Biodiversità, un driver chiave per l’economia europea.

Biodiversità, un driver chiave per l’economia e la finanza della comunità europea non solo dal punto di vista ambientale.
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Con lo sviluppo del Green Deal, l’Unione Europea ha acceso i riflettori sulla necessità di preservare e migliorare il capitale naturale, riconoscendo che la biodiversità è un pilastro fondamentale per il benessere e la crescita economica del continente.

La perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi rappresentano una delle sfide più critiche e urgenti per il mondo e per l’Europa, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo economico e finanziario.

La biodiversità nei tavoli economici UE

Se per molti anni il tema della biodiversità è stato relegato a un ruolo da Cenerentola nelle discussioni su sostenibilità e sviluppo economico, la musica in Europa sembra ormai definitivamente cambiata. Dopo l’esperienza della pandemia da SARS-CoV-2 e con lo sviluppo di strumenti ad hoc per la valutazione degli impatti e il design di soluzioni dedicate, il tema è oggi al centro dell’agenda politica UE per una nuova economia, più sostenibile e resiliente.

Lago di Braies.
Lago di Braies.

L’Impact Assessment Study della Commissione, documento rilasciato nel 2023 di fondamentale supporto per la Nature Restoration Law, identifica sfide ben precise poiché molti ecosistemi, si afferma senza mezze misure, sono ormai prossimi a raggiungere i loro “punti di non ritorno”. È qualcosa che non possiamo permetterci. Un processo da arrestare rapidamente e con decisione, se non vogliamo subire gli effetti catastrofici di questa perdita.

Parlando di numeri, il capitale naturale pro-capite a livello mondiale è diminuito del 40% dal 1992, il che vuol dire che negli ultimi trent’anni ogni abitante della Terra ha visto crollare drasticamente i benefici che ottiene dalla natura (acqua pulita, cibo e opportunità ricreative incluse). E questo a causa della pressione che le comunità umane esercitano sugli ecosistemi – con le dovute differenze a seconda di quale mondo abitiamo, se in via di sviluppo o già sviluppato.

In Europa registriamo finalmente una importante inversione di tendenza, quantomeno nel mindset delle politiche. Un buon motivo per sperare, anche se è presto per cantare vittoria o valutare gli effetti di misure appena avviate, anche se timidi segnali positivi – seppure insufficienti per raggiungere gli obiettivi del 75% di ripristino al 2050 – si registrano dal piano, avviato nel 2010, per la tutela delle aree naturali, prodromo della Nature Restoration Law (formalmente in vigore da questa estate).

I rischi della perdita di biodiversità per l’economia europea

La perdita di biodiversità pone rischi multifattoriali che si estendono ben oltre la sfera ambientale, con ripercussioni profonde sulle attività economiche essenziali e sul sistema finanziario nel suo complesso.

Molte industrie europee dipendono in maniera significativa dalla disponibilità di servizi ecosistemici. Alcuni settori, come l’agricoltura e il commercio di semi, sono particolarmente critici, sia per la loro importanza economica e occupazionale, sia per la loro vulnerabilità ai rischi legati alla perdita di biodiversità.

Agricoltura, farmaci e commercio di semi

L’agricoltura europea, che contribuisce in modo significativo al PIL dell’UE e impiega milioni di persone, è altamente dipendente da servizi ecosistemici come acqua pulita, suolo fertile e impollinazione. Qualsiasi alterazione significativa di questi servizi potrebbe avere effetti devastanti sull’intera catena di approvvigionamento alimentare, con conseguenti ripercussioni a livello sociale ed economico e ponendo possibili problemi di sicurezza.

Un campo coltivato.
Un campo coltivato.

Parlando di impollinazione, sappiamo che senza di essa il sistema agricolo sarebbe al collasso. Sembrerebbe un’affermazione lapalissiana. Eppure, l’argomento è stato affrontato in modo sostanziale per la prima volta dalla Commissione solo nel 2018, con l’emissione della UE Pollinators Initiative . L’argomento è oggi parte della Strategia per la Biodiversità Europea al 2030, approvata nel 2020.

