Giornata del cane, intervista ad Anna Fraccaro.

Per la Giornata Mondiale del Cane, vi proponiamo un’interessantissima intervista all’educatrice cinofila Anna Fraccaro.
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Chi come me ha avuto cani fin dalla nascita, sarà d’accordo nell’affermare che il cane in quanto tale sia un animale tutt’altro che semplice da “leggere”, dotato di un mondo affettivo complesso, tutto da esplorare e che riversa con grande trasporto su chi ha scelto di essere suo compagno di vita, ovvero il suo proprietario e amico: l’uomo. Fin dall’antichità, il cane è sempre stato a fianco dell’uomo in tutte le occasioni possibili, dal lavoro alla famiglia fin anche essere raffigurato nelle più svariate forme d’arte (letteratura, cinema, pittura, scultura, fotografia), presente persino nella vita dei Santi (San Rocco, che viene raffigurato con al fianco un cagnolino che, nella storia, ne lenì le ferite, ne è un esempio concreto!).

L’appellativo di “miglior amico dell’uomo” si è impresso nella nostra mente grazie alla capacità di questi nostri pelosi di essere sempre presenti nella vita di ognuno di noi. Il cane ha origini antiche e la sua cura e la dedizione verso l’uomo hanno permesso di sviluppare con lui un rapporto tanto unico quanto raro, basato su una comunicazione che non necessita della parola. Il rapporto uomo-cane permette di compiere imprese e attività che, spesso e volentieri, sono diventate discipline peculiari che hanno previsto la creazione di binomi singolari in quasi tutti i campi sportivi e lavorativi.

Nel tempo, lo studio che si è incaricato di indagarne i comportamenti per rendere il binomio uomo-cane più efficace e duraturo nel tempo, è la cinofilìa (dal greco cino-, cane, e da filia-, amore), scienza che indica l’amore per i cani inteso come interesse particolare per il loro allevamento e miglioramento delle razze. Illustri studiosi, e non, si sono adoperati per capire meglio come il cane possa convivere con l’uomo stabilendo un rapporto di comunicazione efficace e di fiducia reciproca che duri per tutta la vita. In questo articolo, vogliamo omaggiare questa figura così fedele e presente nelle nostre esistenze con un approfondimento mirato a conoscerne storia e comportamento.

Attraverso la voce autorevole di un esperto, l’educatrice cinofila Anna Fraccaro , vogliamo capire nel dettaglio come, partendo dal nostro quotidiano, possiamo dare considerazione al cane e migliorare la nostra vita insieme, permettendoci di capirlo e di porci sempre di più in comunicazione empatica con lui. Ma, per far questo, dobbiamo cominciare dall’inizio!

Le antiche origini del cane

Il termine cane (dal latino canis) inteso come domestico (Canis familiaris) indica un mammifero della famiglia dei Canidi, in cui taglia, pelo, colore variano a seconda del soggetto, la cui distinzione dal suo parente più prossimo, il lupo, è avvenuta tramite l’addomesticamento.

Più di 300 milioni di anni fa, durante il periodo dell’era primaria, conosciuto come Carbonifero, i rettili erano già comparsi sul nostro pianeta e, dal periodo che intercorre dal Permiano al Giurassico, alcuni di loro chiamati terapsidi si pensa potessero essere l’origine dei mammiferi poiché possedevano scheletri a loro molto somiglianti ed anche ai canidi, seppur non lo fossero. Tali esemplari scomparvero durante la seconda era.

Nella terza era, detta Paleocene, comparvero i miacidi, mammiferi carnivori di piccola taglia, che cominciarono a diffondersi in tutto il nord America. Da tale periodo fino al Neogene, questi avi di alcune creature terrestri carnivore e tutt’oggi in vita possedevano taglie diverse a seconda della specie ed erano già dotati dei tipici denti ferini dei carnivori. In più, erano arboricoli, cioè potevano nutrirsi di piante come di carne. Dopo il Neogene, i miacidi scomparvero ma, da questa progenie, si origineranno due gruppi:

  • I Canidi: diffusi nel nord America, poi i mustelidi e i viverridi in Europa e gli ursidi nell’emisfero nord.
  • I Felini.

La comparsa del cane occidentale, detto hesperocyon, avviene nel periodo del Cenozoico inferiore, (Oligocene), dove troviamo questo piccolo cane agile, dalla coda molto lunga, assai somigliante ad una volpe, onnivoro, munito di cuscinetti sulla pianta delle zampe e digitigrado, che cacciava a terra e viveva sugli alberi. Era caratterizzato da molte somiglianze ossee con gli esemplari di canidi moderni.

Grazie a tali caratteristiche, gli studiosi hanno posto l’hesperocyon come primo anello dell’albero filogenetico del cane odierno. Nel periodo del Miocene, dopo la scomparsa degli hesperocyon, altre specie dette nothocyon diedero vita ai tomarctus. Essi si trovavano nel nord America ed erano carnivori molto somiglianti ai moderni lupi ma differivano a causa di alcune caratteristiche e non possono essere considerati canidi primitivi. Allo scadere del Miocene, in Texas, compare finalmente il leptocyon, da cui deriverebbero per direttissima il lupo e la volpe odierni, in cui troviamo anche la comparsa dei denti ferini inferiori.

Dopo il leptocyon, finalmente, arriviamo al vero antenato del cane, ancora in nord America: il cynodictis, esemplare molto simile ad una mangusta, dal muso allungato e denti ferini. Il cosiddetto genere canis comparve tra il Miocene superiore e l’inizio del Pliocene, e si trattava del Canis lepophagus, le cui caratteristiche erano paragonabili sia al coyote che al lupo. Giungiamo così all’ apparizione e alla successiva diffusione del lupo in Europa a partire da 2 milioni di anni fa (Pleistocene), dove la sua estensione a livello mondiale verrà favorita dalle glaciazioni successive.

