Gorilla nella nebbia – Michael Apted

Gorilla nella nebbia, ispirato all'autobiografia scritta dalla stessa Dian Fossey, zoologa e primatologa assassinata in Ruanda nel 1985.
Regia di:
Michael Apted
Uscita:
23/09/1988
Durata:
84 minuti
Genere:
Drammatico
Prodotto da:
HBO Max
Nature Defence People

Trailer

Recensione

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Ispirato all’autobiografia scritta dalla stessa Dian Fossey, zoologa e primatologa assassinata in Ruanda nel 1985, “Gorilla nella nebbia-La storia di Dian Fossey” (1988) rappresenta un importante viaggio-verità per tutti gli amanti della natura e di questi meravigliosi primati quali sono i gorilla e, in questo caso specifico, i gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei).

Questa splendida pellicola raccoglie tutto lo sforzo, il lavoro, la forza d’animo, il lascito immortale della protagonista, donna che, da sola, ha sfidato cacciatori, bracconieri, antiche credenze e la vendita illegale di animali presenti nei luoghi del continente africano. Purtroppo, ne ha pagato il prezzo con la propria vita ma ha anche lasciato un’eredità fondamentale, diventata baluardo di studi e profonda comprensione del mondo animale, appartenente a chi davvero ha a cuore lo studio e la salvaguardia della fauna selvatica.

Gorilla nella nebbia. Trama.

Il film inizia nel 1966, quando a Louisville, nel Kentucky, la ricercatrice Dian Fossey, interpretata magistralmente da Sigourney Weaver (“Alien”, “Aliens-sconto finale”, “Avatar”) si reca a una conferenza del paleontologo Louis Leakey, convincendolo finalmente, dopo antecedenti sforzi, ad inviarla in Congo per censire i gruppi rimasti dei gorilla di montagna.

La protagonista, originaria degli USA, ottiene, grazie alla collaborazione del “National Geographic”, fondi per aprire un presidio scientifico atto a studiarli da vicino, accompagnata da alcuni aiutanti locali, in particolare da una guida e amico chiamato Sembagare, che le rimarrà fedele fino alla fine.

Dopo essere stata costretta dalla guerra civile a lasciare il Congo e a trasferirsi in Ruanda, essendo i gorilla di montagna una specie molto sfuggente e “senza confini”, grazie alle sue grandi capacità empatiche, alla fine tecnica osservativa e ad una caparbietà fuori dal comune, la Fossey riesce, non senza difficoltà, a portare avanti il suo lavoro con successo, ad imporsi sulle autorità e su una tribù indigena in particolare, i Batua, che non la vedono di buon occhio per via del colore dei suoi capelli “di fuoco”, credendo che sia una strega.

Con l’aiuto della collaborazione instaurata con il fotografo del National Geographic, Bob Campbell, interpretato da Bryan Brown (“Uccelli di rovo”, “Australia”), con cui avrà una relazione profonda, Dian viene a sapere che il vero problema dei gorilla non sono i bracconieri Batua, bensì un medico di Miami, il quale ordina di catturare i gorilla per venderli agli zoo occidentali, in accordo con l’amministrazione locale.

Dopo averlo affrontato, recuperando una piccola di gorilla rapita, Dian si scontra direttamente con un amministratore governativo del posto, che le concede tre uomini come guardie anti-bracconaggio, in cambio di rimettere in sesto la piccola per poi farla partire per lo zoo di Colonia. Quando Bob Campbell, dopo aver consegnato alla rivista le foto e i filmati del lavoro della Fossey, ritorna all’avamposto, i due proseguono la relazione che avevano intrapreso, ma la voglia di lui di lasciare il luogo per inseguire altri orizzonti lavorativi presto porterà alla rottura del loro rapporto.

Così, Dian rimane di nuovo sola, continuando nella sua impresa.

