Abel, il figlio del vento – Gerardo Olivares, Otmar Penker

Abel-Il figlio del vento, attraverso questo emozionante film, seguiamo l'amicizia tra un ragazzo e una giovane Aquila reale d'alta montagna.
Regia di:
Gerardo Olivares, Otmar Penker
Uscita:
29/09/2016
Durata:
98 minuti
Genere:
Avventura
Prodotto da:
Terra Mater Factual Studios
Nature Defence People

Trailer

Recensione

Girato fra le montagne austriache del Parco Nazionale Alti Tauri e le Dolomiti italiane, questo film non ha conosciuto le attenzioni che avrebbe dovuto ricevere di diritto dal grande pubblico.

Invece, per chi ama la natura, “Abel-Il figlio del vento” (2015) rappresenta una pellicola di grande bellezza che, attraverso fantastiche immagini e una regia esperta, vuole farci avvicinare all’evoluzione della vita di un’affascinante protagonista qual’è l’Aquila reale, splendido rapace che il racconto mostra in tutta la sua maestosità e capacità di sopravvivenza, proponendo immagini inedite e sequenze assolutamente spettacolari che non possono non emozionare profondamente, aiutando lo spettatore ad immedesimarsi nelle difficoltà e nelle abilità in questa stupenda regina dei cieli.

Abel, il figlio del vento: trama

Il guardaboschi Danzer è il narratore principale della storia. Interpretato da Jean Reno (Leon, Wasabi, I fiumi di Porpora), Danzer guida fin dal principio lo spettatore sulle Alpi tra nebbie, animali selvatici e speroni rocciosi dove, su un alto nido, una coppia di Aquile reali ha dato alla luce due piccoli: Caino, il più forte, ed  Abel, il più fragile.

In seguito alla prepotenza del fratello più forte, Abel viene scaraventato fuori dal nido e, una volta finito a terra, viene trovato e adottato da Lukas, un ragazzo orfano di madre, interpretato dal giovane Manuel Camacho, e figlio di un cacciatore di nome Keller, interpretato da Tobias Moretti (La vita nascosta, Il commissario Rex).

Dopo il ritrovamento, Lukas deciderà di crescere l’aquilotto, prima da solo e poi con l’aiuto del guardaboschi, evento che porterà tutti e due a misurarsi, ognuno nel proprio mondo, con le varie difficoltà della vita, per crescere e diventare adulti forti e liberi.

Un documentario vestito da film

Già a metà di questa immersione nell’universo delle aquile, lo spettatore può rendersi conto che il film era nato con l’intenzione di farne un lungometraggio ambientato tra le Alpi europee.

Con l’intenzione di parlare a molti e non a pochi amanti della natura, la felice scelta dei registi di renderlo un film con dei tratti documentaristici, una bella e vera favola in cui mostrare tutte le difficili fasi della vita delle grandi aquile reali, si è rivelata una scelta vincente, ottenendo una pellicola completa in cui la natura e i suoi elementi, animali e vegetali, diventano i veri protagonisti.

Infatti, lo stile del puro documentario avrebbe potuto attirare l’attenzione di un numero ristretto di intenditori; al contrario, il film parla ad un numero di spettatori più ampio e vario, non necessariamente affiancato a quello “di nicchia” e, così facendo, ha la possibilità di espandere i suoi orizzonti, divenendo molto più fruibile e comprensibile anche per chi non conosce la realtà naturalistica.

Perciò, grazie a questo film, tante persone possono scoprirsi davvero amanti della bellezza dei monti, del volo e della natura e, sopratutto, della maestosità dell’Aquila.

Nel corso della storia, viene suggerito di riscoprirla e osservarla senza seguire antiche leggende, ammirandola per le sue grandi capacità di adattamento, nonché per la grande espressività del suo sguardo, indimenticabile scrigno di fascino e ingegno, impossibile da dimenticare.

Filmare la vita nascosta dell’aquila reale

Tutta la narrazione prende spunto da uno specifico punto di partenza, individuato nel fenomeno del cosiddetto “Cainismo” (dalla storia biblica di Caino e Abele), ovvero un comportamento osservato da sempre in natura, e nei rapaci in particolar modo, che prevede la lotta fra i due piccoli, per affermare la supremazia del più forte e per testare chi abbia il diritto a comandare e far proliferare la specie.

Quindi, è naturale pensare che il protagonista della narrazione sarà proprio l’aquilotto più sfortunato, Abel, e quello più forte, ovvero suo fratello Caino, sarà il suo diretto rivale, ma questa idea è solo un pretesto iniziale per mostrare ben altre cose.

In tal caso, gran parte della narrazione è centrata sull’esistenza e la sopravvivenza dell’Aquila reale nel suo habitat naturale.

Utilizzando tecnologie e tecniche d’avanguardia, la troupe è riuscita a seguire le fasi della vita dell’Aquila reale (dove la maggior parte del tempo viene occupato dal volo!), arrivando dove altri documentari specifici non erano riusciti.

