Rana verde, indicatore del benessere degli ecosistemi.

La rana verde è cruciale per l'ecosistema, affascina biologi e amanti della natura con le sue singolarità, impariamo a conoscerla.
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Un antico proverbio recita “dov’è la rana, l’acqua non è lontana” e come sempre i proverbi non sbagliano, perché per la rana verde l’acqua è di vitale importanza. Le rane verdi (genere Pelophylax) sono molto più che semplici anfibi: sono sentinelle del nostro ambiente, simboli culturali – raffigurate spesso nella mitologia e in varie civiltà – e componenti fondamentali della biodiversità. Conoscere l’importanza della rana nell’ecosistema ci aiuta a comprendere il valore di ogni specie nel mantenere l’equilibrio della natura.

Dato il loro significativo ruolo nell’ambiente, le rane verdi sono state oggetto di numerosi studi, basti pensare che negli Stati Uniti vengono impiegate oltre 3 milioni di rane ogni anno a scopo scolastico. Una delle principali caratteristiche è la permeabilità della loro pelle e la sensibilità ai cambiamenti climatici, non per nulla i biologi di tutto il mondo le utilizzano come indicatori per verificare lo stato di salute di determinati habitat, come la salute degli ecosistemi acquatici.

Purtroppo oggi questi anfibi affrontano numerose minacce, principalmente a causa delle cementificazione, dell’inquinamento delle acque, della distruzione degli habitat, e dei cambiamenti climatici che stanno mettendo a rischio la loro sopravvivenza. In questo articolo affronteremo quello che c’è da sapere per dare il nostro contributo alla conservazione di questa preziosa specie.

Una storia iniziata milioni di anni fa

La rana verde è un anfibio invertebrato appartenente all’ordine degli anuri di cui si contano ad oggi più di 7600 specie. Esistono sulla terra da più 250 milioni di anni e sono stati i primi vertebrati a colonizzare l’ambiente terrestre. La parola anfibio deriva dal Greco anfibios che è l’unione di due parole: ἀμϕι- «anfi-» e βίος «vita» e significa “dalla doppia vita”. Il nome deriva dal fatto che questi animali sono in grado di vivere sia nell’ambiente terrestre che in quello acquatico.

L’origine degli anfibi rimane ancora oggi un mistero; tuttavia molti paleontologi credono che essi derivino dai dipnoi primitivi , pesci polmonati che erano in grado di respirare tramite la vescica natatoria o il polmone, permettendo loro di vivere temporaneamente sulla terra ferma. Proseguendo fino all’era dei faraoni e dell’antico Egitto, si possono trovare geroglifici che raffigurano la rana: per esempio Heket , la dea della fertilità e della rigenerazione, detta anche la dea rana, che veniva raffigurata con il corpo di una donna e con la testa dell’animale, mentre a volte interamente come rana.

Per via della sua grande capacità riproduttiva si presume che gli antichi Egizi associassero la rana alla fertilità. Inoltre, simboleggiava la rinascita e la continuità della vita, poiché possedeva la capacità di riemergere dopo un lungo letargo, rappresentando così la vita che superava la morte. Nella grande Cina, invece, l’antica arte del Feng Shui associa le rane al denaro ed alla fortuna. Una tipica usanza cinese, infatti, prevede di mettere una statuetta raffigurante una rana d’oro con in bocca una moneta davanti all’ingresso delle abitazioni come simbolo di buon auspicio.

Si è anche scoperto che alcune tribù indigene colombiane vedessero le rane come portatrici di pioggia, e come il loro canto venisse accolto come segno di precipitazioni imminenti. Infine nella mitologia celtica, la rana veniva considerata come simbolo di magia, guarigione e coraggio. La presenza di questo anfibio, per la suddetta cultura, era segno di capacità magiche e ultraterrene.

Per i celti la sua connessione con l’acqua rappresentava metaforicamente il modo di superare le barriere tra il mondo materiale e quello spirituale. Da milioni di anni quello che si cela dietro questo incredibile animale è avvolto da fascino e mistero, a rappresentanza delle sue straordinarie capacità.

Heket - © Wikipedia
Heket – © Wikipedia

Tra ibernazioni e canti d’amore

Le rane verdi sono diffuse in Europa e in alcune aree dell’Asia. Queste creature anfibie sono famose per i loro salti e il loro gracidare, il tipico verso del “cra cra”. Ma cosa rende queste rane così speciali? Le rane verdi non sono solo belle da vedere, giocano soprattutto un ruolo cruciale nell’ecosistema. Agiscono come indicatori ecologici, dando informazioni importanti sulla salute ambientale e delle acque. Inoltre, partecipano al controllo delle popolazioni di insetti, contribuendo così all’equilibrio naturale.

Questo ci fa capire l’importanza della rana nell’ecosistema, e quanto la loro esistenza non possa essere sottovalutata. Le rane verdi si distinguono per il loro aspetto vivace: la loro pelle è di un verde acceso, spesso punteggiata da macchie di varie sfumature tra il nero il marrone.  Questa combinazione di tonalità le aiuta a mimetizzarsi nell’ambiente circostante. Le dimensioni variano, ma in genere raggiungono una lunghezza di 6-10 cm.

