Economia e foreste, nuove prospettive per l’Unione Europea.

Una corretta gestione delle foreste europee può rivelarsi cruciale per garantire la crescita economica in Unione Europea.
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Non solo benefici ambientali, ma anche economici e sociali: tutelare le foreste europee può rivelarsi cruciale per garantire un futuro prospero per le comunità del continente e aumentare la competitività UE su scala globale. Un policy brief nato dalla collaborazione tra il Natural Resources Institute Finland, l’Austrian Research Centre for Forest, il Forestry Research Institute of Sweden, il Norwegian Institute of Bioeconomy Research e lo Slovenian Forestry Institute, ha indagato questo tema elaborando delle raccomandazioni basate su quanto raccolto e sviluppato dalle più importanti ricerche svolte negli ultimi anni.

Economia e foreste europee

Per la bioeconomia – la branca che studia il modo in cui i modelli economici utilizzano le risorse naturali e le vie attraverso le quali questo processo può essere migliorato, al fine di ottenere società più sostenibili -, un ecosistema forestale resiliente e forte può rappresentare un asset fondamentale per sostenere la transizione verso modelli più sostenibili. Una transizione non solo efficace ma anche giusta (si parla infatti di “just transition”), ovvero capace di tenere conto degli scenari socio economici presenti, di far fronte alle esigenze delle popolazioni locali, di affrontare sfide e necessità affidandosi alla scienza e stimolando l’innovazione.

In particolare, una nuova gestione delle foreste europee basata sui principi bioeconomici, potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo per l’UE, capace di garantire una crescita non solo sostenibile, ma anche significativa, solida e giusta per tutti gli attori coinvolti, assicurando inoltre benefici a lungo termine.

Le raccomandazioni generali espresse nel policy brief

Tra le priorità individuate dai centri di ricerca coinvolti nella stesura del documento, vi è la necessità di implementare i modelli bioeconomici in modo diffuso ed efficace; non solo in relazione alla gestione delle foreste in senso stretto, ma tenendo altresì conto del modo in cui le materie prime vengono organizzate, selezionate, estratte e consumate, favorendo così la creazione di una vera e propria “nuova era industriale” che possa basarsi su sicurezza (ovvero sulla tutela dell’ambiente che fornisce le risorse fondamentali al funzionamento delle economie) e sostenibilità.

Tra i settori più interessanti per lo sviluppo di strategie sostenibili per la gestione degli ecosistemi forestali vi sono lo sviluppo di bioenergia e biomateriali, la produzione di legno e derivati, il turismo consapevole, la ricerca in ambito farmaceutico (molte specie vegetali contengono principi attivi e composti con possibili applicazioni in campo medico), ma anche la mitigazione dei rischi climatici (e in particolare idrogeologici). E, più in generale, la valorizzazione dei servizi ecosistemici offerti, come la regolazione del ciclo idrologico o la biodiversità (un driver chiave per l’economia europea, come abbiamo già avuto modo di approfondire qui su ND).

Sarà poi fondamentale riconoscere benessere e salute come priorità all’interno di questa nuova strategia, e farlo nel rispetto del principio One Health, attraverso alleanze e piani d’azione che riconoscano il ruolo dell’ambiente in questo ambito, promuovendo, inoltre, ulteriori ricerche su tutti quei temi che sono meritevoli di approfondimenti ma che non sono al momento sufficientemente esplorati: dal ruolo dei composti volatili emessi dalla vegetazione, sino al rapporto tra salute mentale e “immersione” negli ambienti naturali.

Foreste nel cuore della Finlandia.
Foreste nel cuore della Finlandia.

Infine, occorrerà implementare una gestione proattiva, integrata e multifunzionale (che coinvolga, cioè, diversi attori con diverse competenze, dai biologi ai sociologi, dagli ingegneri agli economisti), mirata a raggiungere specifici obiettivi economici e sociali. Una visione, inoltre, a lungo termine, che assicuri di compiere i passi giusti per assicurare il benessere delle persone, dell’ambiente e delle comunità.

Disegnare un nuovo modello industriale

L’implementazione di piani di bioeconomia efficaci per la gestione delle foreste richiederà lo sviluppo di una nuova idea di crescita industriale, basata su valutazioni integrate, ovvero che tengano conto di aspetti economici, sociali e ambientali.

Fondamentale sarà il ruolo dell’innovazione: nuove tecnologie e sistemi di monitoraggio sono ritenuti essenziali per sostenere la transizione, garantendo un approvvigionamento sostenibile ed efficiente delle risorse e dei servizi offerti dai “polmoni verdi” europei e il rispetto degli standard comunitari.