Grazie a questo tipo di regia e montaggio, vediamo che gli spostamenti e le espressioni delle creature volanti vengono seguite meticolosamente e a distanza ravvicinata, senza cadere nella ripetizione forzata, ma creando un racconto diversificato attraverso azioni spettacolari incentrate specialmente sulle battute di caccia dello stesso rapace, suggellate da intensi primi piani.

Per rendere più realistico il racconto e non invadere la privacy dei volatili, per girare le scene iniziali della nascita di Abel, i registi hanno deciso di utilizzare delle aquile provenienti dalla falconeria, costruendo un nido artificiale in una voliera dove erano presenti delle telecamere fisse.

Tale accorgimento ha permesso di poter riprendere tutte le fasi della loro esistenza quotidiana, dalla schiusa delle uova fino al primo volo.

Per aggiungere più dinamismo, poi, sono stati ripresi, nelle loro autentiche espressioni, molti animali abitanti delle zone alpine, quali camosci, cervi, martore, marmotte, volpi e conigli, resi co-protagonisti dalla macchina da presa.

Spettacolari le riprese di volo e di picchiata e quelle girate durante il mese invernale, così come gli atterraggi e alcune vere scene di caccia riprese da lontano, come quella in cui Abel, predatore ancora inesperto, cerca di catturare un camoscio adulto.

Con l’aiuto di queste sapienti impostazioni visive, il film non annoia e fa in modo di farci apprezzare sempre di più la realtà della montagna, in particolare quella cruda ed emotiva che questo incredibile rapace deve affrontare per sopravvivere.

Regia, fotografia e riprese mozzafiato

Fin dalle prime riprese, capiamo che “Abel-Il figlio del vento” è un film le cui immagini sono da ritenere opera di fini conoscitori della montagna e della fotografia naturalistica in particolare.

Infatti, entrambi i registi del lungometraggio provengono da considerevoli e premiati trascorsi come documentaristi d’alto livello.

Infatti, Gerardo Olivares, cineasta spagnolo abituato a viaggiare e raccontare il mondo, non solo quello naturale, tramite molti documentari, è stato insignito di numerosi premi internazionali; il suo film, “Entrebolos”, incentrato sulla storia vera di un giovane pastore che finisce col diventare capobranco di un gruppo di lupi, è stato campione di incassi in Spagna nel 2010.

Così come il collega spagnolo, il regista austriaco di orgini australiane e direttore della fotografia Otmar Penker, ha ricevuto anch’esso per i suoi documentari sulla natura premi nazionali ed internazionali; il suo capolavoro si chiama “Il Principe delle Alpi” ed ha vinto il Premio cinematografico “Heinz Sielmann” nel 2008, dove il bramito del cervo è il protagonista assoluto.

Con due fini conoscitori delle tecniche specifiche del documentario come questi, apprendiamo subito come la bellezza di tale progetto sia legata proprio ad una fusione inevitabile tra regia e fotografia, quest’ultima affidata anche ad un altro talentuoso e pluripremiato direttore spagnolo quale Óscar Durán .

Partendo dai primi fotogrammi, lo spettatore può rendersi conto di potersi subito stupire di fronte a riprese panoramiche aree mozzafiato, in cui nulla è artificiale ma puramente ispirato dalla vita vera nella natura e nei luoghi specifici in cui si muovono le aquile.

Difatti, troviamo scorci e riprese di ampie vallate alpine e di alte vette, ottenute con tecniche avanguardistiche quali uso di microtelecamere o elicotteri, assieme ad altri aerei ultraleggeri che hanno avuto l’ardire di filmare i rapaci in luoghi impervi dove, altrimenti, non sarebbe stato possibile arrivare, e dove la neve ricopre tutto ciò che cresce o vive ad alta quota.

I direttori della fotografia non risparmiano all’occhio dello spettatore tanti scenari favolosi appartenenti sia all’Austria, come il Parco Nazionale Alti Tauri, sia all’Italia, precisamente alla Valle Aurina (Alto Adige), dove si ergono 80 cime che spiccano oltre i 3000 metri, e alle Dolomiti, bellezze di cui solo un esperto alpinista o un pilota d’aerei potrebbe godere appieno, e tutto ciò mentre altre telecamere seguono le aquile planare armoniosamente fin dentro le foreste, facendo apprezzare anche la loro capacità di volare ad altezza d’uomo.

Ogni inquadratura rivolta al paesaggio nella sua totalità viene proposta come un’immersione poetica e mai esagerata, in cui lo scorrere del tempo mostra situazioni mai uguali ad altre proposte visive similari e già viste su grande e piccolo schermo.

Incredibili le riprese delle sequenze di caccia e dei cambiamenti temporali (compresi i timelapse!).

In particolare, la scena della valanga (ottenuta grazie a dei cannoni sparaneve), ripresa nella sua paurosa discesa verso il basso, viene accompagnata da un mix di primi piani sugli animali in fuga, mostrando a noi spettatori come questo gigante roccioso qual’è la montagna sia pieno di insidie anche per gli stessi esseri viventi che la abitano.

