Rinoceronte, il corazzato dei due mondi.

Festeggiamo il rinoceronte nel WorldRhinoDay, viaggiamo tra i due mondi, per scoprire il corazzato vivente e i suo segreti.
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Carissimi lettori di Nature Defence, dopo una pausa, torno con un nuovo articolo per voi, pronto a raccontarvi curiosità e informazioni sulle specie che condividono con noi il pianeta. Oggi celebriamo la Giornata Mondiale di uno degli animali più affascinanti del mondo naturale.

Vi porterò alla scoperta del “corazzato” vivente, simbolo di potenza e resistenza. Negli ultimi anni, la sua sopravvivenza sulla Terra è stata messa a dura prova. Esploreremo insieme le sue caratteristiche, le curiosità che lo riguardano, ma anche le sue fragilità e gli sforzi dell’uomo per proteggerlo. Quindi, rilassatevi e prendetevi qualche minuto per immergervi nel mondo del Rinoceronte, celebrandolo in occasione del suo WorldRhinoDay.

Menù sulla sua biologia

Antipasto: la tassonomia

Come avrete scoperto leggendo i miei articoli (che potete recuperare cliccando su questo link), addentrarsi nella tassonomia del mondo naturale è un viaggio complesso e ricco di ostacoli.

In questo articolo vedremo come il rinoceronte è attualmente classificato, tenendo presente che gli studi sono in continua evoluzione e i cambiamenti potrebbero essere dietro l’angolo.

Al momento possiamo suddividere il rinoceronte in cinque specie nel mondo, con diverse sottospecie, che andrò a elencarvi di seguito:

  • Rhinoceros: questo genere include due specie: Rhinoceros sondaicus (rinoceronte di Giava) e Rhinoceros unicornis (rinoceronte indiano). Se analizziamo il rinoceronte indiano, al momento non presenta sottospecie, rendendo la sua classificazione relativamente semplice. Il rinoceronte di Giava, invece, ha tre sottospecie, ma è importante sapere che due di esse, R. s. annamiticus e R. s. inermis, sono state dichiarate estinte dall’IUCN.
  • Dicerorhinus: a questo genere appartiene una sola specie, comunemente nota come rinoceronte di Sumatra. Delle tre sottospecie conosciute, Dicerorhinus s. sumatrensis e Dicerorhinus s. harrissoni sono ancora esistenti, mentre Dicerorhinus s. lasiotise probabilmente estinta, secondo l’IUCN.
  • Ceratotherium: questo genere include una sola specie, Ceratotherium simum, suddivisa in due sottospecie. Tuttavia, è importante sottolineare che sono in corso numerosi studi genetici su questa specie, e alcuni dati suggeriscono che le due sottospecie potrebbero in realtà essere specie separate. Nonostante ciò, molti studi confermano l’attuale suddivisione, e per questo l’IUCN SSC (Gruppo di specialisti del rinoceronte africano) continua a classificare questo genere secondo la suddivisione riportata in tabella.
  • Diceros: questo è il genere più complesso dal punto di vista tassonomico, poiché presenta una sola specie, Diceros bicornis, suddivisa però in quattro sottospecie. Numerosi studi sono in corso per comprendere meglio lo stato genetico delle popolazioni presenti. I risultati attuali supportano la suddivisione esistente, ma potrebbero esserci cambiamenti in futuro. Attendiamo nuovi sviluppi nei prossimi anni per chiarire ulteriormente la tassonomia del genere Diceros.

Abbiamo fatto un’immersione nella tassonomia dei rinoceronti. Tutti conosciamo il rappresentante più iconico di questo gruppo: il rinoceronte africano. In questo articolo ho spesso utilizzato i nomi scientifici, e vorrei aprire una breve parentesi: ritengo sarebbe giusto e utile tornare a usare i nomi scientifici quando parliamo di natura nella nostra vita quotidiana. I nomi scientifici sono infatti più precisi e chiari rispetto a quelli comuni, e l’abitudine di semplificare il linguaggio ha fatto perdere l’uso di questi termini. Ma questo è un mio pensiero personale. Per semplificare l’argomento, vi ricordo che i generi Rhinoceros e Dicerorhinus sono rinoceronti del continente asiatico, mentre i generi Diceros e Ceratotherium appartengono al continente africano.