Da qui, circa 3/4 milioni di anni fa, probabilmente in Francia, avvenne la comparsa del primo cane europeo, il Canis donnezani. Se per canidi s’intendono degli individui con una serie di caratteristiche fisiche e comportamentali ben precise e appartenenti a soli due generi, il genere canis abbraccia più specie, le quali vanno dal coyote al lupo, dai cani randagi e semi-randagi, al cane domestico.

Tempo e luoghi del processo di domesticazione

Cane biondo che annusa l'aria. © Petra Trivilino.
Cane biondo che annusa l’aria. © Petra Trivilino.

Il legame tra uomo e cane si rivela anch’esso molto antico. Secondo i ricercatori, tale rapporto iniziò addirittura 100.000 anni fa, ai tempi dell’uomo di Neanderthal. Ne siamo a conoscenza grazie alle testimonianze fossili, i reperti archeologici rinvenuti in varie parti del globo e gli studi scientifici in merito. A livello scientifico, infatti, per accertare tali origini, gli studiosi hanno compiuto ricerche sul DNA di varie razze canine, potendone stabilire la diversità genetica che, sempre secondo gli studi effettuati, non si sarebbe potuta accertare e consolidare in tempi brevi.

Ciò si è potuto verificare confrontando i DNA di lupo e cane, scoprendo che il processo completo di avvenuta domesticazione iniziò non meno di 130.00 anni fa. Tra i vari ritrovamenti archeologici effettuati in Cina, Francia e Inghilterra, riguardanti la presenza di ossa umane vicine a quelle di possibili canidi, risalenti tra i 500.000 e i 400.000 anni a.C., una delle testimonianze più antiche di tale relazione è stata rinvenuta nel periodo che portò a termine l’ultima glaciazione, ovvero 12.000 anni a.C., nel Mesolitico.

Da questo punto in poi, molti sono stati i siti sparsi nel mondo in cui ossa canine erano collegate a resti di ossa umane. Volendone citare alcuni, ci riferiamo alla Germania (a Oberkassel e in Turingia), poi in Francia, Iraq, Danimarca, Usa e molti altri, testimonianti come la domesticazione non sia stata un caso isolato ma sia partita contemporaneamente in tutto il globo.
Troviamo arcaiche testimonianze del legame uomo-cane certamente nelle pitture dell’antico Egitto e in altre pitture rinvenute in Svezia e Algeria, dove i cani prendono parte alle spedizioni di caccia che, proprio grazie alla loro presenza, cambiano del tutto forma, trasformandosi in caccia con arco e frecce.

Aggiungiamo che gli antichi popoli nomadi avevano imparato a catturare i cuccioli di lupo trasformandoli in giochi da donare ai bambini e, successivamente, li usarono come guardiani o supporti per la caccia; in tal modo, l’animale libero avrebbe imparato a sconfiggere la paura, facendosi ammansire sempre di più. Secondo questa modalità, sarebbero nati i primi incroci tra lupi selvatici e soggetti addomesticati, dove gli esemplari cominciarono ad essere scelti seguendo una selezione di attitudini precise, rendendo l’animale selvatico sempre più controllabile dal punto di vista riproduttivo.

La domesticazione del cane, come abbiamo visto, è stata frutto di un lungo processo storico ed ha contribuito non solo a cambiare alcune modalità di sopravvivenza umana e animale, ma ha in primis modificato alcune caratteristiche del cane stesso. Infatti, se il lupo è il progenitore del cane ed entrambi fanno parte della stessa specie, mantenendo lo stesso patrimonio genetico ed essendo così in grado di ibridarsi fra loro, la domesticazione ha effettuato sul cane importanti cambiamenti non solo caratteriali ma anche nei connotati morfologici.

Lo sviluppo osseo, le espressioni e i comportamenti si sono radicalmente trasformati, adattandosi al nuovo legame con l’uomo; altri esempi significativi sono visibili nell’impatto sulla salute, che hanno reso il cane più vulnerabile alle malattie, oppure nella quasi totale scomparsa (tranne negli esemplari più vicini al lupo) dell’ululato, l’aumento delle vocalizzazioni, le variazione riproduttive e così via.

Origini delle razze canine

Fin qui abbiamo collegato il cane ai processi di domesticazione e le trasformazioni che questo processo ha portato fino ai giorni nostri ma, in aggiunta, dobbiamo soffermarci su un altro effetto importante attuato da tale cambiamento, ovvero la creazione dei diversi tipi di razze canine. Seppur gli studi abbiano posto la corona sul lupo come suo unico progenitore, nel corso della storia è possibile che il cane, oltre alla selezione fatta dall’uomo, si sia potuto incrociare con altri animali simili quali sciacallo e coyote, entrambi presenti a livello selvatico nel mondo.

Non solo: risulterebbero fondamentali in questo processo le sottospecie che il lupo avrebbe originato per vivere nei tanti posti diversi della Terra e, secondo lo zoologo inglese C.Thorne, che identificò nel globo le molte sottospecie di lupo, il cane domestico deriverebbe proprio dalla domesticazione di queste diverse sottospecie appartenenti a luoghi diversi, spiegando il perché nel cane esistano tante variabili.

Cane belga in montagna. © Petra Trivilino.
Cane belga in montagna. © Petra Trivilino.

