Un maggiore utilizzo di pesticidi da parte degli agricoltori potrebbe essere collegato al collasso delle popolazioni di pipistrelli. Questa la conclusione cui è giunto un recente studio dell’Università di Chicago. La ricerca mette inoltre in evidenza le conseguenze estreme dell’aumento di insetticidi (dettato dalla carenza di pipistrelli), ovvero l’incremento del tasso di mortalità infantile. A dispetto delle diffuse e infondate credenze popolari, il pipistrello è un piccolo mammifero che svolge una funzione fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema. I chirotteri insettivori possono mediamente consumare, naturalmente in determinate condizioni ambientali, oltre a mille insetti in una sola notte.
La loro dieta permette dunque di ridurre gli insetti nocivi per l’agricoltura e per le piante forestali. In altre parole, i pipistrelli svolgono il ruolo di pesticidi naturali. Il dottor Eyal Frank, professore presso la Harris School of Public Policy, ha tentato di quantificare il danno causato dal declino dei pipistrelli prendendo a riferimento dati raccolti dal 2006, anno a partire dal quale molte popolazioni di pipistrelli sono collassate a causa di un fungo invasivo presente nelle grotte dove i pipistrelli solitamente trovavano riparo durante il giorno. Confrontando l’uso di insetticidi nelle contee del Nord America in cui si è verificato il declino dei pipistrelli e in quelle non colpite da tale diminuzione, si è scoperto che nelle prime l’aumento dell’utilizzo di pesticidi è stato di circa il 31%.
Aumento che, secondo l’utilizzo di un indicatore standard per misurare e quantificare l’impatto dell’inquinamento ambientale sulla salute umana, avrebbe a sua volta incrementato dell’8% la mortalità infantile, circa 1330 decessi in più. In pratica, per ogni aumento dell’1% di pesticidi, si è registrato un aumento dello 0,25% del tasso di mortalità infantile. Inoltre, dai dati raccolti, è emerso che anche la qualità dei raccolti è stata compromessa: i ricavi degli agricoltori della zona coinvolta sono infatti diminuiti di quasi il 29%. Lo studio ha dunque una valenza importante nella misura in cui fornisce un monito sulla necessità di portare avanti azioni di conservazione efficaci e mirate rivolte ai pipistrelli, regolatori preziosi dell’equilibrio ecosistemico e fondamentali per la salute dell’uomo.