Prima portata: morfologia

Parlando della morfologia del rinoceronte, prenderò come esempio due specie: il rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis), per rappresentare il continente asiatico, e il rinoceronte bianco (Ceratotherium simum), per rappresentare il continente africano, ma non mancherò di parlare del rinoceronte nero (Diceros bicornis).

Il corazzato asiatico

Il rinoceronte indiano ha una colorazione tendente al grigio scuro. Una delle particolarità della sua pelle sono le pieghe, particolarmente accentuate nelle zone più vulnerabili, che formano una sorta di protezione. Questa caratteristica lo fa sembrare quasi come se indossasse un’armatura medievale.

Esemplare di rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis) - © Martijn Vonk
Esemplare di rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis) – © Martijn Vonk

Le sue dimensioni sono impressionanti, facendone uno dei giganti del continente asiatico. Il suo peso può superare i 2000 kg, con una lunghezza del corpo che varia tra i 3 e i 4 metri.

Una delle caratteristiche principali che rende unici tutti i rinoceronti è la presenza dei corni. Nel caso del rinoceronte indiano, come suggerisce il suo nome scientifico (Rhinoceros unicornis), è caratterizzato da un solo corno. Il corno è utilizzato principalmente per scavare alla ricerca di radici, che fanno parte della sua dieta, e per trovare sali minerali da integrare nella propria alimentazione.

Il corazzato africano

Il rinoceronte bianco ha una colorazione del corpo tendente al grigio chiaro. Il suo corpo è quasi completamente privo di peli, che sono presenti solo sulle orecchie, sulla punta della coda e sulle ciglia. Questo animale è tra i più pesanti al mondo. Il peso di un maschio adulto varia tra i 1800 e i 2500 kg, mentre le femmine sono leggermente più leggere, con un peso che si aggira tra i 1600 e i 2000 kg. I cuccioli, alla nascita, pesano tra i 40 e i 60 kg.

La lunghezza del corpo, inclusa la testa, varia tra i 3,8 e i 5 metri, con un’altezza alla spalla compresa tra 1,5 e 1,8 metri. La lunghezza della coda può raggiungere i 70 cm.

Il suo parente, il rinoceronte nero (Diceros bicornis), è leggermente più piccolo. Il peso degli esemplari adulti varia tra gli 800 e i 1400 kg, mentre la lunghezza del corpo è compresa tra i 3 e i 3,75 metri.

Esemplare di rinoceronte africano (Diceros bicornis) - © Pfüderi
Esemplare di rinoceronte africano (Diceros bicornis) – © Pfüderi

Sia nel rinoceronte bianco che in quello nero, sono presenti due corni, posizionati longitudinalmente tra il naso e gli occhi. Questi corni non servono solo come arma di difesa dai pericoli o dai predatori (gli attacchi contro un esemplare adulto sono rari), ma sono utilizzati anche dai maschi nei combattimenti tra loro. Tuttavia, i corni, che rappresentano un importante strumento di difesa per l’animale, si sono rivelati anche la sua condanna. Ne parleremo più avanti.

Seconda portata: l’alimentazione

Una caratteristica comune alle specie di rinoceronte di entrambi i continenti è che la loro dieta si basa su un elevato consumo di fibre e un apporto moderato di proteine. Sono erbivori e grandi pascolatori.

Il rinoceronte indiano si nutre prevalentemente di erba, ma la sua alimentazione include anche arbusti, piante, rami, foglie e frutta. Una pianta molto presente nella sua dieta è la canna da zucchero selvatica (Saccharum spontaneum). Il tempo dedicato al pascolo varia a seconda della stagione: durante la stagione calda/secca (da metà febbraio a metà giugno) si nutre nelle prime ore dell’alba e al tramonto, mentre nella stagione umida (da metà giugno a metà ottobre) il pascolo avviene nel tardo pomeriggio e nelle ore notturne.