Prediligono ambienti umidi e temperati dove in primis non deve mai mancare una fonte di acqua; si nutrono di insetti e piccoli vertebrati e vivono mediamente 8-10 anni. Le rane verdi sono famose anche per il loro canto: durante la stagione degli amori i maschi emettono suoni particolari per attirare le femmine, dando vita a un vero e proprio concerto naturale, a volte talmente forte da svegliare un paese intero, come nel caso di un piccolo comune svizzero nel cantone di San Gallo, dove i cittadini stufi degli assordanti canti, hanno inviato un reclamo al comune locale perché eccessivamente disturbati.

Dopo l’accoppiamento, le uova vengono deposte in acqua, spesso tra le piante acquatiche, e sono riconoscibili come un massa gelatinosa galleggiante nella quale iniziano a svilupparsi i girini prima di diventare rane adulte. La rana verde è inattiva nei mesi più freddi dell’anno, entrando in letargo in un modo molto singolare e differente dagli altri animali. La loro peculiarità è di farlo direttamente dentro l’acqua in una sorta di ibernazione sotto i fondali melmosi, diminuendo il battito cardiaco e riuscendo così a superare il rigido inverno.

Per fare ciò è importante che l’acqua sia sufficientemente ossigenata in modo da poter assorbire l’ossigeno attraverso la sua speciale “respirazione cutanea”. Esistono varie specie di rane verdi e ad oggi si differenziano anche in molteplici rane ibride. Oltre a queste le più comuni conosciute nel territorio italiano sono le seguenti:

  • Pelophylax lessonae (rana verde minore)
  • Pelophylax ridibundus (rana verde maggiore)
  • Pelophylax bergeri (rana verde italiana)
  • Pelophylax esculentus (rana ibrida dei fossi)
  • Pelophylax shqipericus (rana albanese)
  • Pelophylax hispanicus (rana di Uzzell)

Ad oggi una chiara identificazione visiva risulta più complessa a causa dei molteplici incroci di rane d’acqua ma grazie ad una buona conoscenza le varie specie sono distinguibili in base ai richiami e all’habitat, e altresì suddivisibili in gruppi distinti.

Rana verde minore  (Pelophylax lessonae) – © Wildani_photo
Rana verde minore  (Pelophylax lessonae) – © Wildani_photo

Pelle viva

Di tutte le capacità straordinarie della rana c’è n’è una in particolare che per anni ha suscitato l’interesse degli scienziati, un incredibile superpotere che accomuna gli anfibi. Il loro modo di respirare è unico tra le specie animali in quanto possiedono la capacità esclusiva di assimilare l’ossigeno attraverso la loro pelle, fenomeno conosciuto come respirazione cutanea. Le rane utilizzano la propria pelle per assorbire l’ossigeno ed espellere l’anidride carbonica.

Estremamente sottile e altamente vascolarizzata, la loro pelle permette ai gas di diffondersi facilmente attraverso di essa. Questo tipo di respirazione è essenziale per le rane, poiché consente loro di ottenere l’ossigeno necessario anche quando si trovano sott’acqua, dove i polmoni non possono essere utilizzati. È di primaria importanza considerare che la respirazione attraverso la pelle presenta dei limiti, poiché dipende molto dall’umidità e dalla qualità del loro habitat.

Se l’ambiente è troppo arido, la pelle della rana tende a seccarsi, compromettendo la capacità di assorbire ossigeno. Ancora peggio, se l’acqua contiene agenti inquinanti o tossici porterà l’animale a morte certa. Ed è per questo motivo che le rane abitano generalmente ambienti umidi e incontaminati, in quanto permettono loro di effettuare questo tipo di respirazione in maniera efficiente.

Questo ci fa capire perché gli ambientalisti studiano le rane con molta attenzione, utilizzandole come veri e propri indicatori ecologici di un determinato ecosistema. Trovare stagni o laghetti senza la presenza di rane, è un vero e proprio campanello d’allarme relativo alla salute e alla qualità delle acque. Ricerche scientifiche recenti hanno messo in luce che una delle principali cause di mortalità nelle rane è attribuibile ai prodotti agrochimici, come insetticidi, fungicidi ed erbicidi. Anche se gli agricoltori seguono le dosi consigliate, tali sostanze causano istantaneamente la morte degli anfibi.

Gli esperti sono profondamente allarmati dal fatto che l’impiego di questi agenti nocivi, sia per l’ambiente sia per l’uomo, porterà alla scomparsa su larga scala delle popolazioni di anfibi. Allarmante è il risultato di uno studio su sette di questi prodotti, tra cui il fungicida “Headline”, il quale anche se spruzzato nelle quantità suggerite e persino solo sul terreno, provoca la morte di ogni anfibio presente nell’area trattata in meno di un’ora.