A livello storico, tracce di antiche razze canine sono state identificate in posti e tempi differenti grazie a pitture e riferimenti scritti. Tra i più significativi, citiamo:

  1. Mesopotamia: mastini e Levrieri sono spesso presenti nell’arte del 900 a.C.
  2. Grecia: presenti cani da caccia e da guardia nell’opera Cynegeticus, nella quale Senofonte diviene il primo scrittore a fornire una classificazione di cani, anche se non completa (400 a.C.). Nel 350 a.C., Aristotele fornisce un’identificazione di 7 razze, tra cui il cane di Cirene.
  3. Impero Romano: i Romani, primi a selezionare ed allevare cani, riferiscono e identificano le stesse razze greche e Columella diviene il primo a chiamare il cane come “domestico”. Classificando i cani in vari gruppi ben precisi, compaiono i progenitori dei molossi odierni, detti Canes bellicosi, da cui deriverebbero, tra gli altri, il Mastiff e il Mastino napoletano. Nell’Impero Romano, i cani da guardia venivano identificati come “cani da porta”, tanto da divenire famosa la frase “cave canem” (attenti al cane!), disegnata e scritta su mosaici che venivano posti sui muri e sugli ingressi delle case;
  4. Europa (dal XVI al XVIII secolo): in questo secolo le razze, di cui i cani da caccia divengono quelli più apprezzati, vennero divise in 4 gruppi. Da qui si comincò a parlare di Terrier, cani da ferma e cani da compagnia, che vennero ritratti in molte opere d’arte. L’opera letteraria più importante del tempo viene scritta in latino dal medico inglese J. Caius, che offre al mondo una delle opere più esaustive sulla classificazione dei cani presenti in Inghilterra in base alle loro attitudini, denominato “De canibus britannicis”. Nel 1770, il conte e naturalista francese G.L. Leclerc scrive il primo albero genealogico canino, intitolato “Tavola dell’ordine dei cani”, che verrà continuato dal fratello F. Cuvier: qui i cani verranno divisi in tre razze maggiori da cui, secondo lo studioso, deriverebbero altre 55 specie. Importante è citare anche J.H. “Stonehenge” Walsh, che collocò le razze in 7 gruppi, anch’esse secondo le loro attitudini, dando vita agli albori della classificazione canina moderna.
  5. Asia: in Cina, troviamo traccia di tre tipi di cani dal 1200 a.C., classificati dal più piccolo al più grande, i quali vennero utilizzati per la caccia o per la guardia, mentre altri cani molto piccoli, allevati da mogli e concubine degli alti dignitari, vennero cresciuti negli harem. Nel caso del Giappone, scoviamo la presenza degli inuoimono (da inu, ovvero cane), ovvero esercizi di tiro con l’arco assai bizzarri dove i samurai a cavallo, muniti di speciali frecce che terminavano con dei tappi arrotondati, dovevano colpire almeno cinquanta cani, liberati in un recinto non troppo grande.

In Europa, dalla fine del XIX secolo, con l’avvento delle esposizioni canine e la nascita delle società cinofile (Kennel club, Saint-Hubert), la denominazione di razza canina assume connotati più solidi e diviene molto dettagliata e precisa, in cui lo scoglio primario a cui si vuole approdare non è più rappresentato dalle attitudini ma dall’omogeneità fenotipica, che diviene la nuova cima da raggiungere.

Da questo momento, ai giorni nostri, tutte le razze dovranno presentare gli stessi connotati esteriori e quindi, a livello di allevamento, dovranno comparire dei “geni” che ne identifichino precisamente la razza. Tali regole sono tutt’ora in vigore e, nonostante molte razze debbano ancora essere identificate e l’elenco sia sempre in continua evoluzione, la FCI (Federazione Cinofila Internazionale) ha potuto riconoscere 340 razze canine in tutto il mondo.

Il cane nella mitologia e nella cultura generale

In ogni libro di storia, letteratura o arte, notiamo bene come, a livello temporale, le raffigurazioni del cane siano davvero numerose. Partendo dall’ antico Egitto fino a noi, è bene ricordare come esso sia sempre stato associato alla fedeltà e all’accompagnamento, alla fiducia, all’amicizia e alla compagnia, tutti attributi comuni sia nelle mitologie che nelle religioni mondiali. Qui sotto, elenchiamo i personaggi mitologici più significativi legati alla figura del cane:

  1. Cerbero: nella mitologia greca e latina, il cane a tre teste a guardia della porta degli Inferi, doveva impedire alle anime di uscire e agli uomini di entrare. Famoso l’episodio mitologico di Ercole che, nell’affrontarlo durante le sue conosciute “fatiche”, riuscì a legargli le zampe, portandolo via;
  2. Cerbura: quasi del tutto simile a Cerbero, fa parte della mitologia Indù e, secondo le credenze, che vedevano il cane come cavalcatura o servo delle divinità, Cerbura accompagnava il dio Krishna;
  3. Anubi: questo affascinante personaggio, raffigurato spesso come metà uomo con la testa di sciacallo, nella mitologia egizia veniva associato alla morte ed era, appunto, il traghettatore, il dio dei morti, il quale si occupava di accompagnare e prendersi cura delle anime;
  4. Cernunnos: chiamato anche con l’appellativo de “il cornuto”, nella mitologia celtica era anch’esso come Cerbero o Cerbura. Era il dio guardiano delle porte del mondo dei morti, possedeva corpo umano e grandi corna di cervo ed aveva al seguito una pletora di cani infernali. Il suo compito era quello di accompagnare a destinazione le anime defunte;
  5. Garm: questo cane infernale, coperto di sangue, è legato alla mitologia norrena. Come Cerbero e simili, era a guardia del regno dei morti, legato ad una catena dalla quale si libererà solo all’avvento del Ragnarök, ovvero la fine del mondo;
  6. Argo: era il fedele cane di Ulisse ne “L’Odissea”, il quale, quando Ulisse ritorna ad Itaca con l’aspetto di un vecchio, è il solo a riconoscerlo, per poi morire subito dopo;
  7. Mera: nella mitologia greca, era la cagnolina di Icaro. Secondo il mito, Zeus, dopo la morte di Icaro e di sua figlia Erigone, volle rendere onore alla fedeltà di Mera ponendo la sua immagine nel cielo;
  8. Sirio: nella mitologia greca, era il cane di Orione, l’uomo più bello della terra. La dea Artemide uccise Orione per errore e poi trasferì la sua immagine nel cielo insieme a quella di Sirio, che divenne la stella più luminosa del cielo notturno.