Poco dopo riceve, dalla fondazione Leakey, quattro studenti non proprio coinvolti così profondamente come lei nello studio dei gorilla, fin tanto che verranno cacciati via poco dopo l’uccisione di Digit, il gorilla silverback appartenente ad uno dei suoi gruppi di studio, il gruppo 4, animale a cui Dian era molto affezionata. Dopo aver ritrovato il gruppo a cui Digit apparteneva ed aver di nuovo minacciato il medico di Miami, il 26 dicembre 1985, a 53 anni, dopo aver ricevuto un ulteriore permesso di tre anni per continuare la sua osservazione, Dian Fossey viene brutalmente assassinata. Verrà trovata senza vita il giorno dopo nella sua capanna e verrà seppellita nei pressi del campo di ricerca, accanto alla tomba di Digit.

Il suo omicidio, seppur molte furono le ipotesi, tutt’oggi rimane un mistero insoluto.

Dian Fossey e gli studi sui gorilla.

Dal 1966 al 1985, per vent’anni Diane Fossey ha studiato, osservato, monitorato e protetto fino al giorno della sua morte i gorilla di montagna del Ruanda, nel Parco nazionale dei Vulcani. Il film, che rispecchia benissimo il vestito delle opere filmiche anni ’80, molte delle quali erano un mix tra docufilm e lungometraggio, è un inno alle grandi capacità della protagonista, arrivata ad occuparsi con tutta se stessa di qualcosa che, fino al 1966, non le era stato del tutto familiare.

Provenendo dagli studi di biologia e, successivamente, da quelli veterinari in California, lasciati poco dopo, la Fossey si era dedicata alla terapia occupazionale, divenendo direttrice, dopo la laurea, del Dipartimento di Terapia Occupazionale presso l’ospedale Kosair Crippled Children Hospital, in Kentucky.

Questo campo la aiutò ad acuire le sue osservazioni e a stabilire i vari legami con questi affascinanti ma diffidenti primati dopo che, nel 1963, ne ebbe il suo primo incontro, grazie ad un viaggio in Africa sovvenzionato con i propri risparmi ed un cospicuo prestito, dove, in Tanzania, conobbe i coniugi Leakey e, successivamente, gli amici fotografi naturalisti Alan e Joan Root, rendendo possibile i primi avvistamenti con i suddetti gorilla che, dopo il 1966, diverranno la sua ragione di vita.

A oggi, il Centro di Ricerca di Karisoke, insieme con il Dian Fossey Gorilla Fund Internationa l, segue, monitora e protegge le famiglie di gorilla nel territorio africano. Essendo il centro di riferimento mondiale per la loro conservazione, la fondazione è impegnata a formare ed informare, attraverso studi e programmi d’educazione mirati, la gente e gli studenti del posto riguardo le tecniche di salvaguardia di questi magnifici primati.

Perché parlare di Dian Fossey?

Definire Dian Fossey solo una ricercatrice o una zoologa sarebbe alquanto riduttivo. Essa è stata pioniera dell’osservazione e dello studio dei primati, gentile osservatrice di un mondo fino ad allora non esplorato, facendo tutto ciò senza ledere in alcun modo l’habitat o le abitudini dei gorilla oggetto dei suoi studi.

Oggi siamo inseriti in un mondo moderno in cui, tolti alcuni virtuosi ed esperti della salvaguardia, si cerca di condurre la fauna selvatica ad essere sempre più dipendente dalle regole umane, sempre più a “portata di like”, di reel, di carezze e alimentazione non richiesta e nociva, così da renderla praticamente avvicinabile, molto confidente, per poi ridurla a qualcosa che “serve” e non a qualcosa di importante da cui abbiamo la possibilità d’imparare.

Molte specie stanno cominciando a vivere sempre più a contatto con l’uomo, subendo la sua malgestione del territorio dove, in essa, troviamo impoverimento del suolo, caccia incontrollata, sfruttamento ambientale, errori nella gestione della fauna stessa e così via. In questo quadro non del tutto incoraggiante, la persona di Dian Fossey rappresenta non solo l’immagine puramente umana della femminilità al servizio del rispetto della vita e di una causa vitale e nobile, ma oltremodo è una bandiera per quel mondo consapevole di persone che reputa gli animali possessori di una dignità e di una serie di diritti intrinsechi da rispettare e da non alterare, così come il loro ecosistema.

