Bruno-Gilles Liebgott e Fifine la volpe, un’amicizia unica.

La straordinaria amicizia tra Bruno-Gilles Liebgott e la volpe Fifine mostra come uomo e natura possano convivere in armonia e rispetto.
Nature Defence People
Getting your Trinity Audio player ready...

La storia che stiamo per raccontarvi è vera ma straordinaria, tanto che sembra uscita da una fiaba: l’amicizia fuori dal comune tra un uomo, il fotografo naturalista Bruno-Gilles Liebgott e una volpe chiamata Fifine, che si è instaurata nel corso di sei anni e che ancora oggi perdura.

 In un momento in cui il rapporto con la fauna selvatica in Italia è difficile e spesso conflittuale, questo caso raro ci porta a riflettere sulla possibilità dell’uomo di instaurare con la natura e con i suoi abitanti una relazione basata sulla coesistenza e sul rispetto reciproco.

Il primo incontro

Il 1 maggio 2018 Bruno-Gilles Liebgott si trova nei boschi di Pont-à-Mousson, in Francia, per fotografare dei cervi, quando una piccola volpe si sporge timidamente fuori dalla propria tana. A questo punto, il fotografo si trova a circa una trentina di metri di distanza dall’animale. Ancora non sa che, anche se la sua passione per la fotografia lo ha portato a girare il mondo, visitando la Florida, l’Alaska, la Danimarca, l’Africa, è a Pont-à-Mousson, dove risiede, che lo attende l’esperienza più incredibile della sua vita.

Fifine a due mesi. © Bruno-Gilles Liebgott
Fifine a due mesi. © Bruno-Gilles Liebgott

La nascita di un’amicizia straordinaria

Purtroppo, dopo circa una settimana la madre della piccola volpe viene uccisa da un cacciatore, e lei e suo fratello da quel momento vengono accolte sotto l’ala protettiva di altre due volpi. Tutto ciò avviene sotto l’occhio attento del fotografo, che assiste senza intervenire.

Il 10 giugno 2018 la volpe, che ha circa tre mesi, trova Bruno-Gilles intento a scattare una foto e spinta dalla curiosità si avvicina, stabilendo un primo contatto con l’uomo. Da allora il fotografo si recherà tutti i giorni sul luogo dell’incontro, e i due passeranno molte ore ad osservarsi e ad abituarsi alla presenza l’uno dell’altro.

Il 15 agosto 2018 per la prima volta Bruno-Gilles Liebgott sceglie di togliere il suo passamontagna e di tendere la mano alla volpe, che l’annusa. I due si scambiano uno sguardo. È un momento di grande emozione: come tutti i bambini, all’età di 10 anni il fotografo ha letto il Piccolo Principe di Saint-Exupéry, rimanendo profondamente toccato dal famoso incontro del protagonista con la volpe. Da allora, il desiderio di intessere un legame simile non l’ha mai lasciato ed è in questo momento che l’uomo capisce che il suo sogno di bambino sarebbe diventato realtà. La chiamerà Fifine per il suo aspetto sottile e affusolato.

Il rispetto dell’animale selvatico

Bruno-Gilles Liebgott, naturalista e fotografo autodidatta, a 53 anni ha passato più di 90 000 ore sul terreno. Nonostante il punto di vista da cui osserva Fifine sia ravvicinato e privilegiato, Bruno-Gilles cerca di interferire il meno possibile con le abitudini quotidiane della volpe. Non si tratta di uno dei tanti casi di addomesticamento di un animale selvatico, in quanto il fotografo ha compiuto una scelta ben precisa, quella di preservarne la natura:

“un giorno, ha posato il suo muso sul mio ginocchio. Ma non accarezzerei mai Fifine, non è un gatto o un cane domestico, voglio che resti un animale selvatico”.