Come nella mitologia, troviamo tracce di raffigurazioni di cani in numerose opere artistiche presenti nel corso dei secoli. Nel 12.000 a.C. abbiamo prova dell’inizio della domesticazione grazie ad alcuni dipinti rupestri rinvenuti in Libia. Dal 600 a.C. fino al periodo ellenistico, i cani vengono rappresentati su bassorilievi assiri, manufatti fenici o egizi, mentre sulle decorazioni, sculture e mosaici romani erano raffigurati perlopiù levrieri e molossi.

Dal 1200 fino al 1400, lo vediamo raffigurato in vari disegni medioevali europei tra cui il “Bestiario di Aberdeen”; successivamente, nel 1500, in Italia la presenza di cani nella pittura diviene frequente in grandi artisti quali Piero della Francesca o Jacopo Bassano. In questo periodo, nelle diverse opere dell’artista Tiziano Vecellio quali “Venere di Urbino”, Allegoria della Prudenza” e “Ultima cena”, il cane è una presenza costante; lo stesso già compariva in Vittore Carpaccio.

Dal 1500 al 1800, i cani figurano in opere minori di pittori famosi tra cui Rembrandt con “Cucciolo che dorme”, Théodore Géricault con “Testa di bulldog”, Francisco Goya Cane interrato nella rena”, Gustave Courbet Cane di Ornans”. Dal 1800 al 1900 ed oltre, continuiamo a trovare raffigurazioni più specifiche in altri nomi illustri quali Paul Gauguin con “Natura morta con tre cuccioli”, Henri de Toulouse-Lautrec Cagnolino”, Franz Marc Cane sdraiato sulla neve” , poi il famosissimo “Dinamismo di un cane al guinzaglio” di Giacomo Balla, Edvard Munch San Bernardo sulla neve”, Renato Guttuso Bassotto” ed altri come Antonio Ligabue ma l’elenco potrebbe continuare a lungo!

In notevoli raffigurazioni artistiche riguardanti le vite dei Santi, poi, troviamo altrettanti cani raffigurati vicino a queste grandi personalità. Nelle varie iconografie cristiane, l’amico a quattro zampe è un co-protagonista la cui raffigurazione rappresenta fedeltà e aiuto; alcuni dei Santi che sono stati dipinti accanto al cane sono San Rocco, San Domenico di Guzman, Sant’Egidio Abate e Santa Margherita da Cortona. Non potevamo non citare, in breve, le opere letterarie più importanti in cui trovare cani come protagonisti, facendo presente che la maggior parte degli scrittori più noti ha dedicato almeno un’opera o riservato un posto nella narrazione delle loro storie agli amici pelosi.

Tra i titoli più famosi, evidenziamo “Zanna Bianca”, “Il richiamo della foresta”, “Cuore di cane”, “Torna a casa, Lassie!” da cui è stato tratto il film nel 1943 e, successivamente, la famosa serie televisiva, “Flush. Biografia di un cane”, “Cane e padrone”, “La vendetta del cane”, “Io e Marley” e tanti altri. Sottolineiamo le figure di Capi, Dolce e Zerbino, cani protagonisti del libro “Senza famiglia”. Infine, il cinema e la televisione, cominciando da Rin Tin Tin e Lassie, poi con “Tequila e Bonetti” e “Il Commissario Rex”, hanno contribuito a fare del cane una star seppure, nei nostri tempi moderni, il cane risulti più automatizzato e meno “narrato”, più legato alla vendita commerciale o a sceneggiature strappalacrime che a veri e propri esempi di virtù e capacità.

Alcuni dei migliori titoli cinematografici e d’animazione in cui vederlo come parte attiva del racconto, sono “Lilli e il Vagabondo” (1955), “Charlie. Anche i cani vanno in Paradiso” (1989), “Un castello con 40 cani” (1990), “Zanna Bianca-Un piccolo grande lupo” (1991), “Turner e il casinaro” (1989), “Io e Marley” (2008), “Un viaggio a quattro zampe” (2019).

Discipline sportive e di lavoro, il cane fra sport e utilità

Cane schnauzer, cucciolo di quattro mesi. © Petra Trivilino.
Cane schnauzer, cucciolo di quattro mesi. © Petra Trivilino.

Nella nostra società, non si può negare che il cane detenga un primato, quello della versatilità nei compiti che ad esso vengono affidati dall’essere umano. A qualsiasi razza o incrocio appartenga, esso dimostra di possedere un innumerevole corollario di risorse che si sono rivelate utili all’uomo nei modi più disparati, come ci conferma la sua utilizzazione fin dai tempi antichi come guardiano delle greggi.

Il fiuto sviluppato, l’istinto protettivo, l’agilità, la capacità d’empatizzare con bambini ed anziani ha permesso di creare intorno a lui una serie di attività, sia sportive che d’utilità, che vanno sempre perfezionandosi a seconda dell’abilità che si riscontra in ogni esemplare. In Italia, le discipline sportive legate alle attività cinofile sono previste dallo CSEN , il Centro Sportivo Educativo Nazionale, ente riconosciuto dal CONI e dal CIP.

