Socialità delle api, come impatta il cambiamento climatico.

La socialità delle api, uno dei massimi esempi di cooperazione, è minacciata dall’impatto del cambiamento climatico. Scopriamo in che modo.
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Le api (Apis) sono fondamentali per la conservazione della biodiversità sulla Terra. Molti studi hanno mostrato come le attività antropiche e il cambiamento climatico stiano impattando sulla loro sopravvivenza. Partiamo dal principio. Le api sono i principali impollinatori terrestri: sono responsabili, infatti, dell’impollinazione di circa il 70% delle specie vegetali viventi sul pianeta e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo.

Tuttavia, negli ultimi decenni si sta assistendo ad un preoccupante declino degli impollinatori, e in particolare delle api, che hanno visto un calo di quasi il 37% delle popolazioni (Fonte IUCN). Non è solo la sopravvivenza delle specie a risentirne, ma anche il loro comportamento. Nel caso delle api, il cambiamento climatico potrebbe influenzare la comunicazione, le dimensioni corporee, lo sviluppo di colonia e la capacità di adattamento.

La socialità nelle api

Quando si parla di socialità si fa riferimento a gruppi di individui della stessa specie in cui c’è cooperazione: gli individui del gruppo partecipano ad attività di comune vantaggio. Il più alto livello di organizzazione è l’eusocialità, che si osserva principalmente negli artropodi, in modo particolare tra gli insetti. Cosa si intende precisamente con “insetti sociali”? Si tratta di insetti che formano colonie ben strutturate in cui ogni individuo ha uno specifico incarico, c’è cooperazione nell’allevamento dei piccoli e sovrapposizione tra generazioni adulte.

Alcune specie, come l’Apis mellifera, formano società organizzate in tre caste: la regina, unica femmina fertile, che ha quindi la funziona di deporre le uova, le operaie, femmine sterili con diversi compiti (raccolta cibo, cura delle larve, pulizia dell’alveare e difesa) e i maschi con l’unica funzione di accoppiarsi, generalmente chiamati fuchi o droni.

Nelle colonie è fondamentale lo scambio di informazioni che si realizza attraverso le danze (per individuare la posizione delle fonti di cibo), i feromoni, per segnalare le condizioni della colonia o un imminente pericolo, il contatto fisico o i suoni, attraverso, ad esempio, il battito delle ali.

Le api solitarie, come quelle appartenenti ai generi Osmia e Andrena, al contrario, non formano colonie, né alveari, ma ogni femmina fertile depone le proprie uova all’interno di un nido. Alcune specie, come le Halictus, sono definite semi-sociali perché presentano una forma intermedia di socialità, caratterizzata da una certa cooperazione nella cura delle larve, ma senza una divisione del lavoro rigida tipica delle specie eusociali.

Api e clima

Apis mellifera su fiori di lavanda - @ IstvanKopeczny
Apis mellifera su fiori di lavanda – @ IstvanKopeczny

I cambiamenti climatici esercitano una delle maggiori pressioni sulle specie animali, inclusi gli impollinatori. L’effetto di questo fenomeno si manifesta su diversi fronti, con conseguenze a breve e lungo termine per le popolazioni di api e per l’ambiente in generale. A causa del riscaldamento globale, le api potrebbero migrare a latitudini maggiori.

Non tutte le specie hanno la giusta plasticità per adattarsi o la possibilità di spostarsi, rischiando l’estinzione. Inoltre, le stagioni di fioritura potrebbero diventare più irregolari; se la fioritura non coincidesse con i periodi di attività delle api, le colonie potrebbero trovarsi senza cibo.

L’incremento delle temperature e dell’umidità favoriscono la proliferazione di patogeni e parassiti che possono infettare le colonie di api. Ad esempio, il Varroa destructor, un acaro che attacca le api da miele, è uno dei principali responsabili del declino delle popolazioni di api e il cambiamento climatico può estendere la sua stagione di attività, aumentando la pressione sulle colonie di api.

Come viene influenzata la socialità?

Uno studio pubblicato sul Journal of Animal Ecology ha analizzato vari articoli sul tema, proponendo una parziale previsione delle conseguenze del cambiamento climatico sulla socialità delle api. La socialità ha permesso l’evoluzione di comportamenti comunicativi che permettono alle api di coordinare la ricerca di nuove risorse e di immagazzinare il cibo in aree in cui c’è scarsità di specie vegetali. Le api solitarie mediamente hanno finestre di attività di circa un mese, che le rende vulnerabili a condizioni meteorologiche estreme e ad eventuali sfasamenti nella fioritura delle piante.

Al contrario, le api eusociali sono attive per diversi mesi grazie alla sovrapposizione delle generazioni, il che consente periodi di foraggiamento più estesi. Le specie altamente eusociali, come le api da miele, essendo più generaliste, possono, quindi, migrare per trovare fonti di cibo migliori (che consente loro di adattarsi alla perdita e alla frammentazione dell’habitat), mentre le api solitarie, avendo capacità di foraggiamento più limitate, risultano più suscettibili ai cambiamenti ambientali.

Come anticipato, l’eusocialità richiede la sovrapposizione delle generazioni. Di conseguenza, le colonie di api possono formarsi solo dove le stagioni riproduttive sono abbastanza lunghe da favorire l’allevamento di una covata di operaie prima della covata dei riproduttori. Per questo motivo, alcune specie socialmente polimorfiche mostrano variazioni intraspecifiche nel comportamento sociale lungo gradienti ambientali della durata della stagione di riproduzione.