L’erosione del suolo, una tra le conseguenze più drammatiche della perdita di “piccola biodiversità” (microfauna, lombrichi, funghi), costa agli agricoltori UE ben 1,25 miliardi di euro all’anno in termini di perdita di produttività.

La biodiversità è cruciale anche per il settore farmaceutico: la ricerca e lo sviluppo di nuovi medicinali e integratori si basa spesso su principi attivi naturali o ispirati a meccanismi biologici presenti in natura.

L’Europa è anche il maggiore esportatore nel mercato globale dei semi: detiene oltre il 20% del mercato, con un valore stimato tra 7 e 10 miliardi di euro e 7.000 aziende coinvolte, per lo più piccole e medie imprese. Si tratta, ovviamente, di un altro settore ad alto rischio per la perdita di biodiversità.

Allevamenti, turismo, data center e costruzioni

La disponibilità di acqua, la quale è connessa alla salute dei sistemi di regolazione climatica globale nonché di ecosistemi, come quelli delle zone umide, capaci di trattenere le riserve e filtrare gli inquinanti – e quindi dalla biodiversità vegetale che ne caratterizza gli assetti – è essenziale per numerose attività, dall’industria all’allevamento.

Ma anche per settori ai quali non siamo soliti pensare, come quello tech: per raffreddare i propri server, i data center mondiali consumano quasi 800 miliardi di litri di acqua ogni anno. Spesso prelevando da aree già sottoposte a stress idrico. Il Climate Neutral Data Centre Pact del Green Deal europeo si è occupato direttamente del tema, ponendo obiettivi precisi al 2025 per l’uso sostenibile delle riserve idriche da parte dei data center con sede in UE.

La regolazione naturale del clima, anch’essa dipendente dalla biodiversità coinvolta nei sistemi di stoccaggio del carbonio e rilascio di ossigeno, supporta le attività turistiche e costiere, inclusa la pesca. La continua perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi stanno riducendo la capacità della natura di mitigare e adattarsi al cambiamento climatico, creando cicli di retroazione negativa (ovvero meccanismi per i quali un cambiamento in un sistema ecologico provoca effetti che, invece di stabilizzare la situazione, peggiorano il problema iniziale).

La perdita di risorse, come il legname, a causa di fenomeni come il bostrico (tra i parassiti più distruttivi delle foreste di conifere, la cui diffusione è favorita dal clima mite e dagli effetti dello stress idrico sugli alberi) può impattare negativamente sui sistemi economici delle comunità montane, sul settore delle costruzioni e sul mercato immobiliare. E la lista di esempi potrebbe continuare.

L’impatto complessivo

Possiamo affermare, nel complesso, che non esistono settori economici che non risentano della perdita di biodiversità, poiché tutti, indirettamente o indirettamente, dipendono dai servizi ecosistemici. Come abbiamo visto, a cambiare è solo l’entità o la natura dell’impatto. La biodiversità è anche cruciale nello sviluppo dell’innovazione e delle cosiddette Nature Based Solutions (soluzioni basate sulla natura).

Verso un quadro di valutazione dei rischi finanziari

La perdita di biodiversità può compromettere una grande varietà di servizi. Alcuni effetti sono difficili da prevedere e comportano, perciò, particolari rischi di natura finanziaria. In risposta a questi pericoli, le istituzioni finanziarie europee hanno deciso di integrare le valutazioni sulla relazione tra attività economiche e biodiversità nei quadri di sostenibilità e nei processi decisionali richiesti alle aziende, in particolare a quelle quotate in borsa.

La creazione di un quadro di valutazione standard dei rischi legati alla perdita di biodiversità nell’UE rappresenta un passo fondamentale per comprendere meglio in quale modo il fenomeno colpisce l’economia. Il nuovo framework, che si ispira ad approcci e linee guida esistenti – come quelli del Network for Greening the Financial System (NGFS) e della Task Force on Nature-related Financial Disclosures (TNFD) , mira a fornire alle istituzioni finanziarie un approccio strutturato per valutare i rischi, tenendo conto delle specificità regionali e settoriali. Il fine è quello di arrivare a compiere scelte migliori, indirizzando i fondi verso la mitigazione dei rischi e investendo maggiormente dove c’è realmente bisogno e dove gli impatti sulla natura sono controllati e minimizzati.