Le altre discipline da utilità/lavoro sono legate a più federazioni o enti di soccorso che, attraverso corsi e prove specifiche, devono determinare l’idoneità del cane all’impiego richiesto. Tra i molti enti esecutori, troviamo la FISA , il CNSAS, l’ ANA e le varie Unità cinofile del Volontariato di Protezione Civile. Elenchiamo, in due gruppi distinti, alcune delle numerose attività che ancora oggi vedono protagonista il binomio tra uomo e cane:

Attività sportive:

  • Agility dog: consiste in una prova ad ostacoli in cui il cane, secondo il preciso ordine di percorrenza, deve cercare di affrontarli nel minor tempo possibile con continuità, senza commettere penalità. Fondamentale la guida del conduttore, il quale ha il compito di muoversi ed accompagnarlo lungo tutto il percorso;
  • Nosework: consiste nel guidare il cane, sfruttando il suo fiuto eccezionale, a trovare degli oggetti nascosti, tramite alcune coppette o oggetti atti a coprirne l’odore, nel minor tempo possibile. Il conduttore deve insegnare al cane a segnalare lo specifico odore che lo porterà a trovare l’oggetto nascosto;
  • Canicross: in questa disciplina è prevista una corsa campestre fatta con il cane (in origine erano allenamenti destinati ai cani da slitta) in cui l’atleta viene collegato a uno o due cani con una cintura elastica legata alla pettorina. Il cane deve sempre trovarsi avanti al corridore e deve essere in possesso di microchip e vaccinazioni per poter partecipare;
  • Hoopers: disciplina adatta a binomi di tutte le età, senza distinzione tra razze canine, in cui, attraverso un percorso composto da diversi attrezzi quali barrell, slalom o altri, il cane viene motivato a sviluppare, sotto la guida del proprietario, le proprie attitudini di ascolto, autocontrollo e collaborazione. Di conseguenza, il proprietario stesso impara a farsi ascoltare e a guidare il cane correttamente. Tale disciplina viene usata spesso sia nella fase educativa che in quella di rieducazione;
  • Mantrailing (sportivo): disciplina di utilità usata anche come sport, che richiede l’aiuto esclusivo dell’olfatto del cane. Si tratta di un’attività di ricerca attuata con l’aiuto di un cane addestrato a seguire la traccia di una persona dopo averne individuato l’impronta olfattiva, il tutto su percorsi più o meno impegnativi, usando un guinzaglio lungo almeno 5 metri. Il conduttore non deve distrarre nè guidar il cane: esso deve lavorare in completa autonomia. Il Maintrailing da utilità, non è molto diverso, ma utilizza cani addestrati con delle specifiche caratteristiche, chiamati “molecolari” o “da pista di sangue”. La razza più utilizzata è il Bloodhound, cane dotato di un numero più elevato di recettori olfattivi.

Attività di supporto:

  • Soccorso (montagna, acqua, superficie, macerie, valanga): le discipline di soccorso sono mirate anch’esse a sviluppare nel cane e nel suo conduttore capacità necessarie al superamento di situazioni difficili o al limite. In particolare, i cani da soccorso vengono addestrati e preparati fin da cuccioli, prima in casa e poi in situazioni esterne, fornendo loro una serie di imput basati sul gioco e MAI sul dovere! Tutti i cani possono essere utilizzati in tale mansione ma esistono razze più adatte di altre, tra le quali citiamo il Border Collie, il Pastore Belga Malinois e il Labrador Retriver;
  • IGP (Internationale Gebrauchshunde Prufungsordnung) utilità e difesa: disciplina cinofila riconosciuta dalla FCI, composta da tre sezioni: difesa, pista e obbedienza. Attraverso questa disciplina, si deve verificare se il cane possegga l’attitudine ad un impiego specifico, che può intraprendere con il suo compagno umano dopo che il binomio abbia ottenuto la qualifica;
  • Pet Theraphy: si tratta di interventi assistiti con animali, ovvero comprende tutte quelle attività e terapie assistite che producano beneficio a persone in particolari condizioni avverse (anziani, bambini in ospedale, persone con disabilità), dove cani o altri animali considerati d’affezione possono contribuire al loro benessere. Questi interventi sono possibili dopo aver adeguatamente formato il binomio cane-uomo. L’efficacia della Pet Therapy è stata riconosciuta come cura ufficiale dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003. Pur tuttavia, in questo intervento terapeutico, non solo i cani possono essere utili: conigli, gatti, cavalli ed asini possono concorrere all’efficacia della terapia;
  • Guida per non vedenti: sotto questa voce si identificano i cani che portano aiuto a persone diversamente abili con disturbi visivi, uditivi e motori. Sono cani votati sin da piccoli verso tale mansione, poiché vengono selezionati e addestrati da professionisti specializzati, per poi essere affidati successivamente alla persona che ne abbia necessità. Questi “angeli” non solo permettono fisicamente alla persona in difficoltà di poter uscire all’esterno, ma le forniscono anche grande appoggio psicologico perchè la aiutano a non sentirsi sola e isolata, donandole l’affetto e l’attenzione di cui ha bisogno;
  • Forze dell’ordine (cane poliziotto, antidroga, antimine): Esercito, Polizia, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, tutte le Forze dell’ordine prevedono un nucleo cinofilo al loro interno, dove i cani vengono istruiti alle varie mansioni che dovranno ricoprire insieme al loro conduttore umano. Di solito, le razze più usate sono le più diverse, dal Pastore tedesco al Beagle e al Bloodhound.

Dopo questo excursus, bisogna assolutamente sottolineare che, qualunque attività venga intrapresa, è necessario gratificare le attitudini naturali del cane, per guidarlo nell’apprendimento di nuove capacità con gioia e tramite il gioco. Perciò, in questo delicato processo, non deve esserci posto per metodi sbagliati o forzati che non permettano al binomio di crescere nel proprio rapporto di fiducia reciproca e nella bellezza di stare insieme con il cuore “all’unisono”.

