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Vivo in Basilicata e quando ho scelto di parlare di viaggi sostenibili ho pensato solo e unicamente a questa terra, ma perché? È una regione che, da anni, si fa strada tra leggende e tradizioni stravaganti, paesi fantasma, riti scaramantici e tanto altro. La storia ci dice che tantissime popolazioni sono passate da qui. La natura invece, cosa ci racconta?
Tra Basilicata e Calabria, con circa 193 mila ettari di estensione, si trova il Parco Nazionale del Pollino , dal nome del massiccio montuoso che lo attraversa, parte dell’Appennino meridionale. Questa distesa naturale ha visto negli anni il susseguirsi di tantissimi progetti, fino a quando nel 1994, in collaborazione con l’ente del WWF, si è deciso di considerarlo Parco Nazionale e, dal 2015, addirittura patrimonio dell’umanità inserito nella Rete Europea e Globale dei Geoparchi sotto l’egida dell’UNESCO.
Storia del territorio
Le regioni di Basilicata e Calabria sono state abitate da tantissime civiltà: romani, greci, longobardi, bizantini, saraceni, normanni, spagnoli e, a guardarsi intorno oggi, in ognuno dei paesi più “anziani” è possibile notarne il passaggio. Tra le più importanti tracce storiche ci sono sicuramente quelle visibili a Grotta-Riparo del Romito, a Papasidero, sito preistorico tra i più antichi esistenti in Europa, in cui possiamo ancora ammirare incisioni risalenti al Mesolitico.
Ancora sparsi per le due regioni, si trovano reperti e affreschi e non manca, per di più, la testimonianza di un’epoca più recente che vede protagonisti castelli nobiliari, come quelli medievali di Chiaromonte e di Senise. Tantissime chiese poi, ubicate in siti insoliti e particolari, restano impresse a testimoniare la caparbietà e lo spirito di adattamento che l’uomo ha mostrato in questi territori. Un esempio è il Santuario della Madonna delle Armi a Cerchiara Calabra, che è stato costruito su una parete rocciosa a partire dal 1440 o, ancora a Papasidero, la Chiesa di S. Maria di Costantinopoli, costruita a strapiombo sulle pareti del Fiume Lao.
Anche Pietro Bernini, padre del più celebre Gian Lorenzo, è passato in questi luoghi e ha lasciato la sua impronta: nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo, a Morano Calabro, dopo essere state trasferite da un convento di Colloreto distrutto, esistono delle statue di sua manodopera.
Basilicata e Calabria, inoltre, sono ancora dimora per le comunità arbëreschë, che dall’Albania si rifugiarono qui dopo le invasioni del loro territorio da parte dell’Impero Ottomano, alla fine del XIV secolo. Ancora è possibile vedere persone con costumi tradizionali interloquire parlando l’arbërischt, un dialetto dell’Albania misto a termini italici acquisiti e integrati alla lingua con il trascorrere del tempo. Molte persone, per le funzioni religiose, scelgono ancora riti a stampo Cattolico Greco-Bizantino, come tramanda la tradizione popolare.
La natura e l’uomo

Ciò che colpisce del Parco del Pollino, è l’incredibile sintonia che si è creata tra abitanti del posto e paesaggio. È una comunione tra uomo e natura che va oltre l’immaginabile. Il paesaggio è composto da vallate, da colline verdi, dai boschi e dal massiccio montuoso, i fiumi scorrono impetuosi, ma armoniosi con l’ambiente circostante, dove l’uomo coltiva e alleva, quasi in un clima rurale, ormai da anni e anni.
La fauna è tra le più varie del sud Italia e si trovano tante specie endemiche, ad esempio il coleottero cerambice del faggio (Rosalia Alpina) o il crostaceo (Chirocefalus ruffoi ), l’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata), ma anche serpenti rari e testuggini. Le specie di rapaci nidificanti sono dodici, tra cui l’aquila reale (Aquila chrysaetos) e il capovaccaio (Neophron percnopterus) presenti con pochissimi esemplari.
I mammiferi vedono la presenza di lontre, martore, gatti selvatici, di ungulati come cinghiali e caprioli e, infine, dell’immancabile animale della montagna: il lupo (Canis lupus). La flora si caratterizza di specie appartenenti alla macchia mediterranea fino agli 800 metri di altitudine, con prevalenza di lecci e ginepri, per poi modificarsi in vegetazione montana o alto-montana e riempirsi di faggeti, castagne, aceri.
Proprio da questa vegetazione, nasce il simbolo del Parco Nazionale del Pollino: il Pino Loricato (Pinus heldreichii), ospite delle vette più alte e capace di crescere e vivere nelle condizioni più impervie, fino ai 2000 metri di altitudine, rappresenta lo spirito di adattamento che ogni elemento ha in questo parco.
Curiosa leggenda
La vetta più alta del Pollino è la Serra Dolcedorme. Una leggenda narra che, di sera, i pastori che guardano in direzione della vetta scorgono una strana sequenza di luci: coppie di luci che si susseguono a distanze diverse, fino ad un’unica tremolante e solitaria molto distante. I pastori la chiamano “la costellazione dei ladri”. Pare che tutte queste luci rappresentino l’azione di un vero e proprio furto.
Le prime quattro luci indicano due buoi rubati, con lanterne alle corna per illuminare la strada; a seguire, ci sarebbero due ladri con altre lanterne in mano, poi ancora il pastore, alla ricerca dei buoi rubati, con la sua lanterna. Ancora dopo, le luci vicine ma di diverse grandezze, pare siano la moglie e il figlioletto del pastore, lanciatisi all’inseguimento. Infine, la luce tremolante rappresenta il garzone del pastore, il quale temendo che la colpa del furto ricada sulla sua distrazione, si unisce all’inseguimento titubante e pieno di paura. La leggenda vuole che tutti questi personaggi, assorti nell’inseguimento, abbiano raggiunto il cielo e ora siano luci e fari per orientare i pastori.
Come vivere il Pollino: le attività

Gli abitanti del Parco, sempre nel rispetto più assoluto dell’ambiente e delle immense risorse che questo offre, sono riusciti ad introdurre tantissime attività. A più piccoli sono proposti campi scuola, rivolti a tutte le classi, in cui è possibile esplorare e conoscere il territorio e apprendere nozioni di educazione ambientale, per imparare la responsabilità che ognuno ha nei confronti della natura.
Per gli amanti della natura, dell’outdoor e dell’adrenalina sono organizzati percorsi di trekking, ciaspolate, river tubing, rafting, canyoning, percorsi in mountain bike e non mancano aree utilizzate per l’arrampicata. L’allestimento di tantissimi musei che raccontano la storia del territorio, di usi e costumi popolari rende inoltre possibile lo svolgimento di una florida attività culturale.
Conclusione
Il Parco Nazionale del Pollino rappresenta pienamente l’identità della Basilicata e della Calabria. Oltrepassando i suoi confini è facile notare quante meraviglie esistono in queste regioni. Sono ricchissime di natura e paesaggi naturali, in tantissimi luoghi l’uomo vive una perfetta simbiosi col territorio e l’atmosfera che si crea è fiabesca, rurale.
Ogni popolazione passata in queste terre ha lasciato qualcosa: monumenti, edifici, tradizioni. I lucani e i calabresi sono proprio come le terre che abitano, misteriosi, vari, un po’ schivi ma immensamente generosi. È difficile allontanarli da un legame così forte. Chiunque si allontani da qui per costruirsi una vita altrove, confermerà che casa è casa, e queste due regioni scorrono nel sangue. Vi consiglio di provare, solo così potrete davvero capire.