Il principio della doppia materialità

Nell’ambito degli studi sulla sostenibilità, e in particolare quando si indagano i legami tra natura ed economia, è fondamentale tenere a mente il principio della doppia materialità. Per doppia materialità (un termine che deriva dall’inglese “materiality” che potremmo tradurre come “rilevanza”) si intende una caratteristica centrale dell’interazione tra attività economiche e ambiente naturale, ovvero la reciprocità.

In parole povere, ogni attività economica ha un impatto sull’ambiente (che le aziende devono valutare e contenere) e, al tempo stesso, ogni cambiamento o perdita nell’ambiente naturale può avere un impatto, anche grave, sulle attività economiche. Si tratta di una relazione a tutti gli effetti, dove i due protagonisti, natura ed economia, si influenzano a vicenda.

Legna da ardere.
Legna da ardere.

Driver di rischio principali

Abbiamo visto come biodiversità ed economia siano legate a doppio filo. Ma quali sono le maggiori cause di perdita di biodiversità in Europa? I rischi per gli ecosistemi in UE possono essere attribuiti a diversi driver principali, ciascuno dei quali impatta in modo significativo su diversi settori economici.

Cambiamento d’uso e degrado dei suoli

Il cambiamento dell’uso del suolo è considerato il principale driver umano in termini di influenza negativa sugli habitat negli ultimi 50 anni. Esso avviene ogni qualvolta si effettua una modifica nella “copertura” dei suoli (pensiamo al modo in cui la deforestazione, i pascoli o le miniere alterano i paesaggi).

Ogni cambiamento d’uso comporta modifiche negli ecosistemi, specie se il suolo viene sfruttato in modo intensivo: l’agricoltura e l’allevamento, così come l’uso commerciale di risorse come legname e minerali, alterano profondamente l’equilibrio naturale delle terre.

Quando le attività economiche si espandono, la configurazione spaziale del paesaggio cambia, gli habitat vanno incontro a frammentazione e le specie migrano (spesso causando problemi ad altri ecosistemi in equilibrio), in alcuni casi le comunità si adattano attraverso strategie non pienamente efficaci, in altri, purtroppo, soccombono. Attualmente, tra il 60 e il 70% del suolo europeo è ritenuto “degradato” e i costi associati sono stimati in oltre 50 miliardi di euro all’anno.

Cambiamento climatico

L’innalzamento delle temperature e l’aumentata frequenza di eventi meteorologici estremi hanno un impatto negativo sempre più significativo sulla biodiversità. La siccità e le alluvioni possono provocare la migrazione delle specie o persino causarne l’estinzione. A rischio, vi è anche la sopravvivenza degli insetti impollinatori e di migliaia di specie vegetali. Il rapporto IPCC più recente avverte che l’aumento delle temperature globali è associato sia alla perdita di ecosistemi terrestri, d’acqua dolce e oceanici, sia a una riduzione della produzione alimentare in numerose regioni del mondo.

L’Europa, con particolare riferimento all’area mediterranea, è tra le regioni del pianeta più colpite dal cambiamento climatico e la situazione sembra aggravarsi rapidamente. Gli eventi estremi sono sempre più comuni e, secondo lo European State of the Climate 2023 redatto dal Copernicus Climate Change Service (C3S), gli anni più caldi mai osservati in Europa sono stati registrati tutti dal 2020 in poi.

Sfruttamento delle risorse e inquinamento

Le attività legate allo sfruttamento indiscriminato delle materie prime e delle risorse naturali (risorse ittiche, legname, metalli, metano e petrolio) è direttamente connesso all’estinzione di diverse specie (con particolare riferimento a quelle degli ecosistemi marini e forestali) e alla perdita di biodiversità su larga scala.