Turid Rugaas e i segnali calmanti

Molte sono le personalità importanti della moderna cinofilia mondiale che hanno avuto il merito di mostrarci il cane non più come servo dell’uomo ma come essere portatore di enorme ricchezza emozionale ed empatica e che hanno saputo aiutarci a capirli meglio. Tra le più autorevoli, evidenziamo il biologo Mark Bekoff , la bioeticista Jessica Pierce, l’istruttrice cinofila Clarissa von Reinhardt, l’etologo, filosofo e zooantropologo Roberto Marchesini (fondatore della SIUA ) e il coach della relazione con il cane Angelo Vaira (fondatore del metodo Thinkdog ).

In questa sede, però, vogliamo porre l’attenzione sul lavoro dell’educatrice norvegese Turid Rugaas, scopritrice dei segnali calmanti dei cani, divenuta punto di riferimento internazionale per tutti gli operatori del settore. Turid è una delle educatrici cinofile internazionali più influenti e conosciute del panorama della cinofilia moderna.

Strettamente legata all’educazione cinofila intesa come approccio etico per una maggior comprensione del comportamento del cane, ne ha scoperto i segnali calmanti, scrivendo un libro riconosciuto fondamentale universalmente, intitolato “L’intesa con il cane. I segnali calmanti” di cui nel 2017 è uscito il sequel L’intesa con il cane. I segnali calmanti 25 anni dopo.”

Pur essendo stata istruttore di equitazione per molto tempo, la Rugaas è stata convinta fin da piccola che avrebbe fatto qualcosa di utile per i cani. Inizia ad addestrarli nel 1970, seguendo diversi corsi, compresi quelli per cani da soccorso. Nel 1984 diventa educatrice e giudice di Agility ma comincia a trattare il tema “educazione” a modo suo, fondando nella sua fattoria la scuola per cani chiamata Hagan Hundeskole.

Seguendo i corsi della Dog trainer americana Terry Ryan, fondatrice negli anni ’70 del “Legacy Canine Behavior & Training”, la stessa Ryan la convince a scrivere il suo best seller sui segnali calmanti dopo essere venuta a conoscenza degli studi fatti insieme al collega Staale Odegaard. Sono trascorsi 25 anni e la Rugaas, seppur in pensione, rimane una pietra miliare per la comprensione del comportamento del cane.

Dal 1992, ha tenuto seminari in 12 paesi fino al 2020, continuando a scrivere altri libri fondamentali per la comprensione del linguaggio canino. “L’intesa con il cane. I segnali calmanti” è un libro di facilissima fruizione nonostante l’argomento sia tutt’altro che semplice e scontato, e racchiude i suoi punti di forza nella sua immediatezza e nella facilità di comprensione.

Partendo dallo studio del progenitore del cane, il lupo, studiandone i comportamenti e i segnali che esso adotterebbe per evitare conflitti con gli altri membri del branco, inizia il viaggio attraverso i segnali calmanti che ogni cane non dovrebbe mai perdere, per non staccarsi dall’universo sociale che permette ad ogni individuo di comunicare efficacemente con i suoi simili.

Visibili da subito nei cuccioli, questi segnali confermano come i cani siano incredibili risolutori di conflitti e come sia difficile entrare in comunicazione con i loro simili qualora questi segnali vengano perduti. Ma come si è arrivati a scoprire tutto questo?! Tutto ha avuto inizio da Vesla, uno dei cani di Turid: un cane inizialmente ingestibile, assolutamente problematico e incapace di collaborare sia con lei che con altri cani.

Un giorno, dal nulla, Vesla stupisce tutti e diviene, in poco tempo, un grande cane guida per tutti gli altri simili, abbandonando i comportamenti inadatti e rimpossessandosi dei segnali, sapendo gestire situazioni complesse che nessuno avrebbe mai pensato potesse affrontare. Grazie a Vesla sono cominciati gli studi più intensi di Turid e, grazie anche alle sue osservazioni, ora siamo in grado di distinguere un linguaggio complesso fatto di 30 segnali comuni che i cani hanno ereditato dai lupi e con cui comunicano sempre fra loro.

Tutti noi proprietari dovremmo conoscere questi segnali, perchè capaci di comunicare a noi un disagio o un motivo di forte stress. Per non sciupare l’occasione al lettore di leggere il libro, accenniamo solo ad alcuni di essi:

  1. Guardare altrove: è un segnale del cane simile a quello del girare la testa ed è usato comunemente per evitare di fissare un altro simile. Il cane può farlo quando gli si viene di fronte in maniera troppo netta oppure quando è un altro cane ad avvicinarlo;
  2. Leccarsi il naso: segnale difficile da cogliere nel cane perchè si tratta di un movimento molto veloce che diviene frequente nella conoscenza tra due cani. Lo potremmo vedere quando abbracciamo forte il cane oppure quando usiamo un tono di voce inasprito verso di lui;
  3. Sedersi: rimane un segnale di calma sia quando il cane si siede dandoci le spalle sia quando di siede normalmente. Può essere usato da lui se lo richiamiamo gridando o se un suo simile gli sta creando disagio. Turid indica questo segnale come utile anche a noi per calmare il cane stesso, ovvero è bene sedersi quando lo vediamo particolarmente stressato;
  4. Sbadigliare: è uno dei segnali di calma più frequenti nei cani. Qui, il disagio del cane si sviluppa sotto forma di sbadiglio e viene fuori in tutte quelle situazioni che creano stress. Per calmarlo, anche noi possiamo cercare di sbadigliare (senza esagerare!) e ne vedremo l’efficacia immediata!