Il contatto fisico che c’è tra i due è ridotto al minimo. Bruno-Gilles si limita, talvolta, a tendere la mano affinché Fifine possa annusarla. Per non disturbarla, il fotografo rimane in silenzio e la comunicazione tra i due passa in forma non verbale, unicamente attraverso lo sguardo. Può capitare inoltre che la volpe si assopisca vicino a lui, segno della fiducia e del senso di sicurezza che prova in sua presenza.

È bene però precisare che in questo caso il contatto è potuto avvenire su iniziativa dell’animale stesso, per una sorta di speciale e molto rara affinità elettiva. Purtroppo, spesso non è questo il caso. Capita infatti che gli animali selvatici vengano attirati con esche o cibo, comportamento da evitare perché, oltre a non essere rispettoso della natura dell’animale stesso, potrebbe metterne a rischio l’incolumità: abituandosi alla presenza dell’uomo, il pericolo è che l’animale non percepisca più eventuali minacce, come quella dei cacciatori.

Da questa esperienza incredibile Bruno-Gilles Liebgott ha tratto un libro dal titolo Le roman de Renarde-Fifine au pays des hommes , un’opera che si trova al confine tra lo studio del comportamento della volpe, l’osservazione scientifica, la narrazione di un contatto ravvicinato e la descrizione di un amore profondo per la natura. Raccontando questa storia, Bruno-Gilles spera di contribuire a cambiare la percezione comune della volpe spesso considerata come un animale furbo e opportunista.

La volpe Fifine. © Bruno-Gilles Liebgott
La volpe Fifine. © Bruno-Gilles Liebgott

Il problema della caccia

La storia di Bruno-Gilles Liebgott e della volpe Fifine ha avuto anche dei risvolti positivi per quanto riguarda la preservazione della fauna selvatica a livello locale. Il fotografo, temendo che a Fifine e al gruppo di volpi con le quali vive toccasse la stessa triste sorte della madre, è riuscito a intessere un accordo con i cacciatori, che hanno promesso di non cacciare più in questi territori.

Ci è riuscito convincendoli del fatto che le volpi, ben lunghi dall’essere dannose, hanno invece un effetto positivo per l’ecosistema, perché ne mantengono l’equilibrio tenendo sotto controllo il numero dei roditori che danneggiano le coltivazioni. Fifine può quindi vivere in pace, libera dalla minaccia dei cacciatori.

Tuttavia, la condizione delle volpi (Vulpes vulpes) in Francia è nel complesso molto diversa: sono considerate specie “in grado di causare danni” , e per questa ragione sono cacciate su tutto il territorio francese. L’ASPAS (Association pour la protection des animaux sauvages) stima che in Francia ne vengano uccise più di 600 mila ogni anno.

Nonostante ciò nel corso degli anni, la percezione della volpe e del suo ruolo sta lentamente cambiando, e alla visione della volpe come specie dannosa se ne sta affiancando un’altra, che tiene conto dei benefici che questa creatura apporta all’ecosistema, in quanto aiuta a preservare l’equilibrio tra predatori e prede e dà un contributo alla lotta contro i roditori che distruggono le coltivazioni, svolgendo un lavoro che altrimenti richiederebbe l’uso di prodotti nocivi per l’ambiente. Inoltre le volpi eliminando animali malati o morti frenano l’espansione di possibili epidemie.

Conclusione

La storia di Bruno-Gilles e di Fifine è un esempio di profonda armonia con la natura e con la fauna selvatica. In un mondo in cui spesso prevale il conflitto, questa storia di particolare vicinanza tra un uomo e una volpe, nel rispetto della natura e dei suoi ritmi, ci ricorda che la coesistenza è possibile.

Foto di copertina © Bruno-Gilles Liebgott

Alessandra Vitali

Laureata in Editoria, culture della comunicazione e della moda. Ho una passione per la lettura, la scrittura e il mondo della comunicazione. Amo l'arte e nel tempo libero mi piace dedicarmi al disegno. Ho un interesse per i temi riguardanti la sostenibilità sociale e ambientale.

Correlati

Potrebbero interessarti.
In primo piano
Nature Defence People