Gorilla: faccia a faccia con le nostre origini.

Attraverso il faccia a faccia con il primate più grande al mondo, scopriamo i segreti del gorilla e celebriamolo nel world gorilla day.
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Bentornati su Nature Defence, cari lettori.

È con grande piacere che, a breve distanza dal mio ultimo articolo – che potete recuperare qui: Rinoceronte, il corazzato dei due mondi – vi presento un nuovo contributo.

Devo ammettere che scrivere questo nuovo articolo è stato particolarmente difficile per me, poiché oggi vi parlerò di un animale speciale. Oggi celebriamo il WorldGorillaDay ovvero la Giornata Mondiale a lui dedicata, e il protagonista è di grande rilevanza anche per noi, la specie Homo sapiens, perché si tratta di un nostro stretto parente. Gli studi genetici ci dicono che condividiamo il 98,4% del DNA nucleare e lo 89,7% del DNA mitocondriale con lui.

Parliamo di una creatura che incarna potenza, prestanza, dominanza e regalità. Una specie che, osservandola, ci ricorda quanto siamo parte del mondo e non separati da esso.

Animale del mese, per noi, di Nature Defence: Il maestoso Gorilla.

Menù sulla sua biologia

Antipasto: La Tassonomia

Come di consueto, iniziamo il nostro viaggio dalla tassonomia. Di seguito trovate la classificazione del gorilla:

  • Gorilla gorilla: gorilla occidentale
  • Gorilla beringei: gorilla orientale

Il gorilla occidentale si suddivide in due sottospecie: G. g. gorilla (gorilla occidentale di pianura) e G. g. diehli (gorilla del Cross River). Gli studi genetici dimostrano che queste due sottospecie si sono distaccate dalla specie originaria circa 18.000 anni fa, evidenziando le differenze tra di loro.

Fino al 1996, il gorilla orientale era considerato una sottospecie del Gorilla gorilla. Tuttavia, studi condotti nel 2001 hanno rivelato nuove informazioni genetiche, portando gli scienziati a classificare il gorilla orientale come una specie a sé stante. Anche questa nuova specie include due sottospecie: G. b. graueri (gorilla di pianura orientale) e G. b. beringei (gorilla di montagna).

Prima portata: Morfologia

Parlando delle loro caratteristiche fisiche , è impossibile non menzionare che ci riferiamo al più grande primate al mondo. Le dimensioni dei gorilla variano notevolmente tra i due sessi, così come tra le diverse specie e sottospecie.

Considerando l’altezza in posizione eretta, i gorilla occidentali (Gorilla gorilla) sono i più bassi, con un’altezza media inferiore a 1,70 m; mentre i gorilla di pianura orientali (G. b. graueri) rappresentano la sottospecie più alta, con una media di 1,75 m.

Analizzando il peso, la sottospecie G. b. graueri risulta anche la più pesante, con un peso medio tra i 160 e i 180 kg. I gorilla di montagna (G. b. beringei) si aggirano intorno ai 150-160 kg, mentre i gorilla occidentali (G. gorilla) hanno un peso che varia tra i 140 e i 160 kg. Le femmine, in tutte le specie, sono mediamente più piccole, con un peso compreso tra 70 e 110 kg.

Il corpo del gorilla è ricoperto prevalentemente da peli neri. I peli sulla schiena sono molto più corti rispetto al resto del corpo, mentre i maschi presentano peli particolarmente lunghi sulle braccia. Una caratteristica distintiva è la presenza di peli bianchi/argentati sulla schiena di alcuni esemplari, fenomeno noto come “dorso argentato”. Questo tratto si sviluppa nei maschi adulti tra i 10 e i 15 anni, caratterizzando gli esemplari noti come silverback, di cui parleremo più avanti.

Esemplare di gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) - © Andrea Boccini
Esemplare di gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) – © Andrea Boccini

Seconda portata: L’Alimentazione

L’alimentazione dei gorilla varia molto in base alla specie, alla sottospecie, all’habitat in cui vivono e ai periodi dell’anno.

La caratteristica alimentare comune a tutto il genere Gorilla è che sono prevalentemente erbivori. Gli studi hanno osservato un consumo occasionale di proteine animali, principalmente invertebrati, che costituiscono però solo lo 0,1% della loro dieta, a differenza di un’altra scimmia antropomorfa, lo scimpanzé, la cui dieta comprende circa il 6% di proteine animali.