Le risorse naturali sono un fattore di input fondamentale per molti processi produttivi, come l’agricoltura, la pesca, il settore delle costruzioni e tutte le industrie che dipendono dalla disponibilità di minerali ed è necessario sviluppare strategie per estrarle, utilizzarle e riutilizzarle in modo sostenibile.

L’esaurimento delle risorse – ricordiamo il principio della doppia materialità – è un driver che può privare importanti settori economici dei loro mezzi di base e portare persino, nel medio e lungo termine, a una nuova crisi economica. La sfida per i prossimi anni sarà quella di sviluppare piani per rendere queste attività davvero sostenibili, riducendo il loro impatto, salvaguardando le economie locali e rispettando gli equilibri dei luoghi in cui queste insistono.

L’inquinamento come driver chiave della perdita di biodiversità è legato soprattutto al rilascio in natura di fertilizzanti, sostanze chimiche pericolose (l’83% dei suoli europei contiene tracce di pesticidi), prodotti farmaceutici, acque reflue urbane e industriali e altri rifiuti, compresi quelli in plastica. In particolare, gravi minacce alla biodiversità si riscontrano nella diffusione di microplastiche, le quali possono essere ingerite dalla fauna acquatica e terrestre, e nell’accumulo di azoto nelle acque, il quale crea delle aree in cui prosperano alghe e altri organismi che “soffocano” le specie marine e delle zone umide (eutrofizzazione).

I principali settori coinvolti nell’inquinamento in UE

Tra i principali responsabili del fenomeno dell’eutrofizzazione vi sono l’agricoltura intensiva, gli allevamenti (i quali producono ammoniaca e nitrati come sostanze di scarto e da soli costituiscono il 50% della pressione sugli ecosistemi in termini di inquinamento in UE), gli scarichi di acque reflue (che contengono anche i residui dei detersivi che utilizziamo per i lavaggi quotidiani), gli sversamenti industriali, l’industria della plastica e indirettamente anche la deforestazione, poiché suoli spogli, senza più il filtro delle radici degli alberi, lasciano defluire senza ostacoli queste sostanze verso i bacini idrici.

Le sfide maggiori per quanto riguarda l’inquinamento da materiali plastici risiedono nello sviluppo di soluzioni all’inquinamento già creato, nella riconversione dell’industria, e sulla messa al bando dei prodotti monouso.

È bene anche ricordare che, a volte, le leggi ci sono, ma non vengono adottate o estensivamente applicate dai singoli paesi. Proprio il 26 agosto scorso, l’UE ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia, accusata di non aver recepito “pienamente e correttamente” i 13 punti della Direttiva sulla plastica monouso (detta anche Direttiva SUP), approvata dai 27 paesi membri. Il nostro paese ha ora due mesi di tempo per motivare le inefficienze riscontrate e proporre un piano per colmare queste lacune.

Specie aliene invasive

Le specie aliene invasive sono specie “estranee” agli habitat locali nei quali si sono insediate, e la cui introduzione o diffusione minaccia o danneggia la biodiversità e i servizi ecosistemici correlati. Come evidenziato all’interno della Strategia UE sulla Biodiversità per il 2030 , molte di queste specie, oltre a causare danni economici diretti, possono facilitare la diffusione di malattie infettive, rendendosi responsabili di nuove epidemie e pandemie – le quali, come abbiamo avuto modo di sperimentare, possono avere un impatto disastroso sui sistemi economici. In Europa, 354 delle 1.872 specie attualmente considerate a rischio sono minacciate proprio da specie aliene invasive, spesso di recente introduzione.

Azioni di mitigazione

Per affrontare i rischi per la biodiversità legati alle attività economiche e al tempo stesso contenere i rischi per l’economia europea che la perdita di biodiversità può comportare, sono necessarie azioni di mitigazione mirate che agiscano sui principali fattori di rischio.

