Davide Bomben – Sulla pista degli elefanti

Davide Bomben - Sulla pista degli elefanti

Davide Bomben ha solo tre anni quando suo padre lo porta in Senegal. È il primo di numerosi viaggi alla scoperta dell’Africa fino al giorno in cui, a dodici anni, Davide fa l’incontro che gli cambia la vita: un cucciolo di rinoceronte orfano. Quell’animale indifeso e possente infatti gli fa capire qual è la sua strada: conoscere e proteggere le creature della savana. Oggi è quel medesimo, immutato amore per l’Africa e la sua natura a spingerlo a combattere per la sopravvivenza delle specie a rischio…

Pubblicato:
2018-05-17
Lunghezza:
280 pagine
Formato:
Rigido
Editore:
Longanesi
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Recensione

Nature Defence People

È un viaggio nel continente Africano e il racconto di formazione di un ranger, quello che ci propone Davide Bomben nel suo libro Sulla pista degli elefanti, la mia vita in difesa dell’Africa (Longanesi, 2018). Nato a Torino, Bomben è oggi presidente della A.I.E.A.  – Associazione Italiana Esperti d’Africa e istruttore capo presso N.P.P.A. – Noctuam Poaching Prevention Academy , accademia per la formazione di unità antibracconaggio, fondata nel 2012 dallo stesso Bomben, insieme a due colleghi.

Oltre a ciò, è coordinatore generale della formazione dell’A.F.G.A. – African Field Guides Association e aiutante e collaboratore, come guida e ranger, presso il tour operator fondato dal padre Renato, Il Diamante e presso la Wilderness Safaris . Autore di guide e di libri sulla fauna africana, segue e promuove progetti a salvaguardia di questa.

Così vicino, così lontano

Il colpo di fulmine per Bomben avviene all’età di dodici anni, quando durante un viaggio in Zimbabwe, insieme al padre, ha l’occasione di accarezzare, in un centro di protezione, un rinoceronte femmina. Chi ha mai toccato un rinoceronte? Cosa si prova? Ebbi un sussulto. Mi sembrò di accarezzare una corazza: la sua pelle era durissima.

Uno dopo l’altro i capitoli si susseguono come puntate di una serie tv dalla quale non riesci a staccarti, perché la scrittura fluida di Bomben ci permette, almeno con il potere delle immagini e delle sensazioni che la lettura riesce a trasmettere, di “osservare da vicino” una natura selvaggia non facilmente avvicinabile, lontana chilometri, vaccini e ore di volo da noi.

Grazie al lavoro di tour operator del padre Bomben, negli anni della crescita, torna spesso in Africa. A diciassette anni l’incontro ravvicinato con un leone. La sua lingua ruvida sulla testa mi sembrava un foglio di carta vetrata. A ventitré la svolta, quando al giovane Davide giunge la voce di un corso ad un prezzo abbordabile, in Sudafrica, su come diventare ranger, tenuto da Andreas Liebenberg, tra i più grandi tracker (cercatore di tracce) del continente.

L’autore, per tutto il libro, condivide con noi curiose pillole sulla fauna africana. Sapevate che gli animali lasciano tre tipi di tracce? Tracce basse, tracce da escremento e tracce alte? E che le zampe degli animali sono differenti e si adattano al terreno a seconda del tipo di alimentazione? E che è più facile scampare all’attacco di un bufalo piuttosto che a quello di un leone o di un leopardo? Che tra i branchi degli elefanti vige il matriarcato?

Corpo e mente

Raccontando le sue esperienze di formazione, Bomben condivide momenti di vita quotidiana, descrivendo accortezze che, a chi non vive in prima persona quelle esperienze, non verrebbero mai in mente. Come quella di scrollare gli indumenti e rovesciare gli scarponi per evitare di trovarvi ospiti indesiderati come ragni o scorpioni. Perché gli animali più piccoli possono essere altrettanto letali, e forse lo sono anche di più, dei grandi carnivori.

Facendoci immergere nei paesaggi africani, Bomben ci racconta come si muove un ranger nelle notti della savana, svelando il volto di chi agisce nell’oscurità: i bracconieri. I bracconieri sono come ombre. Compaiono da nulla e nel nulla svaniscono. Circostanze che sembrano replicare le migliori scene di un film d’azione. Le armi sono infatti molto presenti nel libro e non manca un reale e interessante confronto dell’autore con chi dissente sulle modalità di impiego di queste. Quelli non ammazzano solo gli animali, ma chiunque cerchi di fermarli. Ci cono troppi soldi in gioco.

Namibia. Addestramento al tiro da diverse posizioni: in piedi, in ginocchio e proni.
Namibia. Addestramento al tiro da diverse posizioni: in piedi, in ginocchio e proni.

C’è un intermezzo nel libro, che è l’esperienza di Bomben in una compagnia di sicurezza sudafricana. Una parentesi che metterà a dura prova fisico e mente del futuro ranger, fatta di alti livelli di addestramento, mimetismi, mercenari di diamanti, modelle e star viziate con cui avere a che fare. Sarà questa esperienza a perfezionare ulteriormente la tempra dell’autore. Una conferma di quanto la natura di Bomben sia più incline alla salvaguardia degli animali, più che degli uomini e dei loro guadagni. Gli animali, a differenza degli uomini, ti attaccano solo quando si sentono minacciati. Non organizzano agguati.

