che, secondo un report del 2017 del “Sole 24 Ore”, raggiungono anche i 23 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti 36 miliardi derivanti dalla pesca illegale e 100 miliardi di euro l’anno derivanti dal commercio di specie protette dalla CITES (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione).

Il ruolo del cinema

Il cinema ha il potere di affascinare, intrattenere e ispirare. Ma può anche avere un lato oscuro. Se da un lato, infatti, film come “Mia e il Leone Bianco” e “Happy Feet” spingono all’acquisizione di una maggiore coscienza ambientale, trattando temi come l’overfishing, la caccia della fauna selvatica e l’importanza di proteggere e preservare gli ecosistemi, dall’altro film come “Madagascar” hanno aumentato il desiderio di possedere quella specie, alimentando la richiesta e, quindi, il traffico illegale.

L’aumento della popolarità di alcuni animali in seguito alla loro apparizione in film o serie è un fenomeno ben noto, anche se difficilmente quantificabile, e generalmente, la correlazione non indica casualità. Un aumento della popolarità non è ovviamente sempre immediato, anzi, spesso arriva dopo molti anni. Un articolo pubblicato dai ricercatori Nijman e Nekaris nel 2017 ha analizzato l’impatto che la serie “Harry Potter” ha avuto sulla presenza, nei principali mercati indonesiani, di gufi e barbagianni, nonostante la vendita di fauna selvatica sia vietata per legge.

I ricercatori hanno raccolto dati in 20 mercati di uccelli diversi tra il 2012 e il 2016 e confrontato i dati con i rapporti storici sul commercio di gufi in Indonesia dal 1979 al 2010: i risultati mostrano un aumento significativo del numero di gufi offerti in vendita dai primi anni 2000, sia in termini assoluti che in proporzione rispetto ad altri uccelli. Infatti, se fino al 2001 nei mercati indonesiani si trovavano massimo un centinaio di individui, principalmente assioli, corrispondenti a meno dello 0,06% degli uccelli presenti, dal 2008 si è registrato un incremento dello 0,43%, estendendo la vendita anche di barbagianni (Tyto alba), gufi della baia orientale (Phodilus badius), e specie di gufi più grandi come i gufi reali (Bubo bubo) e i gufi pescatori (Ketupa ketupu) di cui, la quasi totalità catturata in natura. Questo fenomeno è così noto che i gufi oggi sono comunemente chiamati “Burung Harry Potter” ovvero “uccelli di Harry Potter”. L’aumento del commercio di gufi coincide con la pubblicazione dei libri e dei film di Harry Potter, ma anche con la diffusione di Internet e dei social media in Indonesia quindi possiamo concludere che la serie Harry Potter ha certamente contribuito a questo incremento nelle vendite, ma non è l’unico fattore.

Esemplare di gufo reale (Bubo bubo) in gabbia
Esemplare di gufo reale (Bubo bubo) in gabbia

Fenomeno simile si è verificato all’uscita di “Alla ricerca di Nemo”, film del 2003 che vede come protagonisti due pesci pagliaccio (Amphiprion ocellaris) e un pesce chirurgo blu (Paracanthurus hepatus). L’uscita di questo film ha avuto un impatto, seppur fortunatamente limitato, sulle importazioni di pesci pagliaccio. Infatti, i dati di raccolta ed esportazione di località come le Isole Salomone e le Filippine, mostrano solo piccoli aumenti nella cattura di pesci pagliaccio dopo l’uscita del film, circa il 2% in più tra il 2000 e il 2004. Gli studi, però, sottolineano quanto questo potrebbe essere stato compensato dall’acquacoltura domestica, poiché gli allevamenti ittici negli Stati Uniti e nel Regno Unito già allevavano diverse specie di pesci pagliaccio prima dell’uscita del film. Secondo un report dell’UNEP (UN Enviromental Programme) dei 24 milioni di pesci commercializzati in natura, il 50% erano pesci pagliaccio, molti dei quali provenienti da cattura illegale nel sud est asiatico. Questo fenomeno è conosciuto con il termine “the Nemo Effect”.

Esemplare di pesce pagliaccio (Amphiprion ocellaris) in acquario
Esemplare di pesce pagliaccio (Amphiprion ocellaris) in acquario

L’uscita del sequel “Alla ricerca di Dory” destò tra i biologi marini grande preoccupazione, tant’è che prima dell’uscita nelle sale del film partì una grande campagna di sensibilizzazione che informava sulla specie e sulla sua importanza per l’ecosistema, aumentando la consapevolezza nel pubblico e arginando il problema del prelievo indiscriminato in natura.

È importante valutare anche l’altro lato della medaglia: il cinema può essere un potente strumento per la conservazione delle specie diffondendo una maggiore conoscenza del mondo naturale e aumentando la consapevolezza del pubblico. I film possono portare all’attenzione del pubblico il problema del commercio illegale di specie selvatiche, mostrando le sue conseguenze devastanti.

Esempi importanti sono documentari come “Ivory- A crime story”, che affronta il delicato tema del commercio illegale di avorio, rivelando le complesse reti criminali che lo gestiscono e mostrando le sue conseguenze devastanti per gli elefanti africani, o film come “Emma e il giaguaro nero” che affronta temi importanti come la deforestazione, il bracconaggio e la perdita di habitat, ma lo fa in modo accessibile e coinvolgente per i più piccoli.

Conclusione

Il traffico illegale di animali esotici è un problema complesso e devastante che minaccia la biodiversità globale. Sebbene le rappresentazioni cinematografiche di animali esotici possano sembrare innocue o addirittura positive, esse contribuiscono a creare una domanda che alimenta il traffico illegale, mettendo a rischio numerose specie. È fondamentale che l’industria cinematografica sia consapevole dell’impatto che le loro opere possono avere sulla percezione degli animali ma soprattutto sta al pubblico evitare di richiedere e acquistare specie esotiche come animali domestici.

È necessario, quindi, un impegno collettivo per arginare questo fenomeno, che passa attraverso l’educazione, l’applicazione delle leggi e la promozione di pratiche di conservazione sostenibili.

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Giulia Gallicchio

Laureata in Ecologia ed etologia per la conservazione della natura presso l'Università di Parma con una tesi sul monitoraggio del Gatto selvatico europeo nel Parco Nazionale del Pollino e attualmente iscritta ad un master sulla Salvaguardia della fauna. Ho svolto varie attività di volontariato in un CRAS. Spero di  trasmettere tramite ND l'importanza della tutela degli habitat e delle specie.

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