L’UE, attraverso la creazione di una catena del valore basata sulla gestione sostenibile delle risorse forestali, ha il potenziale di sostenere la sua competitività su scala globale. Ma è necessario, per tenere fede a questo obiettivo, continuare a investire in ricerca e sviluppo, per rendere più efficienti le tecnologie, migliorare i processi per l’utilizzo delle risorse boschive e curare il design di processi circolari, a spreco zero o quasi.

Creare una visione comune

Il processo di gestione delle foreste in Europa è oggi caratterizzato da una grande frammentazione, con la presenza di una fitta rete di linee guida e policy globali che si intersecano con le leggi comunitarie e i regolamenti locali, e nella quale non è sempre agevole districarsi. Se da un lato la vastità di regolamenti ha il merito di aver puntato i riflettori su tematiche specifiche, nonché di aver evidenziato e reso giustizia alla complessità delle interazioni tra foreste e società, questa ricchezza si riflette in una grande complessità, la quale rende spesso difficile orientare le decisioni.

Pensiamo, ad esempio, a come accordi internazionali che abbracciano tematiche rilevanti per la gestione degli ecosistemi forestali (come gli Accordi di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e le linee guida ONU contenute nell’Agenda 2030) vengano calate nei contesti locali attraverso il filtro di regolamenti e direttive UE, come le linee guida sulla gestione della biomassa, i target 2040 sul clima e il Climate Pact, la New Forest Strategy for 2030, e così via. Un filtro ulteriore viene poi aggiunto dai governi nazionali, i quali possono prevedere particolari deroghe o leggi specifiche sul tema.

Sarà fondamentale, perciò, nel prossimo futuro, arrivare a stabilire delle priorità, nonché approfondire in che modo altre materie correlate (come la produzione di energia e il fabbisogno di minerali) e le relative policy internazionali, nazionali, regionali e comunitarie, influiscono sul mantenimento degli ecosistemi forestali.

Per supportare scelte più consapevoli e attente, sarà dunque necessario investire in ricerche specifiche, che elaborino soluzioni per un giusto utilizzo delle risorse, senza compromettere la salute generale delle foreste, e produrre dati utili per lo sviluppo di modelli bioeconomici applicabili a livello sia locale sia di Unione, che siano costo-efficaci e sicuri. Le prospettive sul tema, infatti, sono molteplici, ma occorrerà sviluppare una visione comune per poter agire in modo armonico e promuovere il benessere generale del continente.

Rivalutare i servizi ecosistemici

Su un aspetto sembra esserci già assoluta concordanza tra scienziati e bioeconomisti: il valore delle foreste è difficile da calcolare (e, per molti aspetti, inestimabile). Se è possibile, infatti, farsi un’idea di quale possa essere il valore economico di determinati servizi ecosistemici, le cose si fanno più complicate quando si tratta di quantificare i benefici esterni al mercato, ovvero il modo in cui le foreste (e la loro biodiversità) incidono sul benessere delle popolazioni e dei singoli individui, nonché sullo sviluppo di arte, cultura e tradizioni.

Parco nazionale di Krka e Lozovac, Croazia.
Parco nazionale di Krka e Lozovac, Croazia.

Anche per questa ragione, gli scienziati invitano alla cautela su qualsiasi misura possa presentare rischi per la tutela di questi ecosistemi, suggerendo di mantenere fisso, come obiettivo generale, la conservazione di foreste sane, resistenti e capaci di mettere in atto i propri naturali meccanismi rigenerativi. Per far sì che questo accada, sarà necessario intensificare gli sforzi per la mitigazione dei cambiamenti climatici e gli elementi di disturbo, studiarne gli effetti e stabilire con precisione quali sfide richiederanno maggiori attenzioni nei prossimi decenni e quali potranno avere un impatto maggiore, per concentrarsi sulle soluzioni. L’approccio dovrà essere, insomma, concreto, razionale e orientato al futuro.

Stabilire delle priorità per la ricerca

La tutela delle foreste è, inoltre, un tema urgente. Rispettarne la complessità e stabilire una gerarchia in termini di rilevanza e attinenza della ricerca sarà necessario per indirizzare i fondi in modo efficace. Tra le raccomandazioni del policy brief, troviamo un invito per l’UE a concentrarsi sulla comprensione profonda dell’impatto (presente e potenziale) dei cambiamenti climatici sulle foreste europee. Da questa comprensione, basata su dati scientifici, potranno sorgere modelli predittivi utili a elaborare scenari e identificare strategie per reagire al meglio.