Tuttavia, non si tratta semplicemente di una questione di mortalità: il più comune erbicida impiegato nelle coltivazioni di mais e canna da zucchero, “l’atrazina”, ha dimostrato scientificamente di indurre ermafroditismo nelle rane, fenomeno che comporta lo sviluppo di organi sessuali femminili negli esemplari maschili, generando l’incapacità di riprodursi e dando origine a un effetto domino devastante per l’anfibio.

Ad oggi le autorità di regolamentazione europee non richiedono alle aziende agrochimiche di testare l’impatto dei loro prodotti sull’ecosistema; questo causa non poche criticità e comporta l’urgente necessità di una maggiore attenzione, affinché si possano adottare misure efficaci per proteggere creature straordinarie come le rane e per tutelare il delicato equilibrio dell’ambiente in cui vivono.

Rana verde ibrida dei fossi (Pelophylax esculentus) – © Wildani_photo
Rana verde ibrida dei fossi (Pelophylax esculentus) – © Wildani_photo

Piccoli gesti per l’uomo, grandi salti per le rane

Cosa possiamo fare noi per aiutare le rane? Per contribuire  alla salvaguardia del nostro pianeta e delle rane è essenziale documentarsi adeguatamente e non trascurare i segnali di allarme che la natura ci invia. Prima di tutto, è cruciale superare arcaiche concezioni che ci hanno accompagnato fino ad ora e che senza dubbio hanno messo a repentaglio la salute del nostro mondo. Con l’avvento dell’era tecnologica e di internet tutti noi possiamo informarci su come migliorare il nostro approccio con la natura circostante.

La fiducia è riposta in primis nelle nuove generazioni che hanno il dovere di porre rimedio ai danni causati dalle generazioni precedenti. Ognuno di noi ha la capacità di acquisire conoscenze approfondite senza dover possedere necessariamente qualifiche accademiche che un tempo erano considerate di cruciale rilevanza. Noi di NatureDefence aspiriamo a informare e sensibilizzare i nostri lettori, nel tentativo di trasmettere un messaggio per noi molto importante, cioè che è possibile rimediare ai danni inflitti fino ad ora all’ecosistema.

Abbiamo imparato che la rana verde non è solo l’immagine fiabesca rappresentata nei racconti dei più piccini, ma che per milioni di anni questo speciale essere ha mantenuto la sua forma senza mai arrendersi ai duri cambiamenti della natura stessa. Epoche e culture distanti tra loro hanno protetto e venerato questa creatura, considerandola un vero e proprio “animale totem” capace di unire popoli diversi grazie alla sua presenza costante. E i rischi per la loro vita di cui vi abbiamo parlato in questo articolo – è bene tenerlo a mente – rappresentano solo una piccola parte dei molteplici pericoli ai quali le rane devono far fronte. L

e nostre piccole azioni possono salvare la rana prima che sia troppo tardi. Seguendo questi consigli crediamo fortemente che insieme possiamo dare una mano non solo alla rana ma al pianeta intero. Ecco qui sette regole che è importante seguire (e conoscere) per proteggere gli anfibi:

  1. Evitare l’uso di pesticidi e diserbanti dannosi è fondamentale poiché questi finiscono rapidamente nei corsi d’acqua, danneggiando la biodiversità. Ecco perché è importante promuovere e sostenere i piccoli agricoltori biologici.
  2. Non mangiare le rane! Il commercio alimentare delle rane è spesso non regolamentato e non ha alcun controllo sanitario. Spesso molte rane di allevamento vengono trasportate da una zona all’altra essendo già  malate (es. la malattia dovuta a un fungo letale per gli anfibi, la chitridiomicosi). Questa va ad intaccare le specie delle nuove aree con conseguenze enormi.
  3. Non acquistate anfibi! Questi animali appartengono alla natura e non alle nostre case. Molti degli anfibi che troviamo in commercio vengono sottratti illegalmente dai loro habitat naturali. È fondamentale proteggerli e rispettare il loro ambiente per garantire la loro sopravvivenza e il tutelare la biodiversità. Scegli di essere un custode della natura e contribuisci alla conservazione degli anfibi nel loro habitat naturale.
  4. Guida con prudenza, soprattutto nelle notti piovose. Oltre a essere un pericolo per noi, il fenomeno del “roadkill” è una causa significativa di mortalità per anfibi e altri animali.
  5. Bonus: se puoi, costruisci uno stagno! Parla con i tuoi famigliari, con il sindaco del tuo paese oppure con il tuo preside di scuola se sei uno studente per valutare la possibilità di costruire un piccolo stagno in un’area verde. La sua creazione aiuterà al ripopolamento delle rane, e veder crescere i girini sarà un’emozione garantita.

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Daniele Lisa

Cresciuto nelle verdi colline dell'Oltrepò Pavese, l'amore per gli animali mi è stato trasmesso da mia Mamma e mia Nonna grandi animaliste, dopo aver studiato fotografia mi sto specializzando in Wildlife photography e nel tempo libero studio i comportamenti della fauna selvatica. Con i miei scatti vorrei influenzare le persone a guardare gli occhi di un animale e provare quello che provo io per loro.

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