Questo è il caso di diverse specie di Halictine temperate, per le quali le popolazioni solitarie si trovano in porzioni di alta latitudine o alta quota (dove le brevi stagioni di riproduzione impediscono la produzione di una generazione di operaie), mentre le popolazioni eusociali si trovano a latitudini o altitudini più basse. Con l’aumento delle temperature, la stagione di riproduzione si estende e alcune api socialmente facoltative possono produrre più frequentemente due covate all’anno, il che porta a una maggiore presenza di colonie eusociali a latitudini e altitudini più elevate rispetto al passato.

La temperatura non influenza solo il periodo in cui le api possono allevare la covata, ma anche i tempi di sviluppo. L’incremento della temperatura potrebbe aumentare l’attività di foraggiamento, permettendo alle regine di allevare due covate all’anno e di dimensioni maggiori. Ad esempio, in uno degli studi citati nella revisione suddetta, per le api fondatrici della specie halictus rubicundus, il numero di viaggi di approvvigionamento e il numero di prole approvvigionata aumentavano con la temperatura.

Ape regina (in primo piano) e api operaie in un alveare - @ xiSerge
Ape regina (in primo piano) e api operaie in un alveare – @ xiSerge

Il cambiamento climatico può influenzare la demografia delle colonie, modificando i rapporti tra le dimensioni corporee delle femmine: in condizioni ottimali, le regine sono più grandi delle operaie e hanno quindi maggiore possibilità di riprodursi, inibendo la riproduzione delle operaie e mantenendo il normale equilibrio della colonia. Gli impatti ambientali sulle dimensioni corporee rappresentano quindi una via attraverso la quale il cambiamento climatico potrebbe imporre trasformazioni nell’organizzazione sociale.

Un fattore fondamentale da considerare sono le precipitazioni e la disponibilità di acqua, in quanto queste ultime influenzano le attività di foraggiamento. È stato osservato, infatti, che nella specie Augochlorella aurata, la siccità ha ridotto le dimensioni della covata. Al contrario, nell’Halictus ligatus, le forti piogge primaverili causate dal cambiamento climatico, possono ritardare le attività di foraggiamento e il reclutamento delle operaie, limitando la possibilità di produrre una seconda covata, diminuendo le dimensioni delle colonie e limitando le opportunità di nidificazione sociale.

Le precipitazioni possono anche alterare l’ambiente fisico influenzando l’escavazione dei nidi. L’asciugatura dei suoli è una conseguenza prevista dei cambiamenti climatici in molte regioni, il che potrebbe aumentare i costi dell’escavazione dei nidi per le api che nidificano nel suolo, aumentando così i benefici della cooperazione nell’escavazione del nido. Ad esempio, è stato osservato in specie solitarie come Lasioglossum lusorim, un aumento della cooperazione nello scavo del nido durante i periodi di siccità.

Lo studio evidenzia, inoltre, come il cambiamento climatico potrebbe influenzare la distribuzione e l’abbondanza dei competitori e dei predatori, con conseguenze variabili sulla socialità delle api. In molti studi è stato osservato che in popolazioni soggette a pressione selettiva causata da parassitismo o predazione, la socialità permette alle api di rifornirsi di cibo senza lasciare il nido incustodito. La presenza di guardiane nel nido, infatti, scoraggerebbe l’attacco da parte di nemici naturali.

Analogamente, in ambienti caratterizzati da una forte competizione intraspecifica, la socialità può offrire strategie per proteggere soprattutto il cibo e il substrato per la nidificazione. È stato osservato nei nidi sociali dell’ape carpentiere Xylocopa pubescens – in cui sono presenti una femmina riproduttiva e una guardiana non riproduttiva – che la presenza della guardiana nel nido impediva il furto di polline da parte delle conspecifiche e permetteva alla femmina riproduttiva di completare viaggi di foraggiamento più lunghi.

Conclusione

La breve analisi fin qui condotta ha dimostrato i nessi principali tra cambiamento climatico e comportamento delle api. Come si evince la socialità rappresenta una strategia evolutiva cruciale che consente una maggiore efficienza nella ricerca di risorse e nell’adattamento a vari ambienti, specialmente in presenza di risorse vegetali scarse. Le api eusociali, grazie alla sovrapposizione delle generazioni, sono più resilienti rispetto alle api solitarie, che sono vulnerabili a condizioni meteorologiche estreme.

Il cambiamento climatico, modificando temperatura e precipitazioni, influisce sulla durata della stagione riproduttiva e sulle dinamiche delle colonie, influenzando la cooperazione, la dimensione delle covate e la difesa delle risorse. Questi cambiamenti potrebbero modificare la distribuzione delle specie e la loro capacità di adattamento, con impatti diretti sugli ecosistemi che dipendono dalle api per l’impollinazione.

L’ampliamento della ricerca in merito permetterebbe, non solo, di comprendere come i comportamenti delle varie specie potrebbero evolversi in risposta al cambiamento climatico, ma soprattutto di pensare e mettere in atto eventuali progetti di conservazione per salvaguardare le “regine” dell’impollinazione sulla Terra.

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Giulia Gallicchio

Laureata in Ecologia ed etologia per la conservazione della natura presso l'Università di Parma con una tesi sul monitoraggio del Gatto selvatico europeo nel Parco Nazionale del Pollino e attualmente iscritta ad un master sulla Salvaguardia della fauna. Ho svolto varie attività di volontariato in un CRAS. Spero di  trasmettere tramite ND l'importanza della tutela degli habitat e delle specie.

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