Pasto di un rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis) - © Martijn Vonk
Pasto di un rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis) – © Martijn Vonk

Esaminando l’alimentazione delle due specie africane, le osservazioni indicano che il rinoceronte bianco si nutre principalmente di grandi quantità di erba, mentre il rinoceronte nero preferisce i ramoscelli di arbusti e piante basse. L’alimentazione avviene nelle ore più fresche della giornata, alternata al riposo nelle ore più calde, per far fronte alle alte temperature.

Il dolce: etologia

Il comportamento del corazzato asiatico

Nel contesto sociale, i maschi adulti sono solitari e occupano un’area media di 3,3 km², determinata principalmente dalla presenza della canna da zucchero selvatica. Questo comportamento riguarda i maschi adulti riproduttori (definiti “BULL” nel gergo), mentre i maschi giovani, non ancora completamente maturi, tendono a evitare le aree dominate dai maschi adulti o ricche di canna da zucchero. Invece, formano piccoli gruppi sociali tra loro in aree con pascoli secondari. Questo comportamento li aiuta a unire le forze per difendersi dai “bull” e a imparare tecniche di lotta per la supremazia in vista del loro futuro ruolo riproduttivo.

Le femmine, invece, occupano un’area di circa 2,9 km² e restano con i propri piccoli fino a quando questi non raggiungono la maturità sufficiente per separarsi o fino a quando la femmina non dà alla luce un nuovo cucciolo.

Il rituale sessuale di questa specie è molto intenso e aggressivo. Sono state osservate gravi ferite sugli esemplari durante l’accoppiamento. Il maschio può inseguire la femmina per fino a 2 km prima che avvenga la copulazione, che può durare anche un’ora. Dopo l’accoppiamento, il maschio resta con la femmina per qualche giorno prima di allontanarsi.

La comunicazione tra questi animali si basa principalmente su marcature olfattive, come feci e urine, e su vocalizzazioni. I ricercatori hanno identificato almeno 10 diverse vocalizzazioni nel loro repertorio, utilizzate per vari scopi, dalla comunicazione durante gli atti sessuali fino al legame tra madre e piccolo.

Gli adulti di rinoceronte indiano non hanno predatori naturali, ad eccezione dell’uomo. I piccoli, tuttavia, possono essere uccisi dai maschi adulti o essere predati delle tigri. Gli studi hanno dimostrato che la predazione da parte delle tigri è responsabile del 10% della mortalità infantile di questa specie, con molti esemplari di età inferiore agli otto mesi.

Il comportamento del corazzato africano

Considerando il rinoceronte bianco (Ceratotherium simum), notiamo che è una specie sedentaria, semi-sociale e territoriale.

Come nel caso del rinoceronte indiano, anche i maschi adulti di rinoceronte bianco (i “bull”) sono solitari e si associano solo con le femmine durante il periodo di estro, ovvero durante la stagione riproduttiva. Essi occupano un areale di dimensioni modeste, che varia tra 1 e 3 km², mentre le femmine hanno un territorio che può variare dai 6 ai 20 km². 

Le femmine spesso restano con i cuccioli fino a quando questi non lasciano il nido familiare per formare piccoli gruppi con altri esemplari maschi sub-adulti. Una caratteristica particolare dei maschi adulti è che tollerano la presenza di 1-3 maschi nel loro territorio, a condizione che questi manifestino comportamenti di sottomissione. Tuttavia, diventano più aggressivi verso altri esemplari non residenti nel loro territorio.

Anche il rinoceronte bianco comunica principalmente tramite urine e feci, soprattutto per marcare il territorio. Il loro spettro vocale è molto ampio e utilizzano diversi suoni per comunicare in vari contesti.

La maturità sessuale viene raggiunta tra i 3 e i 6 anni, con le femmine che sono più precoci rispetto ai maschi. La copulazione dura circa 20-60 minuti, mentre la gestazione dura tra i 485 e i 518 giorni (circa 16 mesi). Dopo questo periodo, nasce un cucciolo che rimane con la madre per circa tre anni.