Infine, una menzione speciale dev’essere data ai primi piani sui volatili, grazie ai quali scopriamo la grande intelligenza ed espressività dell’Aquila stessa sia verso ciò che le succede intorno sia nei confronti del giovane attore a cui è stata affiancata, attore con cui, certamente, per la buona riuscita del racconto, deve aver instaurato un rapporto molto speciale fin dalla più tenera età, effetto ben visibile dall’interesse e delicatezza con cui i due hanno a che fare l’uno con l’altro.

Colonna sonora, poesia ed emozione

Sarebbe ingiusto non riconoscere il contributo della colonna sonora, affidata alla compositrice Sarah Class.

Paliamo di composizioni musicali che accompagnano o introducono le fasi principali della storia, come l’alternanza di scene di volo a scene al rallentatore, oppure quando il giovane Lukas attraversa le foreste e i prati in bicicletta.

Queste sequenze armoniose accompagnano anche scene inquadrate dall’alto e immagini riguardanti i momenti più importanti del bel rapporto che Abel e Lukas costruiscono giorno per giorno, fino a diventare più commoventi in alcuni momenti cruciali come, ad esempio, la narrazione iniziale, la caduta dal nido, le fasi della crescita del pullo e così via, fino alle scene di volo in alta quota.

Questa colonna sonora delicata e “narrativa” accompagna perfettamente tutta la pellicola, facendo da collante alle emozioni dirette dei protagonisti e dei loro drammi personali, emozioni scaturite anche dalla notevole unione tra regia e fotografia, facendosi sentire in maniera più incalzante negli attimi giusti, proprio come un bel fiocco posto al punto giusto sul più bello dei regali di Natale.

Difficoltà di riproduzione dell’aquila reale

Forse non tutti sanno che l’Aquila reale, uno degli animali più venerati nel corso dei secoli da antiche civiltà, da sempre simbolo di collegamento tra cielo e terra, nel nostro Paese è entrata nella Lista rossa italiana degli uccelli nidificanti , questo perchè considerata dagli esperti facente parte di uno stato conservativo inadeguato alle sue esigenze, e molto di questa brutta notizia deriva proprio dagli effetti di un certo nostro turismo di massa.

Come spesso accade, alcuni tipi di animali hanno bisogno di assoluta privacy per potersi riprodurre ed è così anche per l’Aquila reale!

Essa costruisce il suo “nido d’amore” in pareti rocciose, tenendo alla larga chiunque voglia disturbarla, soprattutto durante la crescita dei piccoli.

A causa di alcuni comportamenti invasivi e alcuni sport che prevedono la presenza dell’uomo ad alta quota, tale sua riproduzione è stata posta in grande difficoltà, perchè molto disturbata dall’elemento umano.

In questa stessa pellicola si sono adottati degli accorgimenti per essere il meno invadenti possibile nei confronti di tali rapaci, perciò è doveroso suggerire che, in questo come in altri casi riguardanti la fauna selvatica, sarebbe davvero necessario attuare subito delle politiche che prevedano un vero turismo sostenibile, rispettoso e non invasivo.

Così facendo, si permetterebbe loro di coronare l’accoppiamento, proliferare e poter uscire presto dalla famigerata lista rossa in cui, purtroppo, compaiono molti altri volatili necessari allo sviluppo e alla conservazione della nostra biodiversità italiana, quali il Falco Pescatore o il Gipeto.

Conclusioni

Abel-Il figlio del vento” rappresenta una piccola gemma visiva dall’elegante ed esperta regia, che non delude e permette, anche a chi non ama vedere i classici documentari, di seguire una storia poetica e commovente che parla d’amicizia, crescita personale, rispetto per le leggi di natura e per la libertà di tutti gli esseri viventi, soffermandosi sul dramma dell’uomo e sull’incomunicabilità familiare senza per forza portare alla tristezza o alla violenza ma che, in cambio, sà regalare immagini uniche e momenti che sanno descrivere la bellezza senza dire nemmeno una parola.

Saranno minuti in cui non vi pentirete di avere iniziato il viaggio, in cui potrete tornare ragazzi, camminare nei boschi e trovare, chissà, la vostra pace nel silenzio delle montagne, nel vento gelido invernale o negli sguardi profondi di un aquilotto che non vede l’ora di diventare grande, per poter vivere libero volando nel cielo azzurro.

Lasciamoci quindi trasportare oltre le nuvole e le nebbie delle Alpi da questa avventura e cerchiamo di pensare a questi animali non come spietati cacciatori ma come creature capaci di farci emozionare, facendoci davvero toccare il cielo con un dito.

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Storie
DEFENDER

Petra Trivilino

Fotografa di animali freelance e poetessa in Abruzzo, mi dedico alla fauna selvatica con approcci etici. Riconosciuta in concorsi nazionali e internazionali, tra cui una Honorable Mention ai Monochrome Photography Awards 2022. Collaboro con enti come i Parchi Nazionali della Maiella e d'Abruzzo, Lazio e Molise e la Riserva del Lago di Penne.

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