Elefante marino, dal rischio di estinzione alla rinascita.

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L’Università di Bielefeld, in Germania, ha recentemente condotto uno studio internazionale sull’impatto genetico della caccia sugli elefanti marini settentrionali (Mirounga angustirostris). Le analisi genetiche condotte hanno portato a supporre che la popolazione di queste foche si aggirava agli inizi del 1900, intorno ai 25 esemplari, dunque sull’orlo dell’estinzione. Oggi, la sua popolazione conta circa 225 mila esemplari. A causare il drastico declino all’inizio del secolo scorso fu appunto la caccia estensiva, in particolare tra il 1810 e il 1860. Attività che causò la scomparsa di esemplari di elefanti marini settentrionali dalla maggior parte del loro areale geografico, ovvero la costa pacifica del Nord America.

Una esigua popolazione sopravvissuta sull’isola di Guadalupe portò la popolazione a crescere fino a circa 350 foche nel 1922, quando la specie fu protetta per legge e piano piano cominciò ad ampliarsi. Lo studio, pubblicato su Nature Ecology and Evolution, indaga gli effetti genetici del declino di questa specie sulla popolazione attuale. La scoperta dell’équipe internazionale di ricercatori rappresenta un importante tassello negli studi genetici di questo tipo. Una numerosità esigua di esemplari porta generalmente conseguenze genetiche dovute alla consanguineità. I risultati dello studio suggeriscono infatti che il grave calo della popolazione di elefanti marini settentrionali, ha causato la perdita di molti geni, sia benefici sia dannosi, dal pool genetico della specie.

Il dato sorprendente riguarda proprio le conseguenze di questa perdita di diversità genetica, che solitamente compromette la salute dell’animale. L’analisi di differenti fattori di salute di questi esemplari (peso corporeo, spessore della pelle e suscettibilità alle malattie) ha rilevato invece l’assenza di problematiche di salute. Nel caso degli elefanti marini settentrionali, il forte declino avvenuto in passato ha probabilmente eliminato alcune mutazioni genetiche dannose per la salute. La ricerca evidenzia quanto sia importante comprendere la storia di una singola specie e i meccanismi di difesa messi in atto per rispondere alle minacce. Lo studio suggerisce in definitiva di considerare un approccio “personalizzato” per attuare politiche di conservazione realmente efficaci.

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Chiara Moncada

Giornalista iscritta all’Ordine dal 2008, collaboro con testate e radio su attualità e cultura. Nella comunicazione da sempre, ho ricoperto vari ruoli. Dal 2020, sono copywriter e SEO Content Writer in settori come viaggi, fotografia, marketing. Nel mio blog Doricromia.com, dal 2010 unisco scrittura e fotografia, con un punto di vista unico sulle mie esperienze e studi in questi campi.

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