Tutelare gli impollinatori

Aumentare la biodiversità vegetale, piantando specie gradite agli impollinatori e riducendo l’uso di pesticidi, può rafforzare le popolazioni di insetti che svolgono un ruolo chiave nella produzione alimentare. Implementare tali misure per migliorare l’efficienza e la frequenza dell’impollinazione può aumentare il volume dei raccolti fino al 25%. La strategia UE per la biodiversità punta a ridurre del 50% l’uso di pesticidi in Europa e, attraverso il programma LIFE e la rete Natura 2000, a estendere i programmi di ripopolamento e aumentare la superficie delle aree protette di particolare rilievo per gli impollinatori, come le foreste vetuste.

Preservare le riserve idriche

Diffondere l’utilizzo di sistemi di irrigazione efficienti, come l’irrigazione a goccia, e ottimizzare lo stoccaggio dell’acqua può ridurre gli sprechi e salvaguardare riserve idriche vitali in Europa (un’irrigazione efficiente può, da sola, ridurre il consumo di acqua dal 30 al 60%).

Inoltre, il ripristino delle zone umide, dove prosperano sia specie vegetali capaci di trattenere e purificare l’acqua, migliorando la qualità delle riserve e “trattenendo” gli inquinanti, sia specie animali che svolgono un ruolo chiave nella stabilizzazione del suolo, nel ciclo dei nutrienti e nello sviluppo della vegetazione. Le zone umide assicurano che l’acqua che affluisce con le piogge venga raccolta, non causi inondazioni e sia rilasciata lentamente durante i periodi di siccità.

In UE, le “wet-lands” coprono una superficie di circa 174.000 chilometri quadrati e specifiche misure in loro difesa sono contenute nella strategia dell’UE sulla biodiversità, nella la legge sul ripristino della natura, nel Green Deal e nella strategia dell’UE per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Fenicottero (Phoenicopterus roseus).
Fenicottero (Phoenicopterus roseus).

Mitigare gli effetti del cambiamento climatico

La riforestazione e l’afforestazione, combinate con pratiche di gestione sostenibile del territorio, contribuiscono a mantenere i naturali serbatoi di carbonio e a mantenimento dei livelli di ossigeno. Con la nuova Strategia UE per le foreste , l’Unione europea si è impegnata a piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030 e a rafforzare le misure a tutela, con l’ampliamento delle aree protette al 30 % di tutte le aree terrestri e marine dell’UE, di cui il 10 % da proteggere rigorosamente.

Ripristinare la qualità del suolo e preservarlo dall’erosione

Lavorare i terreni in modo conservativo, ridurre l’uso di pesticidi e rotare le colture sono misure che riducono sostanzialmente l’erosione del suolo, impattano meno sulla biodiversità e ne mantengono la fertilità. Le pratiche di agricoltura biologica possono ridurre i tassi di degrado del suolo fino al 90%, per questo il Green Deal europeo punta a destinare almeno il 25% dei terreni agricoli all’agricoltura bio entro il 2030.

Il futuro della biodiversità in Europa

Il Green Deal europeo, lanciato nel 2019, rappresenta una svolta storica: per la prima volta nella storia dell’Unione, infatti, la biodiversità è stata presentata come una priorità politica al più alto livello decisionale dell’UE.

Si tratta di un’iniziativa strategica e ambiziosa che mira a far fronte alle sfide del cambiamento climatico e del degrado ambientale, promuovendo una società sostenibile, equa e capace di prosperare e crescere. Tra gli obiettivi chiave del GD vi è la salvaguardia del capitale naturale dell’UE, di cui viene riconosciuto il ruolo come base della nostra economia e della nostra società.

Trasparenza, criteri chiari e leggi ad hoc

Il crescente riconoscimento dell’importanza della tutela della natura e della biodiversità per la salute collettiva e la prosperità economica in Europa ha evidenziato l’urgenza di sopperire alla mancanza di valutazioni approfondite sulla sostenibilità, nonché di criteri per la trasparenza e la divulgazione delle informazioni in materia da parte delle aziende. Senza criteri chiari, non può esserci transizione ecologica efficace. Dal 2019 a oggi, sono numerosissimi i passi avanti compiuti.