Non volendo approfondire l’argomento per non creare troppi spoiler, ci limitiamo a sottolineare che i segnali devono essere usati senza esagerare per non far loro perdere d’efficacia. Come detto, i cani sono dei grandi risolutori di conflitti e sta a noi umani capirne il linguaggio per “leggere” tutte quelle situazioni che possono stressarli. Più diventeremo bravi a capirli, più eviteremo situazioni spiacevoli e saremo in armonia: sarà come parlare la stessa lingua!

Il cane nella vita quotidiana, intervista ad Anna Fraccaro

A questo punto, ci chiediamo: come possiamo migliorare la nostra vita in compagnia dei nostri cani? Lo chiediamo direttamente all’educatrice cinofila e tecnico puppy Anna Fraccaro, professionista legata alla scuola Thinkdog di Angelo Vaira e direttrice del centro cinofilo “Il paradiso dei cuccioli” sito a Battuda (PV), dove si occupa da anni di educazione per cuccioli e cani adulti di ogni età e razza.

1) Cosa ti ha spinta a diventare un educatore cinofilo? Perché i cani e non altri animali?

“Ho scelto di diventare educatore cinofilo inizialmente per migliorare la relazione con i miei cani, visto che, quando ho iniziato gli studi, avevo tre pastori tedeschi e una meticcia. Approfondendo la conoscenza con Angelo Vaira ed il “metodo cognitivo relazionale” che insegna nella sua scuola, mi sono resa conto che molti umani hanno piccole o grandi problematiche con i loro cani, perché faticano ad entrare in relazione con loro, non riescono a guardare il mondo dalla prospettiva del loro compagno a quattro zampe. Così, ho deciso di aprire “Il paradiso dei cuccioli”, per aiutare il maggior numero possibile di cani a vivere una vita in armonia con i loro compagni umani.”

2) Come possiamo distinguere la “buona cinofilia” dai cosiddetti “metodi coercitivi”?

“Si fa un gran parlare, soprattutto in quest’ultimo periodo, di buona cinofilia, metodi coercitivi, relazione e quant’altro. Io dico solo una cosa: se c’è coercizione, non c’è relazione! Se per avere un cane educato devo ricorrere alla violenza, c’è qualcosa che non va. Colgo l’occasione per invitare tutti a denunciare nel caso in cui vi trovaste davanti ad un tecnico cinofilo che vi suggerisce di usare violenza sui vostri cani: venite via e denunciate!”.

3) Qual è la differenza tra addestramento ed educazione e quale delle due serve realmente alla vita di tutti i giorni?

Addestrare significa “rendere destro”, rendere capace un individuo a fare qualcosa. In merito al cane, lo addestrerò al soccorso in acqua, piuttosto che all’attività di discdog e via dicendo. Educare significa tirare fuori il potenziale che ogni individuo ha già dentro di sé. Quindi, mettendosi in osservazione del proprio cane, aiutarlo a tirare fuori il suo “io”, soddisfacendo i suoi bisogni fondamentali, permettendogli così di vivere una vita appagata. Detto questo, credo che sia importante educare il nostro cane a vivere nel nostro mondo.”

4) Cosa diventa fondamentale attuare, affinchè il cane si senta davvero parte della nostra vita?

“Il cane è un animale sociale, che, in natura, vive in branco. Quindi, quando decidiamo di adottare un cane, dobbiamo tenere in considerazione che noi diventeremo il suo branco: avrà bisogno e piacere di condividere la sua giornata con noi. Segregarlo in giardino o lasciarlo da solo a casa per giornate intere non lo renderà sicuramente un cane felice; anzi, sarà un cane annoiato e la noia porta l’individuo a stressarsi. Lo stress, a lungo andare, potrà portare il cane ad assumere comportamenti inadeguati, quelli che, erroneamente, definiamo “dispetti”.

Oltre a vivere insieme il più possibile, tra le cose che l’umano deve fare per instaurare una buona relazione con il suo cane vi è rispettare i bisogni fondamentali: derivanti dalla piramide di Maslow, sono stati adeguati ai cani da Angelo Vaira. Questi bisogni sono:

  • Bisogni fisiologici;
  • Bisogni di sicurezza;
  • Bisogni di appartenenza;
  • Bisogni di accreditamento;
  • Bisogni di varietà;
  • Bisogni di realizzazione.

Ovviamente, non è questa la sede opportuna per approfondire l’argomento, ma vi invito a contattare un educatore professionista e farlo, perché se tutti i bisogni saranno soddisfatti, avrete al vostro fianco un cane appagato, sereno e felice di far parte della vostra vita.”

5) Quanto è importante la socializzazione nella vita del cane? Un cane non socializzato avrà più problemi a relazionarsi con il mondo esterno!?

“Come ho già detto, il cane è un animale sociale, che, in natura, vive in branchi, con gerarchie ben definite. Noi lo abbiamo reso un animale domestico, ma concediamogli del tempo per stare con i suoi simili, abituandolo fin da cucciolo a vedere più tipologie di cani possibili. Un cane ben socializzato sarà un cane più equilibrato, saprà comportarsi e vivrà una vita appagante. Ovviamente non tutti i cani, sia per caratteristiche individuali che per motivazioni di razza, hanno piacere a socializzare: imparando ad osservare il cane che abbiamo davanti e informandoci sulla tipologia di razza, capiremo cosa lo renderà più felice.”

6) Quanto è importante che i proprietari sappiano ben comunicare con i loro cani?

“Credo che sia fondamentale imparare a comunicare con il proprio cane. Da educatore cinofilo, spesso suggerisco di fermarci ad osservare il nostro cane: lui ci comunica costantemente qualcosa. Sta a noi imparare il loro linguaggio.”

7) Sulle pagine di cronaca appaiono sempre più spesso notizie in cui i cani aggrediscono l’uomo. A quali cause possiamo collegare tali aggressioni?