Le foreste europee e i cambiamenti climatici

Ciò che sappiamo già è che il cambiamento climatico sta influenzando in modo evidente lo stato di salute delle foreste europee. Secondo uno studio del 2023 , dal 1950 si è registrato un aumento significativo dell’incidenza di disturbi ecologici, con alterazioni che hanno impattato negativamente sia sulla capacità di stoccaggio del carbonio che sui cicli biogeochimici, nonché sulla ricchezza in termini di biodiversità. Nonostante ciò, mancano ancora piani strutturati per lo studio di cause, dinamiche e strategie di gestione dell’emergenza.

Il brief individua, inoltre, la necessità di soffermarsi sull’elaborazione di nuovi modelli di business, basati sul Life Cycle Assessment (un’analisi accurata dell’impatto lungo tutto il ciclo di vita del prodotto), che aiutino a combattere il declino delle foreste in Europa e promuovano un uso più sapiente dei servizi ecosistemici offerti.

Infine, i ricercatori sottolineano l’importanza di concentrare la ricerca sullo sviluppo di sistemi decisionali che integrino i bisogni della società civile e di tutti gli altri stakeholder coinvolti con le necessità ambientali: un cambiamento di rotta può essere raggiunto soltanto se tutti gli attori coinvolti (incluse le popolazioni che insistono sui territori forestali) salgono a bordo. I risultati delle politiche adottate dovranno poi essere sottoposti a monitoraggio, per favorire processi di decision making “data driven”, ovvero basati sui dati.

Disegnare piani ad hoc per i contesti locali

Lo sviluppo di approcci multifunzionali implica la capacità di adattare le politiche ai contesti locali, pur rispettando i principi generali stabiliti a livello europeo e internazionale. Le soluzioni “universali” applicate senza buon senso e la necessaria flessibilità, infatti, rischiano di non tener conto di specifiche esigenze e minacce, e dunque di non essere efficaci sul lungo termine. Non solo, ma rischiano anche di far sentire le persone inascoltate, un problema che spesso si riscontra nelle tematiche legate alla gestione dell’ambiente e che rischia di allontanare le comunità dalla partecipazione attiva alla vita e al destino delle foreste.

Il turismo sostenibile è uno tra i temi chiave per il futuro delle foreste europee.
Il turismo sostenibile è uno tra i temi chiave per il futuro delle foreste europee.

La trasformazione digitale in atto e le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale possono supportare il processo di dialogo e scambio di informazioni tra le strutture comunitarie dell’Unione Europea e quelle locali, e supportare nuovi modelli per la gestione delle operazioni forestali. Anche in questo caso, si sottolinea nel brief, mancano a oggi studi specifici, e in particolare analisi di scenario in grado di indagare le relazioni tra la gestione delle materie prime forestali, i cambiamenti climatici e i piani di adattamento e mitigazione, a livello locale.

Conclusioni

Le foreste europee, per la loro ricchezza in biodiversità e in servizi ecosistemici, sono da molti decenni oggetto di grande interesse all’interno della comunità scientifica. Questo interesse sta oggi coinvolgendo anche policy maker ed economisti, i quali si interrogano sul ruolo che questi ecosistemi svolgono – e potranno svolgere sempre più in futuro – nell’economia dell’UE.

Le raccomandazioni contenute nel policy brief, nato dalla collaborazione tra cinque diversi centri di ricerca europei, evidenziano la necessità di investire maggiormente nello studio degli impatti dei cambiamenti climatici, in nuove tecnologie per la gestione sostenibile, ma invitano anche a adottare visioni e modelli nuovi, che, in linea con i principi della bioeconomia, tengano conto delle peculiarità e delle necessità locali.

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Anna Stella Dolcetti Menenti Savelli

Specializzata in management e sostenibilità presso la LUISS di Roma e l'Imperial College di Londra, mi sono formata nelle materie dello sviluppo sostenibile, della finanza verde e del management delle risorse e della biodiversità presso l'UNITAR, lo JRC della Commissione Europea, l'EIIS e il WWF. Ho lavorato all'interno di grandi gruppi multinazionali del settore farmaceutico, occupandomi di scrittura scientifica, innovazione e ESG. Dal 2018 collaboro con diversi diversi gruppi editoriali e think tank nella ricerca e nella scrittura sui grandi temi dell'ambiente e della sostenibilità.

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