Come ci viene mostrato a più riprese nel film, l’approccio della studiosa verso i gorilla era sempre quello di non invadere l’ambiente o la stabilità del gruppo di animali sotto osservazione. Man mano, essa ha guadagnato la fiducia dei vari gruppi ponendosi con grande discrezione e pazienza nei loro confronti, il tutto senza l’uso di esche, carezze o superflue manifestazioni d’affetto.

Dian ha semplicemente osservato, mettendosi in empatia con i gorilla, senza cercare mai di farsi accettare forzatamente. Non solo: per quanto riguarda la tutela ambientale degli stessi, essa ha intuito che dovessero essere adottate contro il bracconaggio delle misure efficaci ed immediate a lungo termine per garantire stabilità e futuro a questi animali meravigliosi.

A tal fine, si adoperò perché le guardie del parco ricevessero tutto il necessario per contrastare i bracconieri; quindi, procurò loro uniformi e fece aumentare il salario per rendere tutti più attenti e consapevoli del ruolo fondamentale che gli era stato affidato. Sappiamo che tale rivoluzione nella salvaguardia dei primati è tutt’ora adottata in varie zone africane, dove i bracconieri o i cacciatori sono stati, appunto, trasformati in guardie zoologiche al servizio della biodiversità, aiutando anche le loro comunità a eseguirne la custodia.

A tal punto, sottolineiamo che parlare di Dian Fossey significa rendersi conto che lo studio degli animali richiede tempo, energie, applicazione, organizzazione e una grande dose di coraggio ed empatia. Senza le sue osservazioni e la sua costanza, ad oggi dei gorilla di montagna, seppur siano ancora una specie a grave rischio d’estinzione, rimarrebbe solo l’ombra di un nebbioso ricordo. Ella ne ha assicurato la sopravvivenza fino ai giorni nostri.

I gorilla sono ancora in pericolo d’estinzione!

Nonostante questo straordinario susseguirsi si eventi e consapevolezza per salvaguardare questi grandi primati, dove risulta importante citare anche il lavoro di altre illustri personalità quali Jane Goodall (Istituto Jane Goodall ), le cui attività sono da anni rivolte alla conservazione e allo studio degli scimpanzé, purtroppo i gorilla rappresentano ancora una specie in via d’estinzione.

Diviene importante capire che le stesse minacce a cui si fa riferimento nel film sono ancora oggi il loro principale pericolo, ovvero il bracconaggio legato al commercio di carne di specie selvatiche presente in molti mercati clandestini e venduto a caro prezzo, poi la deforestazione, lo sfruttamento del sottosuolo per l’estrazione di metalli preziosi, perdita di habitat naturali, aggiungendo anche i vari cambiamenti climatici.

Tali minacce, più che mai vive ed intensificate, devono farci diventare consapevoli che conoscere, studiare, osservare e partecipare, ognuno con i propri mezzi, sia quanto mai fondamentale per rendere alle tante specie selvatiche la protezione a cui hanno diritto. Oggi, il numero dei gorilla di montagna supera di poco i 1.000 individui. Loro, come tante altre specie, rappresentano animali fondamentali per il rinnovamento delle foreste che abitano, tasselli preziosi che non possono mancare per la buona gestione dell’equilibrio naturale del nostro pianeta.

Fotografia, regia e colonna sonora.

La fotografia del film porta la prestigiosa firma dell’australiano John Seale, già premiato con un Oscar nel 1997 per “Il paziente inglese”. Seale è stato direttore della fotografia di molti bellissimi cult cinematografici, quali “Figli di un Dio minore” (1986), “Rain-Man-L’uomo della pioggia” (1988), “L’attimo fuggente” (1989) fino ad altri più recenti quali “Il talento di Mr. Ripley” (1999), “La tempesta perfetta” (2000), “The Tourist” (2010) e l’elenco potrebbe continuare!

La firma fotografica utilizzata da Seale, in questo film come nelle grandi opere prima citate, la troviamo nei primi piani, dove sono le emozioni scaturite dagli occhi e dal viso della protagonista a convincere il pubblico, così come le sequenze paesaggistiche che puntano alla spettacolarità dei luoghi immersi nei vari cambiamenti atmosferici.