“Ultimamente si fa un gran parlare di aggressioni, di patentini e quant’altro. Non voglio entrare nel merito della questione, non è questa la sede e ci sono persone più preparate di me che potranno dare spiegazioni più approfondite. Sicuramente, allacciandomi alla domanda precedente, una delle possibili cause potrebbe essere un segnale mal interpretato dell’umano. Il cane ci parla, ma noi non sempre siamo in grado di ascoltarlo! Spesso sono cani nati e cresciuti in ambienti non adeguati e quindi stressati o incapaci di affrontare determinate situazioni.”

8) Oggi è la giornata mondiale del cane. Secondo la tua esperienza, sappiamo davvero comunicare con i nostri cani oppure bisogna ancora fare dei passi avanti?

“Proprio in questi giorni si sta muovendo qualcosa nel mondo della cinofilia. I metodi basati sul cognitivo relazionale stanno prendendo sempre più piede; la gente si sta sensibilizzando e sta iniziando a non volere un “robot” al fianco da esibire agli amici o che esegua comandi per evitare sgridate o strettoie, ma vuole vivere a tutto tondo la vita con il suo compagno. Per questo si informa e frequenta centri cinofili per migliorare la comunicazione con il suo cane.”

9) Ad oggi, cosa manca alla cinofilia italiana per colmare le lacune degli anni passati?

“Credo che bisognerebbe tutelare chi, come me, ha una formazione alle spalle, rispetto a chi, autodidatta, ha la presunzione di “salvare il mondo” e il più delle volte fa più danni che altro.”

10) Quali consigli daresti ad una persona che ha deciso di fare entrare un cucciolo o un cane adulto nella propria famiglia?

“Un solo consiglio: rivolgetevi a tecnici competenti, se vengono fatte al vostro cane cose che non capite, chiedete spiegazioni e ricordate sempre che se c’è coercizione non c’è relazione!”

11) Nel nostro magazine Nature Defence ci occupiamo di informare per salvaguardare la fauna selvatica. Puoi indicarci quali sono le regole da seguire quando portiamo il nostro cane in luoghi dove possono essere presenti animali selvatici?

“Sicuramente, pur promuovendo la libertà al guinzaglio, in alcuni casi è bene per tutti che in ambienti dove ci possono essere animali selvatici in libertà, il nostro amico passeggi insieme a noi con un bel guinzaglio di tre metri (anche una longina da 5) in modo da evitare spiacevoli incidenti.”

Conclusioni

Ringraziando l’educatrice Anna Fraccaro per la sua disponibilità e competenza professionale, concludiamo questo meraviglioso viaggio nel mondo del cane e della cinofilia, seppure sia doveroso fare alcune considerazioni. Nonostante il cane sia uno degli animali più amati dalla nostra società, non si può ancora dire che sia veramente rispettato. Il problema del randagismo e degli abbandoni sono all’ordine del giorno, insieme ad episodi di grande crudeltà nei confronti di ogni tipo di cane o animale. I canili sono sempre più saturi di cani in cerca di nuove famiglie e che vengono affidati alle amorevoli cure dei volontari sparsi per il nostro paese.

Frequenti sono anche gli incroci non regolari di cani di razza, che producono cuccioli sempre più vulnerabili in salute, venduti a caro prezzo. Fin qui ci siamo concentrati sul rapporto e sulla comunicazione con l’uomo proprio per sottolineare che oggi il miglior amico dell’uomo – fino a qualche decennio fa considerato incapace di abilità o privo di intelligenza a causa di credenze ataviche – sia finalmente considerato un individuo pensante, capace di straordinarie virtù empatiche e grandi doti di comunicazione.

A sostegno di tale tesi, lo studio pubblicato su Current Biology il 22 marzo 2024, ci dice proprio che il cane apprende e risponde alle parole umane, riuscendo a capire che tali parole descrivono degli oggetti. Per riconoscere questo aspetto, la ricercatrice Marianna Boros e i suoi collaboratori (Università Eötvös Loránd) hanno condotto dei monitoraggi sull’attività cerebrale dei cani. I risultati hanno così dimostrato che il cervello del cane mostra diversi “pattern” quando avverte parole corrispondenti all’oggetto suggerito.

Inoltre, la recente Dichiarazione di New York sulla Coscienza Animale (New York University), firmata da illustri neuroscienziati e cognitivisti, che segue le orme della passata Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza, dà conferma che non solo gli umani ma anche gli animali siano possessori di strutture neurologiche che permettono la creazione della cosiddetta coscienza. La nuova dichiarazione si fonda, quindi, sull’importanza di considerare il benessere degli animali in base alla loro possibile coscienza.

Tali ricerche aprono nuovi orizzonti, non solo sui cani ma su tutti gli animali domestici e selvatici. Come ci ha precedentemente illustrato Anna Fraccaro, per essere attenti ai messaggi che il cane ci propone, dovremmo essere in grado di stare in ascolto, educandoci all’empatia, al rispetto e all’aggiornamento continuo, allontanandoci da concezioni egoistiche e non verificate, frutto di pregiudizi antichi che mostrano il cane brillare solo grazie alla luce dell’uomo-proprietario.

Se i nostri amici a quattro zampe ci comprendono e ci donano affetto per tutto il corso della loro vita, noi possiamo instaurare con loro una ben più efficace comunicazione, che si può creare nell’ascolto l’uno dell’altro senza prevaricazioni, ma sintonizzandosi su frequenze ben più alte: quelle del cuore.

Petra Trivilino

Fotografa di animali freelance e poetessa in Abruzzo, mi dedico alla fauna selvatica con approcci etici. Riconosciuta in concorsi nazionali e internazionali, tra cui una Honorable Mention ai Monochrome Photography Awards 2022. Collaboro con enti come i Parchi Nazionali della Maiella e d'Abruzzo, Lazio e Molise e la Riserva del Lago di Penne.

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