Ripensare i modelli di compensazione della biodiversità.

Nature Defence People

Il tema della compensazione della biodiversità ha fatto largamente discutere gli esperti del settore. Parlare di “crediti di natura” apre riflessioni complesse su ciò che riteniamo possa e debba avere un valore esclusivamente economico. La finanziarizzazione della natura è un dato di fatto davanti al quale possiamo essere d’accordo o meno, tuttavia la cosa importante è conoscere i progetti di compensazione fino ad ora attuati per poter valutare impatti e benefici. Secondo un recente studio dell’Università di Exeter, nel Regno Unito, le compensazioni della biodiversità così come impostate oggi, darebbero risultati scarsi e deludenti. Non è un caso che il suddetto studio provenga proprio dall’Inghilterra, paese che per primo ha avviato la strategia di compensazione della natura attraverso l’attuazione del Biodiversity Net Gain (BNG), diventato legge quest’anno.

Ma cosa impongono le recenti norme? Sostanzialmente obbligano tutti i nuovi progetti stradali ed edilizi a compensare l’impatto sulla natura principalmente entro o in prossimità dei siti di sviluppo. Ed è proprio quest’ultimo punto a suscitare le critiche e l’approfondimento da parte dell’equipe di ricercatori del Land Environment Economics and Policy Institute (LEEP), il cui studio è stato pubblicato di recente sulla rivista One earth. Il 10% di guadagno netto in biodiversità o habitat che i nuovi siti di sviluppo devono ottenere, riguarderebbe le aree adiacenti i lavori e non luoghi in cui la biodiversità potrebbe trarre maggiore beneficio. Secondo lo studio se la compensazione fosse mirata ai luoghi migliori in termini di biodiversità, si raddoppierebbero i guadagni in termini di conservazione.

Nella definizione delle compensazioni, per favorire la fauna selvatica e anche sostenere le aree più svantaggiate del Paese, sarebbe dunque importante considerare dati e informazioni di tipo ecologico ed economico insieme. Alcune di queste informazioni da tenere a mente nella definizione della strategia di compensazione potrebbero riguardare, come suggerisce lo studio, la densità delle specie selvatiche, i benefici ricreativi (per l’uomo) derivanti dalla presenza della natura in un dato luogo, e i costi di compensazione (ad esempio quelli riguardanti il risarcimento agli agricoltori per il cambio di destinazione d’uso dei terreni).

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Chiara Moncada

Giornalista iscritta all’Ordine dal 2008, collaboro con testate e radio su attualità e cultura. Nella comunicazione da sempre, ho ricoperto vari ruoli. Dal 2020, sono copywriter e SEO Content Writer in settori come viaggi, fotografia, marketing. Nel mio blog Doricromia.com, dal 2010 unisco scrittura e fotografia, con un punto di vista unico sulle mie esperienze e studi in questi campi.

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