Vita da Ranger

Stipendi bassi, fondi non sempre disponibili, ore e ore sotto al sole rovente della savana, rischi alla propria incolumità e a quella dei compagni. Un volo di avvoltoi non è mai un buon segno per un ranger. Di solito è una premonizione di morte. Si può morire per il caldo eccessivo, si può essere vittime di attacchi di animali selvaggi, si può rimanere feriti durante un addestramento, bisogna salvaguardarsi anche nelle operazioni di inserimento dei radiocollari quando l’animale è addormentato. Spesso molti ranger muoiono per mano di bracconieri, trafficanti, alti funzionari governativi e politici corrotti. Bomben, di queste storie, nel libro, ne racconta molte. In Africa accade sempre qualcosa anche quando credi che tutto sia sotto controllo. Anche quando credi di essere al sicuro all’interno del tuo lodge.

Come addestratore di ranger, Bomben ha dovuto coltivare la capacità dell’inventiva, una vasta conoscenza accademica della flora e della fauna, sangue freddo, celerità di azione e ragionamento, elevate capacità di adattamento. La mia è una storia di prede e predatori. Di animali che uccidono per sopravvivere, e di uomini che massacrano animali per denaro. Ed è però anche la storia di un muzungu, un bianco, che è riuscito a trovare sé stesso nella sterminata bellezza del continente africano.

Dati del bracconaggio

Bomben ha assistito al più grande falò d’avorio sequestrato ai trafficanti. Si parla di centocinque tonnellate di avorio, costate la vita a 8.000 animali e una tonnellata e mezza di corna di trecentoquaranta rinoceronti, rappresentanti solo il 5% di avorio e corna in vendita sul mercato nero. Era l’aprile del 2016.

Kenia. Il più grande rogo di avorio e corna di rinoceronte della storia.
Kenia. Il più grande rogo di avorio e corna di rinoceronte della storia.

Riporta il WWF che, agli inizi del Novecento, il numero degli elefanti presenti in Africa, si aggirava intorno ai dodici milioni. Ad oggi ne contiamo all’incirca 415.000. Ogni anno il 4% della popolazione mondiale di elefanti è uccisa e commerciata.

Sempre secondo il WWF , in Namibia nel 2022, c’è stato un aumento del 93% rispetto al 2021 di rinoceronti neri uccisi dal bracconaggio. Si stima che in Africa, i rinoceronti presenti su tutto il territorio continentale, siano ad oggi all’incirca 6.000 a fronte dei 100.000 degli inizi degli anni 60.

Il bracconaggio è un business, il quarto al mondo. I motivi sono molteplici, spesso false e infondate credenze medico-curative del corno dei rinoceronti (provenienti soprattutto dalla cultura asiatica), souvenir e monili. Il cosiddetto “oro bianco” ha prezzi da capogiro. Bomben riporta dati dell’Interpol che stimano che il mercato illegale d’avorio, abbia un giro d’affari che ruota intorno ai centosettanta miliardi di dollari l’anno. Dove vanno a finire questi soldi? Spesso nelle tasche di organizzazioni terroristiche e criminali.

Corno frontale e corno posteriore di giovane rinoceronte bianco.
Corno frontale e corno posteriore di giovane rinoceronte bianco.

Conclusione

Bomben non ci racconta soltanto com’è la vita per un bianco, uno Spaghetti, nel bush africano. Ci racconta le fila intricate e complicate che muovono il destino della fauna e del mondo. Essere ranger non significa solo proteggere e tutelare la biodiversità della fauna selvatica, di cui tanto abbiamo bisogno. Significa tutelare l’economia di interi paesi, basata sul turismo (si spera sostenibile e l’autore lo persegue) di chi vuole ammirare quella stessa fauna. Significa tutelare un’eredità da lasciare alle generazioni future, che ne possano godere i benefici e le meraviglie, come facciamo noi oggi. Significa tentare di bloccare un mercato che alimenta meccanismi di morte così potenti da arrivare fino alle porte dell’occidente. Significa fare tutto questo, rischiando ogni giorno la vita.

Namibia. Pattugliamento a lungo raggio in fuoristrada con una biologa del bioparco ZOOM di Torino, sponsor delle nostre attività.
Namibia. Pattugliamento a lungo raggio in fuoristrada con una biologa del bioparco ZOOM di Torino, sponsor delle nostre attività.

Noi di Nature Defence, sosteniamo persone come Davide Bomben e tutti i ranger che ogni giorno lavorano e si battono per la salvaguardia della vita della fauna, e quindi trasversalmente anche della nostra.

È per questo che abbiamo deciso di impegnarci anche noi nella lotta al bracconaggio, sostenendo il lavoro di Bomben e di tutti i ranger attraverso una raccolta fondi, destinata alla N.P.P.A. (Noctuam Poaching Prevention Academy).

Sara Menchi

Mi chiamo Sara e vengo dalle Marche. Ho una triennale in Filosofia e una magistrale in “Politiche europee e relazioni euromediterranee”. Qui vi parlerò di libri che indagano il mondo naturale e animale, nella speranza di farvi avvicinare almeno un po’ a due delle mie più grandi passioni: la lettura e il mondo selvaggio.

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