Nelle specie che vivono ad alta quota è stato osservato un consumo prevalente di parti verdi della pianta, come foglie, steli e germogli. Invece, nelle specie di pianura, si registra un elevato consumo di frutta, che viene sostituita da semi e corteccia durante la stagione secca, quando i frutti non sono disponibili. La dieta dei gorilla di pianura include anche fiori, radici, tuberi e funghi.

Per quanto riguarda la parte erbacea della dieta, i gorilla preferiscono foglie ricche di proteine e meno fibrose, mentre per la parte frutticola cercano frutti a basso contenuto di grassi.

I gorilla dedicano molto tempo alla ricerca del cibo, setacciandolo con cura per eliminare le parti urticanti o difficili da digerire.

In molte popolazioni è stato osservato anche il consumo di terra o legno marcio, un comportamento che si ritiene serva per integrare sali minerali nella loro dieta.

Momento del pasto per un esemplare di gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) - © Andrea Boccini
Momento del pasto per un esemplare di gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) – © Andrea Boccini

Il dolce: Etologia

Questo paragrafo diventa complesso quando si parla di qualsiasi specie, ma lo è ancor di più quando ci riferiamo ai primati, in particolare alle antropomorfe. 

Pertanto, cercherò di fornirvi le informazioni essenziali per comprendere al meglio il comportamento del gorilla, con particolare attenzione al contesto e alle dinamiche sociali.

I gorilla hanno una struttura sociale basata sulla vita di gruppo. Raramente si osservano esemplari solitari, e in quei rari casi si tratta sempre di maschi adulti, che vivono da soli per brevi periodi. Di norma, un gruppo di gorilla è composto da un maschio dominante, diverse femmine e la loro prole. Gli studiosi hanno osservato che, nel gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei), è piuttosto comune trovare altri maschi adulti all’interno dello stesso gruppo sociale, spesso legati da vincoli familiari. Questa situazione è molto più rara nelle altre specie o sottospecie.

La dimensione dei gruppi di gorilla è molto variabile ma simile tra le diverse sottospecie, e può variare tra i 3 e i 42 individui. Un gruppo medio conta circa 9-10 membri.

Le dinamiche di formazione e divisione dei gruppi sociali dei gorilla sono particolarmente interessanti. Quando il maschio silverback (il dominante) muore e non ci sono maschi subordinati pronti ad assumere il ruolo di leader, il gruppo tende a disperdersi. Sono stati osservati casi in cui, in assenza del maschio dominante, le femmine hanno assunto la guida del gruppo, come osservato nella sottospecie Gorilla beringei graueri, ma questo avviene solo per un periodo limitato. D’altra parte, se nel gruppo sono presenti due maschi silverback subordinati, il gruppo può dividersi e dare vita a due nuove unità sociali.

La prole di un gruppo, una volta raggiunta la maturità sessuale e quindi l’età adulta, solitamente lascia il gruppo sociale natale. Le femmine tendono a stabilirsi in una nuova unità sociale o a unirsi a un maschio solitario per formarne una nuova. I maschi, invece, diventano solitari e cercano di formare il proprio gruppo aggregandosi a femmine o sfidando altri maschi per il dominio.

L’allontanamento dei maschi dal gruppo natale è graduale e avviene lentamente nel corso del tempo: iniziano trascorrendo sempre più tempo ai margini fino a separarsi completamente dal proprio contesto familiare. Le femmine, invece, lasciano la famiglia solamente per unirsi a un maschio solitario, e formarne una propria, o a un maschio che abbia già formato un gruppo; altrimenti possono rimanere all’interno del proprio contesto sociale.

Possiamo comprendere che in un gruppo di gorilla esiste una chiara gerarchia. Il silverback dominante occupa il rango più alto, mentre le femmine assumono un ruolo di dominanza sui giovani del gruppo. Tra le femmine, il rango dipende da fattori come la durata della permanenza nel gruppo, mentre tra i giovani maschi, il rango di solito è determinato dall’età. I legami sociali tra i membri, non imparentati, sono più forti tra le femmine e il silverback.

