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Pesca a strascico, i danni ambientali.

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La pesca a strascico costituisce una delle pratiche più dannose per gli oceani e per le forme di vita che ospita. Oltre ai già noti effetti devastanti per i fondali e per la biodiversità marina, questa tecnica contribuisce anche al riscaldamento globale.

Cos’è la pesca a strascico?

La pesca a strascico, è la tecnica di pesca che consiste nel trascinare pesanti reti da pesca sul fondale marino, in modo da massimizzare la quantità di pesce catturata. Si effettua con grandi reti dalla forma conica, trainate da un solo peschereccio o da due navi in coppia.

Nonostante siano ormai noti i pesanti danni ambientali che arreca ai nostri mari, la pesca a strascico rimane la tecnica di pesca più diffusa al mondo e fornisce ben un quarto del pescato a livello mondiale.

Peschereccio a strascico.
Peschereccio a strascico.

Una pesca insostenibile

È indubbio che la pesca a strascico comporti ingenti costi dal punto di vista ambientale, con effetti negativi su più fronti.

Innanzitutto, la pratica di raschiare i fondali ha un effetto distruttivo per i fondali marini. Le reti distruggono tutto quello che incontrano: dalle barriere coralline, alle praterie di posidonie, piante acquatiche marine che creano un ecosistema favorevole alla vita di innumerevoli creature. La pesca a strascico in particolare danneggia gli organismi bentonici, cioè tutti quegli organismi che vivono a stretto contatto con il fondale e vedono il loro habitat distrutti in pochissimo tempo, con effetti devastanti per la biodiversità.

Essendo una tecnica non selettiva, le reti catturano indiscriminatamente ogni forma di vita marina, comprese le specie protette, non commestibili o prive di interesse commerciale. Inoltre, non distinguono tra esemplari giovani e adulti, rendendo più difficoltoso il ripopolamento ittico.

Tutto ciò che viene pescato per errore, definito con il termine bycatch, può includere pesci, squali, cetacei e uccelli marini, che vengono rigettati in mare spesso moribondi o già privi di vita. Il bycatch costituisce un grande spreco di risorse oltre che un pericolo per le specie più vulnerabili.

L’impatto climatico della pesca a strascico

Uno studio fondamentale realizzato da 26 biologi marini e pubblicato su Nature nel 2021 ha messo in luce come la pesca a strascico sia dannosa non solo per i fondali e per la biodiversità marina, ma anche per la vita dell’intero Pianeta. Gli oceani svolgono un ruolo cruciale nell’ immagazzinare carbonio, che i sedimenti marini, possono conservare anche per millenni, se lasciati indisturbati.

Per la prima volta i ricercatori hanno calcolato l’impatto climatico della pesca a strascico, che ammonterebbe a 1 gigatonnellata di CO2 rilasciata ogni anno. Questa cifra, pari al 2% del totale delle emissioni annue, è un valore simile a quello che produce annualmente l’aviazione globale.

Trisha Atwood, docente dell’Utah State University e co-autrice dello studio ha paragonato i danni derivati dalla pesca a strascico a quelli della deforestazione:

“Il nostro studio è il primo in assoluto a dimostrare che più della metà del carbonio rilasciato dalla pesca a strascico finisce nell’atmosfera in un arco di tempo di circa 10 anni, contribuendo al riscaldamento globale. Proprio come distruggere le foreste, raschiare il fondale marino causa danni irreparabili al clima, alla società e alla fauna selvatica”.

Questa ricerca ha aperto la strada ad altri studi, come quello pubblicato su Frontiers in Marine Science nel 2024 , secondo cui nei prossimi 9 anni la pesca a strascico sarà la causa del rilascio nell’atmosfera del 55%-60% del carbonio presente nei sedimenti marini. Il restante 40%-45% potrebbe invece contribuire all’acidificazione degli oceani alterando il Ph delle acque, minacciando forme di vita come i coralli e le ostriche.

Reti da pesca.
Reti da pesca.

Le politiche dell’UE contro la pesca a strascico

Da diversi anni l’Ue sta provando a limitare questa pratica così distruttiva, ma a causa della resistenza del settore e della poca incisività di regolamenti, sono pochi i risultati finora ottenuti.  Dal 2016 la pesca a strascico è vietata al di sotto degli 800 metri di profondità e dal 2022 sono stati protetti 87 siti dell’Atlantico Nord-orientale considerati particolarmente a rischio.

A febbraio del 2023 la Commissione europea ha presentato il Marine Action Plan , che prevede la  graduale dismissione della pesca a strascico nelle aree marine protette e un suo definitivo divieto a partire dal 2030. Il suo obiettivo è quello di permettere il ripopolamento e la rigenerazione di queste aree, con un duplice beneficio per la biodiversità e per l’industria della pesca, che in futuro vedrebbe aumentare le rese.

Nonostante questi sforzi, un report di alcune Ong che si occupano della difesa del mare (la Marine Conservation Society , Oceana  e Seas at Risk ) denuncia che il 90% delle aree marine protette Natura 2000 è ancora interessata da questa attività.

Non mancano però alcuni Stati membri che hanno deciso di intervenire con misure più restrittive a fronte di questa situazione. Ad esempio, la Grecia nell’aprile del 2024 ha deciso di bandire la pesca a strascico nei parchi marini entro il 2026 e di abolirla nelle sue aree protette entro il 2030, in linea con le indicazioni dell’UE. È il primo paese europeo a muoversi in questa direzione.

Conclusione

Nonostante la pesca a strascico sia particolarmente redditizia, è necessario tenere presente che esistono metodi di pesca più sostenibili, che rispettano i fondali e che, grazie all’utilizzo di reti dalle maglie più larghe, evitano la cattura dei pesci più piccoli.

Ripensare l’utilizzo che facciamo delle risorse del mare è importante per preservare la sua straordinaria biodiversità, ma anche per evitare uno sfruttamento eccessivo che porterebbe a una drastica diminuzione degli stock ittici.

 

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Alessandra Vitali

Laureata in Editoria, culture della comunicazione e della moda. Ho una passione per la lettura, la scrittura e il mondo della comunicazione. Amo l'arte e nel tempo libero mi piace dedicarmi al disegno. Ho un interesse per i temi riguardanti la sostenibilità sociale e ambientale.

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