Nelle varie e dettagliate sequenze fino ai tagli fotografici panoramici delle location selvagge ed incontaminate, si susseguono scene dove il binomio umano-animale diviene quello più ricercato. Tutto ciò si unisce alla regia lineare e profonda tipica del cineasta Apted, dove la narrazione della storia e la sequenzialità degli eventi, soprattutto riferiti al rapporto instaurato tra la Weaver e i gorilla impiegati nelle scene (riproduzione fedele agli scatti e i filmati della Fossey in azione, prodotti a suo tempo dal fotografo Bob Campbell), rappresentano i punti di forza del film. Inoltre, la scelta della luce rappresenta un elemento essenziale. Essa enfatizza e colora anche i momenti in cui la fitta vegetazione sembrerebbe mettere in difficoltà la visione, una firma gialla e profonda atta a squarciare l’universo nebbioso dei grandi altipiani in cui è ambientata la storia.

La colonna sonora, affidata al musicista Maurice Jarre (“Il giorno più lungo”, “Lawrence d’Arabia”, “Il collezionista”) si adatta molto bene alle varie situazioni, sapendo anche tacere e far riposare l’intelletto, sopratutto nelle sequenze in cui vengono mostrati i comportamenti naturali dei gorilla, per meglio sottolinearne suoni gutturali e smorfie in presa diretta.

Molti film dello stesso periodo, tra cui “La Storia Infinita” (1984) di Wolfgang Petersen, a cui appartiene la spettacolare colonna sonora firmata Giorgio Moroder e Klaus Doldinger, hanno lasciato che le sequenze musicali enfatizzassero i momenti più significativi. In questo caso, il racconto, certamente guidato e introdotto a più riprese dalla musica, lascia spesso che essa anticipi alcune sequenze, preparando lo spettatore al meglio o al peggio della storia.

Conclusioni

Non possiamo consigliare questo film solo per divulgare il grande e appassionato lavoro fatto dalla protagonista, perchè sarebbe ingiusto non considerarne i significativi aspetti emotivi. Vale la pena di seguire tutta la trama e l’eccellente lavoro fatto dalla Weaver per rimanere estasiati da alcune scene molto emozionanti, in cui le espressioni degli attori, la location, la colonna sonora, uniti dalla bellezza degli stessi gorilla, protagonisti “senza copione” del momento, restituiscono a noi spettatori una riserva di emozioni difficilmente descrivibile.

Così come le scene positive, le varie scene crude che li riguardano ci feriscono profondamente, perché ad esse è stato affidato il compito di riportarci tristemente alla realtà. Seguire i comportamenti naturali dei gorilla come l’euforia, la calma, così come la rabbia e la tristezza, aiuta a capire come questi grandi e possenti animali siano dotati, diversamente da come creduto in passato, di un grande universo emozionale e di una sensibilità non comune che gli studi rispettosi di Dian hanno avuto il merito di portare alla conoscenza del grande pubblico, sfatandone i tanti miti negativi. Immaginiamo che solo poter osservare Digit, il grande silverback, sia stato per lei una grande emozione, così come ottenerne la fiducia.

Consigliamo, perciò, di vedere questo bellissimo film per lasciarci guidare dalle espressioni dei primati, dalla passione e dedizione di Dian, così come dovremmo anche lasciarci indignare da ciò che di male è successo e che continua a succedere. Guardiamo “Gorilla nella nebbia- La storia di Dian Fossey” considerandone l’importante storia e il messaggio che esso ha voluto lasciare a noi tutti. Come scriveva lei stessa nel suo libro, quando l’uomo arriva alla comprensione del valore di ogni vita, esso deve fare tutto il necessario per proteggerne il futuro.

Petra Trivilino

Fotografa di animali freelance e poetessa in Abruzzo, mi dedico alla fauna selvatica con approcci etici. Riconosciuta in concorsi nazionali e internazionali, tra cui una Honorable Mention ai Monochrome Photography Awards 2022. Collaboro con enti come i Parchi Nazionali della Maiella e d'Abruzzo, Lazio e Molise e la Riserva del Lago di Penne.

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