Curiosità ed approfondimenti

Ho deciso di cambiare il titolo di questo paragrafo per renderlo più appropriato e per approfondire due aspetti importanti riguardanti i gorilla.

Il silverback

Nei paragrafi precedenti vi ho accennato al silverback. Come suggerisce il termine, i silverback sono maschi che presentano la caratteristica chiazza di pelo grigio-argentato sulla schiena, particolare, che si sviluppa quando un esemplare raggiunge l’età adulta ed è in grado di assumere il ruolo di dominante all’interno del gruppo sociale. I maschi adulti presentano canini molto sviluppati, rispetto ai giovani esemplari, che usano nei combattimenti per imporre la propria dominanza e autorità. Inoltre, possiedono un sacco aereo laringeo particolarmente sviluppato, che amplifica i suoni prodotti durante uno dei comportamenti più noti di questi animali: il tamburare sul petto. Questo comportamento ha molti scopi comunicativi, tra i più importanti troviamo quello che ha la funzione di comunicare la propria dominanza e forza.

Un gorilla maschio raggiunge una posizione di alto rango non solo grazie alla sua forza, dimostrata nei combattimenti con i concorrenti, ma anche per la sua esperienza e le sue capacità. Ad esempio, deve conoscere bene il territorio per guidare il suo gruppo verso i siti di alimentazione più adatti durante l’anno. Oggi è anche fondamentale che sappia come interagire con gli esseri umani. I maschi di gorilla esperti, ad esempio, sono in grado di rimuovere le trappole dei bracconieri dalle mani o dai piedi dei membri del loro gruppo. I giovani maschi, privi di esperienza, trovano difficile assumere il ruolo di guida. Se le femmine percepiscono che il loro silverback è troppo inesperto, possono decidere di passare a un altro maschio.

Esemplare Silverback Brandon Schmidt
Esemplare Silverback Brandon Schmidt

Le scimmie antropomorfe

Come accennato nei paragrafi precedenti, i gorilla appartengono a un gruppo particolare di primati definiti “antropomorfe”, che comprende anche scimpanzé, oranghi, bonobo e gibboni. Queste specie costituiscono questo gruppo perché, come suggerisce il termine, hanno caratteristiche fisiche e intellettuali molto simili a noi, la specie Homo sapiens.

Nel caso dei gorilla, in particolare, mani e piedi sono quelli che più somigliano ai nostri. Essendo primati che trascorrono gran parte del tempo a terra, rispetto al tempo speso sugli alberi, i loro arti si sono adattati maggiormente nel camminare. Infatti, la distanza tra gli alluci e le altre dita è molto ridotta, simile a quella dell’uomo. Tuttavia, come gli scimpanzé, anche i gorilla camminano sulle nocche delle dita anteriori, e la loro struttura si è adattata a questo tipo di movimento.

Conservazione

Siamo arrivati all’ultima tappa del nostro viaggio, che rappresenta uno dei momenti più importanti.

Secondo i dati della IUCN , ecco come sono classificate le popolazioni, in base allo stato di conservazione, delle diverse specie e sottospecie di gorilla:

  • Gorilla gorilla gorilla: gorilla di pianura occidentale, IN PERICOLO CRITICO e popolazione in declino.
  • Gorilla gorilla diehli: gorilla del cross river, IN PERICOLO CRITICO e popolazione in declino.
  • Gorilla beringei graueri: gorilla di pianura orientale, IN PERICOLO CRITICO e popolazione in declino.
  • Gorilla beringei beringei: gorilla di montagna, QUASI MINACCIATO e popolazione in crescita.

Come possiamo dedurre, i gorilla, come molte altre specie sul pianeta, stanno attraversando una crisi di popolazione. L’unico dato confortante è la crescita della popolazione del gorilla di montagna, che però conta solo circa 600 esemplari maturi in natura.

Per affrontare le minacce che mettono seriamente a rischio la sopravvivenza di questo animale, esaminerò le specie nel loro complesso, piuttosto che le singole sottospecie. Questo approccio vi permetterà di ottenere un quadro generale.