Esemplare femmina con cucciolo - © Jonathan Ridley
Esemplare femmina con cucciolo – © Jonathan Ridley

Per quanto riguarda il rinoceronte nero (Diceros bicornis), vi sono molte somiglianze con il rinoceronte bianco, ma ci sono anche alcune differenze nei dettagli

Aneddoti

Nel nostro paragrafo sugli aneddoti, voglio attirare la vostra attenzione su una delle caratteristiche principali del rinoceronte: il corno.

Contrariamente a quanto si pensa comunemente, il corno non è costituito da avorio, come le zanne dell’elefante, ma è composto principalmente da cheratina, lo stesso componente presente nei peli e nelle unghie. Quindi, il corno è simile a un agglomerato di peli particolari che si fondono insieme, creando una struttura molto solida. Questo lo rende resistente, ma non indistruttibile; infatti, può rompersi durante i combattimenti.

Il corno ha molteplici funzioni: serve come arma di difesa nei combattimenti tra conspecifici o con altre specie, viene utilizzato anche per scavare alla ricerca di radici e sali minerali che fanno parte della dieta dei rinoceronti, e ha una funzione di comunicazione. Infatti, i rinoceronti usano i corni per segnare il proprio territorio, sfregandoli su alberi o altri materiali, per marcare la loro presenza e delimitare il loro areale.

Interazione con corna fra due esemplari di rinoceronte africano - © Nick Fewings
Interazione con corna fra due esemplari di rinoceronte africano – © Nick Fewings

Le corna crescono continuamente e vengono consumate e regolate attraverso lo sfregamento. Di conseguenza, gli esemplari possono avere corni di dimensioni e forme diverse tra loro.

Vi elenco alcune misure dei corni, che possono variare a seconda della specie e del sesso:

  • Rinoceronte bianco (Ceratotherium simum): Corno anteriore 94-201 cm, corno posteriore fino a 55 cm.
  • Rinoceronte nero (Diceros bicornis): Corno anteriore 50-130 cm, corno posteriore fino a 55 cm.
  • Rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis): Unico corno 20-61 cm.

Conservazione

Abbiamo discusso della possanza di questo animale, ma è importante notare che presenta anche una vulnerabilità significativa che sta compromettendo la sua conservazione a livello globale.

Per fornire un quadro completo dello stato di conservazione del rinoceronte, riprenderò la tabella che avete già visto riguardo alla tassonomia, aggiungendo i dati aggiornati dalla IUCN :

Rinoceronte: specie e sottospecie nel mondo e stato di conservazione in natura.

GenereSpecieSottospecieConservazione
RhinocerossondaicussondaicusIn pericolo critico
annamiticusEstinto
inermisEstinto
unicornisVulnerabile
DicerorhinussumatrensislasiotisProbabilmente estinto
sumatrensisIn pericolo critico
harrissoniIn pericolo critico
CeratotheriumsimumsimumQuasi minacciato
cottoniIn pericolo critico
DicerosbicornisbicornisQuasi minacciato
longipesEstinto
michaeliIn pericolo critico
minorIn pericolo critico

Come si evince dalla tabella, possiamo dedurre che i rinoceronti non stanno vivendo un periodo favorevole nel loro ambiente naturale. Tuttavia, gli studi della IUCN mostrano un incremento della popolazione per il rinoceronte nero e il rinoceronte indiano. La popolazione del rinoceronte di Java rimane stabile, ma questa specie è comunque considerata in pericolo critico. Per quanto riguarda il rinoceronte bianco e il rinoceronte di Sumatra, si osserva una contrazione delle loro popolazioni selvatiche.

Affrontiamo ora le principali cause del rischio di estinzione per questi splendidi animali. Analizzeremo, come in precedenza, i nostri tre protagonisti scelti per questa piccola avventura.

Le cause del corazzato asiatico e africano

Le principali cause, che possiamo riscontrare, derivano soprattuto dal rapporto con l’uomo e dalle sue azioni.