In particolare, le istituzioni europee hanno approvato leggi fondamentali come la Nature Restoration Law o legge sul Ripristino della Natura (argomento che noi di Nature Defence abbiamo trattato), la Corporate Sustainability Reporting Directive o CSRD (che obbliga le aziende a rendicontare in materia di sostenibilità e a farlo secondo criteri precisi, definiti dalla UE Taxonomy) e tutte le azioni, contenute nel Green New Deal, in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici e tutela della natura, compreso il raggiungimento di un’Europa “a inquinamento zero” e di un ambiente privo di sostanze tossiche, l’accelerazione in materia di smart mobility, la tutela dei suoli.

Per affrontare le sfide che legano biodiversità e attività economiche, l’Unione Europea si è anche impegnata a incentivare la cosiddetta “internalizzazione” delle considerazioni ambientali e a promuovere decisioni di mercato più sostenibili, coinvolgendo anche le aziende che hanno sede extra UE ma fanno affari nel Continente.

La Strategia per la Biodiversità 2030

La Strategia per la Biodiversità per il 2030 , in particolare, mira a ripristinare e proteggere gli ecosistemi dell’Europa in allineamento con il suo corrispettivo internazionale, il Global Biodiversity Framework , adottato a livello globale il 19 dicembre 2022, in occasione della COP15 di Kunming-Montreal con l’obiettivo di fermare la perdita di biodiversità del pianeta e a guidare azioni coordinate per proteggere il capitale naturale. Il piano UE per la biodiversità prevede inoltre lo stanziamento di fondi dedicati per più di 20 miliardi l’anno, fino al 2030.

Bosco montano.
Bosco montano.

Finanza sostenibile e investimenti per la biodiversità

Il tema della biodiversità è divenuto sensibile anche all’interno degli ambienti finanziari europei. L’agenda per lo sviluppo della finanza sostenibile in UE si basa su tre pilastri principali: una tassonomia europea comune (che, come abbiamo visto, definisce gli standard da rispettare), un regime di trasparenza completo per le imprese in materia di sostenibilità, e una serie di strumenti di credito e investimento per lo sviluppo soluzioni sostenibili (come, ad esempio, green bond, sustainability bond e sustainability-linked bond). L’armonia tra questi elementi è cruciale per garantire che i flussi finanziari siano indirizzati verso progetti che abbiano un impatto positivo sull’ambiente, compresi quelli indirizzati alla conservazione della biodiversità.

Conclusione

La biodiversità possiede un valore intrinseco fondamentale per il successo economico e finanziario dell’Europa e, per estensione, per il mantenimento di una società prospera. Le istituzioni europee sono impegnate nel quantificare questo valore, nel creare standard per la sua tutela, nel valutare i rischi e studiare le soluzioni, nonché nel fornire strumenti e modalità di accesso ai fondi che consentano lo sviluppo di un’economia sempre più sostenibile.

La perdita di biodiversità rappresenta una minaccia crescente, che deve essere affrontata con decisione. Il Green Deal europeo e le politiche di sostenibilità rappresentano un passo importante in questa direzione, ma è necessario un impegno continuo per garantire che il “capitale natura” sia riconosciuto e preservato a beneficio delle generazioni future.

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DEFENDER

Anna Stella Dolcetti Menenti Savelli

Specializzata in management e sostenibilità presso la LUISS di Roma e l'Imperial College di Londra, mi sono formata nelle materie dello sviluppo sostenibile, della finanza verde e del management delle risorse e della biodiversità presso l'UNITAR, lo JRC della Commissione Europea, l'EIIS e il WWF. Ho lavorato all'interno di grandi gruppi multinazionali del settore farmaceutico, occupandomi di scrittura scientifica, innovazione e ESG. Dal 2018 collaboro con diversi diversi gruppi editoriali e think tank nella ricerca e nella scrittura sui grandi temi dell'ambiente e della sostenibilità.

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