Gorilla gorilla (Gorilla occidentale)

Per quanto riguarda la specie G. Gorilla, possiamo riscontrare le minacce in queste situazioni:

  • Bracconaggio: Nonostante la caccia ai gorilla sia illegale, essa rappresenta una delle principali minacce per la specie. L’azione diretta è dovuta al consumo della loro carne, che raggiunge cifre elevate in alcuni paesi e attira i bracconieri. Inoltre, esiste anche un’azione indiretta: le trappole messe dai bracconieri per catturare altre specie possono accidentalmente intrappolare i gorilla.
  • Malattie: Una delle principali minacce per i gorilla è il contagio da malattie infettive, in particolare dal virus dell’ebola. L’aumento della popolazione umana e la distruzione dell’ambiente hanno portato a un contatto sempre più frequente tra le due specie, aumentando il rischio di infezione. Uno studio condotto da alcuni ricercatori ha stimato che tra il 1995 e il 2000, tre quarti della popolazione di G. g. Gorilla residente in sei aree protette, è morta a causa del contagio da virus Ebola.
  • Distruzione dell’habitat e cambiamenti climatici: Queste minacce sono tra quelle principali che contribuiscono all’estinzione di molte specie sul pianeta. Nel caso specifico dei gorilla, il loro habitat viene trasformato in aree destinate all’agricoltura o all’allevamento, per l’espansione del mercato minerario o per la coltivazione delle palme per la produzione dell’olio. A queste minacce si aggiunge il cambiamento climatico, che interferisce con l’equilibrio dell’ecosistema in cui vivono.

Gorilla beringei (Gorilla orientale)

Analizzando questa specie, tra le minacce principali ritroviamo il bracconaggio, che include anche la cattura dei cuccioli da parte dei bracconieri; le malattie, soprattutto quelle delle vie respiratorie; la distruzione dell’habitat e il cambiamento climatico.

Una minaccia significativa è rappresentata dai conflitti civili umani. I disordini sociali e politici nelle regioni abitate dai gorilla hanno contribuito alla diminuzione della loro popolazione. I gorilla possono diventare sia vittime indirette, durante i conflitti armati tra i gruppi di guerriglieri presenti sul territorio, sia vittime dirette, quando vengono uccisi per essere consumati come cibo.

Non tutto è perduto!

Nonostante la situazione sia complessa per questa grande scimmia, molti sforzi sono in atto per garantirne la salvaguardia. Programmi di conservazione, supportati da professionisti nel campo zoologico e sostenuti da governi, organizzazioni sociali e strutture zoologiche internazionali, lavorano quotidianamente per assicurare un futuro a questa specie e per preservare il loro habitat all’interno delle aree protette.

Esemplare di gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) - © Andrea Boccini
Esemplare di gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) – © Andrea Boccini

Conclusioni

Cari lettori,

siamo giunti alla conclusione di questo ulteriore viaggio alla scoperta delle meraviglie del nostro pianeta. La mia speranza è che vi abbia aiutato a conoscere e comprendere una delle specie a noi più vicine, e che vi abbia ispirato a guardare negli “occhi” dei gorilla e, attraverso di essi, capire meglio il nostro mondo e ad impegnarci per salvaguardarlo.

Voglio lasciarvi con due citazioni della Dott.ssa Dian Fossey, che ha dedicato tutta la sua vita allo studio di questa specie, vivendo e osservando i gorilla da vicino. Le più grandi scoperte su questi primati sono merito suo, e la sua lotta instancabile per la loro salvaguardia è un esempio di dedizione e amore per la natura. Per conoscerla meglio, vi invito a leggere il suo libro Gorilla nella nebbia , che approfondisce il suo lavoro e il suo impegno per la specie.

“Più conosco la dignità dei gorilla e più evito gli esseri umani.” 

“Quando capisci il vero valore della vita, di ogni vita, pensi meno al passato e lotti per difendere il futuro.”

Alla prossima avventura su Nature Defence.

Elia Lunghini

Professionalmente mi dedico alla gestione e al benessere degli animali all'interno delle strutture zoologiche. La mia formazione, acquisita sia in Italia che in Europa, si è concentrata principalmente sul management delle popolazioni animali ex-situ. La conservazione delle specie viventi è diventata la mia mission personale e la collaborazione con ND mi offre l'opportunità di esprimerla. Amo viaggiare cercando di combinare questa passione con la mia professione e, parallelamente, mi diletto nello scrivere sceneggiature cinematografiche.

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