Iniziando dal continente asiatico, vediamo le cause relative al rinoceronte indiano:

  • La conversione delle praterie in terreni agricoli ha ridotto notevolmente gli spazi naturali a disposizione dei rinoceronti
  • L’introduzione di specie vegetali invasive da parte dell’uomo ha soppiantato molte delle piante che costituiscono la dieta di questi animali
  • L’aumento della presenza umana ha portato a un numero crescente di incontri tra rinoceronti e uomini, spesso sfociando in conflitti

Passando al continente africano, vediamo le principali minacce che gravano sui rinoceronti bianchi e neri:

  • Cambiamenti climatici
  • Conflitti con l’uomo
  • Riduzione dei territori disponibili per i rinoceronti
  • Scarsità di risorse alimentari
  • Guerre civili

Vi ho elencato le principali cause della minaccia ai rinoceronti, ma avrete notato che non ho ancora menzionato quella cruciale: il corno.

Nei paragrafi precedenti ho parlato del corno di rinoceronte e della sua struttura, e ora vi spiego come questo strumento, che la natura ha donato ai rinoceronti per la difesa, sia diventato la principale ragione del loro rischio di estinzione.

Nella medicina tradizionale orientale, la polvere di corno di rinoceronte è utilizzata soprattutto come antipiretico (per abbassare la febbre). Tuttavia, gli ultimi dati indicano che questo utilizzo è in calo, mentre cresce l’uso del corno per la creazione di monili e armi cerimoniali. Questi fattori hanno causato un notevole incremento della domanda di corno di rinoceronte nel mercato asiatico. 

La commercializzazione delle parti degli animali è regolamentata dalla CITES, che si impegna a garantire che, dove è consentito, il commercio internazionale di una specie animale o vegetale sia sostenibile per la sua popolazione. Nonostante l’importante lavoro della CITES, la richiesta di corno di rinoceronte è cresciuta, alimentando il mercato nero.

Per soddisfare la richiesta, proveniente dal mercato nero, il bracconaggio nei confronti del rinoceronte, è aumentato drasticamente. I rinoceronti vengono uccisi e i loro corni venduti al miglior offerente. Per darvi un’idea della gravità della situazione, nel marzo del 2017, due bracconieri uccisero un rinoceronte nello zoo di Thoiry, in Francia, e gli segarono il corno per venderlo sul mercato nero.

Questo episodio dimostra quanto sia grave la situazione e come il bracconaggio stia dilagando contro queste specie. 

Molti lavorano duramente per contrastare il bracconaggio, sia in Asia che, in particolare, in Africa, per proteggere i rinoceronti . Vi consiglio di visitare il sito conservationrisk.co.za e la pagina Facebook Poaching Prevention Academy per approfondire il difficile lavoro svolto contro il bracconaggio.

Nel redigere questo paragrafo, e tutto l’articolo, voglio fare una menzione speciale a un italiano che da anni ha dedicato la sua vita alla lotta contro il bracconaggio in Africa e alla salvaguardia di questo essenziale ecosistema: Davide Bomben (qui troverete un articolo su di lui), che collabora da anni con il nostro Gianluca Partengo, fondatore e leader di Nature Defence.

Conclusioni

Cari lettori, siamo giunti alla conclusione del nostro viaggio. Devo ammettere che è stato un percorso impegnativo, ma spero di essere riuscito a trasportarvi nel mondo di uno degli animali più iconici del nostro pianeta.

Per salvare, è fondamentale prima conoscere; solo così possiamo entrare davvero in sintonia con ciò che dobbiamo preservare. Restiamo quindi vicini al nostro compagno corazzato e rendiamogli omaggio ogni giorno, soprattutto oggi, nel suo giorno speciale. Buon World Rhino Day a tutti!

Alla prossima avventura, con Nature Defence.

Elia Lunghini

Professionalmente mi dedico alla gestione e al benessere degli animali all'interno delle strutture zoologiche. La mia formazione, acquisita sia in Italia che in Europa, si è concentrata principalmente sul management delle popolazioni animali ex-situ. La conservazione delle specie viventi è diventata la mia mission personale e la collaborazione con ND mi offre l'opportunità di esprimerla. Amo viaggiare cercando di combinare questa passione con la mia professione e, parallelamente, mi diletto nello scrivere sceneggiature cinematografiche.

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